Crisi di Governo, i difficili 14 mesi dell'esecutivo giallo-verde

Roma, 9 ago. (askanews) - Quattordici mesi di tensioni, proclami, dichiarazioni di fedeltà, scambi di accuse e riavvicinamenti, poi la crisi in piena estate. E' questo il destino dell'esecutivo giallo-verde che ha governato l'Italia da giugno 2018. Dopo le elezioni del 4 marzo scorso, ci sono voluti ben 88 giorni per riuscire a formare il Governo guidato da Giuseppe Conte e sostenuto da una maggioranza inedita formata da Lega e M5S. I due partiti, sulla carta divisi su molti temi a cominciare dalle infrastrutture, per poi passare alle politiche economiche e sociali, hanno trovato un punto di sintesi nel contratto di governo, che indicava precisi impegni firmati dalle parti.

Alcuni dei punti salienti sono stati centrati non senza polemiche e spaccature come nel caso del reddito di cittadinanza voluto dai pentastellati, o di Quota 100 con la cancellazione della legge Fornero sostenuta dalla Lega che però insiste per un taglio radicale delle tasse anche scontrandosi con l'Europa. Col decreto sicurezza è arrivata la stretta sui migranti, poi i discussi e sbandierati successi della legge sulla legittima difesa, e delle norme spazzacorrotti.

A far traboccare il vaso per la Lega con la richiesta di crisi di governo è stato il no del movimento in parlamento alla Tav. Ma ci sono altri motivi che hanno allontanato le due anime dell'esecutivo, dalle Autonomie per le regioni, al concetto di famiglia, al voto per la presidenza della Commissione europea. Giuseppe Conte, il premier mediatore, ha cercato di tenere unito il Governo. Ma il ministro dell'interno Matteo Salvini, forte dei sondaggi che lo danno in costante crescita, ha rotto gli indugi. A Camere chiuse per la pausa estiva, ha chiesto il voto entro ottobre. Vuole, ha detto, pieni poteri.