Crisi di governo, il Pd è diviso e il nuovo esecutivo più vicino

crisi di governo

Al quinto giorno di crisi di governo, si fa strada l’ipotesi di una possibile scissione interna al Pd. Convocate le conferenze dei Capigruppo di Senato e Camera. È previsto per lunedì 12 agosto 2019 l’incontro a Palazzo Madama. Dopo la mozione di sfiducia a Conte firmata dalla Lega con la richiesta di accelerare l’iter, Salvini e i suoi rivendicano la necessità di andare al voto quanto prima. La riunione di Palazzo Madama è stata indetta dalla Presidente Maria Elisabetta Alberti Casellati.

Crisi di governo, scissione nel Pd?

La Lega, seguita a gran voce dalla Meloni, chiede elezioni subito, affinché gli italiani esprimano il proprio volere sulle sorti future del nostro Paese. Renzi, contro Salvini, sul Corriere della Sera espone la sua proposta di un “governo no tax”, volto a frenare la corsa alle urne per evitare l’aumento dell’Iva e tagliare il numero dei parlamentari. “Elezioni subito? Una follia”, ritiene l’ex Presidente del Consiglio, che ha poi tenuto a precisare che l’apertura non sarebbe solo al M5S, ma a “tutti, dalla Lega ai 5 Stelle, da Forza Italia alla sinistra radicale, dalle autonomie ai sovranisti fino ai gruppi parlamentari del Pd”. A sua detta, inoltre, la crisi di governo risulta “incomprensibile”. Per l’ex sindaco toscano dovrebbe essere un “governo di garanzia elettorale” a condurre gli italiani alle elezioni.

Matteo Renzi si è mostrato pronto a portare con sé metà dei parlamentari dem, dando vita a gruppi parlamentari sotto il nome Azione civile. Così ricorda la Repubblica. Ma l’attuale segretario del Pd Nicola Zingaretti dice “no ad accordicchi”. “Salvini sta scappando dai conti che ha sfasciato, non siamo noi a doverglieli mettere a posto”. ha inoltre commentato ai microfoni del Tg1.

“Facciamo decidere ai gruppi parlamentari”, che sono a maggioranza renziana. Così Rosato si era espresso a favore di Renzi, contro il quale invece si è schierato Calenda, per cui la proposta dell’ex Presidente del Consiglio sarebbe “una follia”. “Invito tutti nel Pd a discutere senza rancori e senza rinfacciarci i cambi di linea. Io lo farò. Anche perché in un passaggio così difficile e rischioso, qualsiasi scelta potrà essere fatta solo da un Pd unito e con la guida del segretario”. Così ha fatto da mediatore Franceschini.

Dalle sue meravigliose vacanze nelle acque cristalline della Sardegna, Sergio Mattarella resta in attesa di una svolta all’indomani della dichiarata crisi di governo. Solo dopo il dibattito sulle comunicazioni del premier Conte, le decisioni dei partiti e un eventuale voto, Mattarella potrà analizzare un quadro più chiaro e approfondito, esprimendosi in via definitiva.