Crisanti: "Per uscirne non abbiamo un progetto, solo speranze"

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"Il quadro" futuro dell'Italia alle prese con Covid-19 "è offuscato dal fatto che non abbiamo un progetto per uscirne fuori. Noi abbiamo delle speranze per uscirne fuori: la speranza del vaccino, la speranza dei monoclonali". E' la riflessione del virologo Andrea Crisanti, docente di Microbiologia all'università di Padova, durante la registrazione di 'Accordi e Disaccordi' sul Nove. "In 6 mesi - ha sottolineato - non abbiamo investito in un piano di sorveglianza per consolidare i risultati, che doveva includere un'aumentata capacità di fare tamponi, un sistema informatico che integrasse le potenzialità di Immuni e che ci dicesse giorno per giorno, in termini spazio-temporali, la dinamica della trasmissione per farci prevedere laddove c'erano dei rischi. Poi - ha ribadito - bisognava creare la logistica e l'infrastruttura per rendere i tamponi accessibili dove c'era più bisogno. Senza questi investimenti non se ne esce", ha avvertito l'esperto.

LA CHIUSURA TOTALE - "Il lockdown totale non avrebbe risolto il problema. In 4 o 5 settimane avrebbe abbassato i casi in maniera significativa", ma "a ridosso del Natale, sottoposti a tutte le pressioni e le aspettative, giustamente, della popolazione, dei commercianti, saremmo stati costretti a riaprire tutto quanto senza avere quel supporto che ci avrebbe permesso di mantenere i casi bassi. Avremmo avuto di nuovo un altro ciclo", una nuova ondata di Covid-19. "Penso che l'obiettivo è quello di spargere l'impatto" dei contagi "su un'onda meno ripida e più distesa - ha spiegato - in modo tale, secondo le aspettative di chi ci governa, di aspettare il vaccino. Penso che sia una strategia che ha un senso se ci sono informazioni reali che il vaccino sarà disponibile verso febbraio, marzo. Se non è vero, è un azzardo. Dovremmo usare questi mesi per creare un sistema di sorveglianza che ci permetta un lockdown più stretto per portare i casi a numeri più gestibili".

CRISANTI E ZAIA - "Che cosa è successo fra me e il governatore Zaia? Penso che le persone che stavano intorno a lui hanno pensato di essere state in qualche modo defraudate, o hanno subito la mia visibilità o quella della mia attività, quindi hanno creato un cuneo di incomprensioni e lui le ha seguite". "Il rapporto tra scienziati e politica è molto difficile - ha sottolineato - perché i politici cercano di interpretare le esigenze delle persone, vendono una visione. Lo scienziato invece restringe le opzioni. Non sorprende che prima o poi si entri in conflitto".