Crisanti, la salute è un bene comune che non si può assegnare a una parte politica o a un'altra

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Domani esce il nuovo libro del virologo Maurizio Crisanti, scritto con il giornalista Michele Mezza e intitolato "Caccia al virus" (Donzelli editore). Il volume si apre con un appello alla responsabilità collettiva, al superamento delle divisioni e delle polemiche -politiche e scientifiche- con una premessa diretta esplicitamente agli italiani. Il 'Cari concittadini' con cui inizia la sua lettera manifesta questo intento, la necessità di coesione sociale e politica.

"Non si può assegnare (e addossare) a una parte politica o a un’altra l’intera responsabilità di queste problematiche -risponde all'Adnkronos- La salute è un bene comune da tutelare e su questo non si discute".

Vuol dire dunque basta a scelte politiche discordi e a contrapposizione tra virologi di destra e di sinistra, con visioni diverse della società e di come curare la collettività (sanità pubblica/privata; ospedali contro cliniche ecc.). "Occorre mettere fine alle contrapposizioni -sostiene il direttore del Dipartimento di medicina molecolare dell'Università di Padova- C'è solo un dualismo che riconosco ed è quello tra la malattia e la salute. Comunque trovo assurda la polemica su temi del genere". (segue)

'Riconosco un solo dualismo, quello tra malattia e salute'

Etica e medicina possono andare a braccetto? "Beh, sicuramente il nazismo dimostra che non è così… Ma, per essere davvero chiari, diciamo che non necessariamente questo deve accadere. Dovrebbero andare a braccetto. L’etica dovrebbe informare la pratica medica, ma bisogna che la politica riesca a interpretare questo pensiero in maniera corretta".

Oggi è il giorno delle regioni bianche nella maggior parte d'Italia: 12 sono con zero morti. Stiamo andando piuttosto bene. Concorda con i provvedimenti adottati o teme il ‘liberi tutti’? "Non voglio commentare queste decisioni. Sicuramente il fatto che il numero dei morti sia in diminuzione è una cosa buona. Ma non bisogna dimenticare che è qualcosa che abbiamo già visto lo scorso anno. L’unica differenza che c’è, stavolta, è la vaccinazione. Una differenza importante, che fa ben sperare per l’autunno. Per il resto è tutto uguale".

Ci libereremo della pandemia quest’estate, a fine anno o dovremo aspettare il '22? "La domanda che ci dobbiamo porre, a mio avviso, è un’altra: l’Italia rimane o meno in una posizione di vulnerabilità? Già ora si sta parlando della terza dose di vaccino da fare in ottobre. Sarebbe giusto, penso, esplicitare con chiarezza che cosa accadrà in autunno. Perché solo in questo modo si pone il problema del futuro, non stabilendo delle date a venire. Ci sono diversi aspetti di cui tenere conto. In primo luogo quello logistico: la sorveglianza del virus si ottiene col tracciamento degli infetti. Ci avviciniamo all’immunità di gregge con i vaccini, che però hanno una durata di protezione limitata nel tempo. Un altro aspetto da considerare sono infine le varianti, che possono in qualche modo eludere la risposta immune indotta dal vaccino. Fare previsioni in un quadro del genere è davvero difficile".

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