Crisi di governo: il Conte 2 è finito, ormai glielo dicono tutti

Federica Fantozzi
·Giornalista
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(Photo: Anadolu Agency via Getty Images)
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“Non possiamo correre fischiettando nel precipizio” è il tam tam che attraversa il Pd in queste ore di fronte all’arrocco del premier. Mentre i “responsabili” continuano a latitare, da Palazzo Chigi filtra che le dimissioni non sono all’ordine del giorno e che sulla giustizia si andrà al voto in aula. Ma il pericolo di andare a schiantarsi a Palazzo Madama, radicalizzando lo scontro, non lascia indifferente neppure il suo partito. “Il voto su Bonafede è un voto sul governo – ha avvisato Luigi Di Maio -. O si allarga la maggioranza o si va alle elezioni. Se non ci sono i numeri adesso, non ci saranno neppure per il Ter”. Una blindatura ufficiale di Giuseppe Conte – “Stiamo con lui rispetto a Renzi” – e un’evocazione delle urne per stanare potenziali “volenterosi”. Ma anche una deadline precisa: quarantott’ore per trovare la nuova maggioranza e risolvere la crisi. Altrimenti, meglio salire al Colle per dimettersi evitando la Waterloo collettiva che rischierebbe di trascinare il Paese in una campagna elettorale in piena pandemia.

Si rafforza il pressing sul capo del governo per tagliare le ali alla prospettiva di una sfida frontale dagli esiti molto incerti. E tracciare la via stretta di un Conte Ter, convincendo innanzitutto il diretto interessato. Tra mercoledì e giovedì il Parlamento si esprimerà sulla relazione sull’amministrazione della giustizia da parte del Guardasigilli. I “pontieri” giallorossi sono al lavoro per un’intesa che “annacqui” l’intervento evitando di urtare suscettibilità, pattinando tra tempi certi del processo, nodo della prescrizione e un possibile decreto sulla giustizia civile. “La sfortuna è che si tratta del ministro più impopolare della squadra…” allarga le braccia un senatore Dem. Già: ma anche il simbolo di ...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.