Crisi di governo, Conte attacca Salvini: non più vittima ma carnefice

conte salvini

Matteo Salvini da Pescara aveva annunciato: “Se non cambierà nulla, io non rimarrò attaccato alla poltrona“. Da Sabaudia, invece, aveva usato un tono più duro: “Qualcosa si è rotto“. Nonostante l’uomo forte che intende mostrare di essere, Salvini sta tirando il freno verso la possibile crisi di Governo. Infatti la Lega ha presentato la mozione di sfiducia contro il premier Giuseppe Conte, ma non ne ha chiesto le dimissioni. Inoltre, nel pomeriggio di giovedì 8 agosto, il Carroccio ha presentato ben due dichiarazioni di commiato alla maggioranza (che sembra non esserci più nel governo). La delegazione, però, non è stata ritirata (anche qui Salvini resta cauto). Che cosa teme il leader del Carroccio? Quali sono i rischi di una crisi di Governo?

Crisi di governo, Conte attacca Salvini

Dopo aver incassato la mozione di sfiducia dal leader leghista Matteo Salvini, Giuseppe Conte reagisce e attacca a piede libero. “Il governo non era in spiaggia ma a lavorare!” tuona il premier con un tono che non si addice all’uomo che abbiamo sempre visto pacato e tranquillo. Poi aggiunge: “Non spetta a lui decidere il calendario istituzionale”. Nei giorni scorsi, infatti, si sono susseguiti una serie di intoppi che Salvini sperava di superare. I giornali parlavano della sostituzione di alcuni ministri, tra i quali figuravano anche Toninelli e Tria. In quel momento probabilmente si trattava dell’unica arma in mano alla Lega per far saltare il governo senza consultare le Camere. Guardando al passato, infine, vengono presentati i rischi a cui si corre incontro con questa crisi di governo.

I rischi della crisi di governo

Matteo Salvini si trova in una situazione particolarmente scomoda: lui, il leader autocratico, intende sfidare il premier Giuseppe Conte, che invece sostiene il Parlamento e le istituzioni. Ma ci sono tre precedenti situazioni che potrebbero infangare il seguito che la Lega sta dimostrando nei recenti sondaggi. Il primo è legato a Renzi, quando affermò: “O me o loro, se perdo mi ritiro dalla politica”. Con tale dichiarazione aveva raccolto soltanto odio nell’elettorato attivo. Il secondo, invece, ci riporta alla “legge truffa”, ovvero quando nel 1953 Alcide De Gasperi dovette rinunciare alla poltrona. Infine, il referendum sul divorzio del 1974 ai danni di Amintore Fanfani. In questi giorni è il turno di Matteo Salvini, leader molto amato (secondo gli ultimi sondaggi), ma che potrebbe scivolare dal suo piedistallo da un minuto all’altro. I cambiamenti drastici mutano le percezioni degli elettori nei confronti dei leader politici.