Crisi demografica e lavoro, come sarà l'Italia tra 20 anni

A union workers flag CGIL is seen in front of a bank during a protest downtown Milan, November 25, 2011. Italy paid a record 6.5 percent to borrow over six months on Friday and its longer-term borrowing costs soared far above levels seen as sustainable for public finances, raising the pressure on the euro zone's  debt-stricken third biggest economy. REUTERS/Stefano Rellandini   (ITALY - Tags: BUSINESS EMPLOYMENT)
Crisi demografica e lavoro, come sarà l'Italia tra 20 anni

I dati Istat confermano che la popolazione italiana è in calo e gli scenari futuri appaiono piuttosto sconfortanti: con la crisi demografica difficile da contrastare, come sarà il futuro dell'Italia?

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A descrivere quale potrebbe essere il futuro del nostro Paese è uno studio della Fondazione DI Vittorio, secondo cui la crisi demografica legata a un tasso di natalità sempre più basso potrà avere serie ricadute anche nel mondo del lavoro.

I potenziali lavoratori nella fascia d'età 15-64 anni subiranno una netta diminuzione, pari a 6,8 milioni di persone. Al contrario, la popolazione under 15 e over 64, cioè in età non lavorativa, registrerà una crescita 3,8 milioni di individui.

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In un ventennio, inoltre, si stima che i cittadini residenti in Italia passeranno da 59 milioni del 2022 a 56 milioni previsti nel 2042 (-5%). Aumenterà, invece, l'età media, passando da 46,2 a 50 anni, mentre calerà la popolazione adulta in età lavorativa (dai 37,5 milioni di oggi 30,7 milioni stimati nel 2042). Nei prossimi vent'anni si confermerà un trend già in atto: lo studio dimostra che il numero dei giovani è destinato ad abbassarsi ulteriormente (-1,1 milioni, pari al 14,3% in meno). Al contempo, salirà il numero degli anziani residenti nel belpaese (+4,9 milioni, ovvero +34,6%).

Secondo Fulvio Fammoni, presidente della Fondazione Di Vittorio, per arginare la crisi demografica servono interventi che abbiano "contemporaneamente le caratteristiche di immediatezza e di strutturalità". Quindi ha spiegato: "Se per gli interventi strutturali le politiche necessarie oggettivamente producono effetti sul lungo periodo, nell’immediato si può concretamente agire sul trend del calo demografico intervenendo sulle condizioni di lavoro, sulla precarietà, sui salari e sul regime di orari. Servono, inoltre, cambiamenti relativi alle politiche migratorie in entrata e in uscita, sia numericamente sia dal punto di vista dei diritti delle persone".

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