Crisi di governo, la doppia partita di Luigi Di Maio

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“Dico che bisogna mettere in stato di accusa il Presidente della Repubblica. Stiamo valutano l’ipotesi di impeachment a Sergio Mattarella”. È fine maggio 2018, la formazione del Governo è in alto mare. Parla Luigi Di Maio, leader maximo del Movimento 5 Stelle. Con il 32 per cento è il primo partito. Spara palle incatenate contro il Capo dello Stato perchè – secondo le incaute accuse del capo dei grillini – impedirebbe ai 5 Stelle di governare.

A distanza di 17 mesi, Luigi Di Maio resta leader non più maximo del Movimento 5 Stelle – come nel gioco dell’oca – si ritorna alla casella iniziale del Quirinale. Luigi Di Maio all’uscita delle consultazione per la crisi di governo con il volto preoccupato, l’atteggiamento compassato, lo sguardo concentrato – prima di spiegare la posizione del Movimento 5 Stelle – spende parole di elogio del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

“Questi 14 mesi di governo hanno segnato profondamente il Movimento 5 Stelle – spiega Di Maio – i cittadini ci hanno votato il 4 marzo 2018 per cambiare l’Italia e non per cambiare il Movimento 5 Stelle”.

Il segnale è chiaro: anteporre il bene del Paese al di sopra di ogni cosa anche della stessa parte politica. È il marcare un spazio profondo alla Lega di Matteo Salvini che guarderebbe solo alla brama di potere. Dare un segnale di maturità istituzionale, di senso profondo dello Stato e del bene comune. È dimostrare all’opinione pubblica che il ‘Movimento di incendiari’ di 17 mesi fa, si è trasformato nel ‘Movimento dei pompieri’.

L’ubriacatura populista, sovranista, antieuropeista, l’occhietto ai gilet gialli francesi, le tante chiacchiere formato panna montata appartengono alla giovinezza sfrenata, allo stato di incoscienza della responsabilità, all’inesperienza e al maneggiare l’inebriante consolle del potere.

“Noi non lasciamo la nave affondare, non lasciamo che a pagare questa crisi siano gli italiani, perché l’Italia siamo tutti, indistintamente dai colori politici e dagli interessi di parte”, ha detto per poi snocciolare un elenco dei dieci punti da realizzare.

Nella sostanza sono la ‘catena di nucleotidi’ del Dna originario del grillismo. “In queste ore sono state avviate tutte le interlocuzioni necessarie per individuare una maggioranza solida al servizio dei cittadini che voglia convergere sui 10 punti presentati”.

È chiaro che Di Maio cerca di tornare leader maximo dopo le critiche di Beppe Grillo e i dubbi di Davide Casaleggio su questi mesi di gestione del Movimento e l’agitarsi minaccioso delle rivoltose correnti interne.

Luigi Di Maio sa di giocarsi forse l’ultima chance politico/istituzionale. Non è un caso se subito dopo le consultazioni ha riunito i gruppi parlamentari ed ottenuto il pieno mandato di trattare con il Pd e con Nicola Zingaretti. Una riunione a porte chiuse a doppia mandata.

Poi il dettaglio – a fine discorso – sul profilo Facebook dello stesso Luigi Di Maio è stato postato un breve filmato dove tutti i parlamentari Pentastellati si sono alzati ad acclamare con applausi e grida di sostegno Luigi Di Maio.

In parallelo c’è la gestione della crisi della leadership interna, il voler trovare un equilibrio tra i dissidenti e le correnti. Inglobare nella crisi istituzionale anche la stabilizzazione del Movimento.

È chiaro che Di Maio gioca una doppia partita, formattare i disastrosi 14 mesi di governo, ridare una nuova missione ai Pentastellati, rilegittimarsi come leader ed essere centrale in un nuovo esecutivo senza subire umiliazioni e defenestramenti.