Crisi di governo, i motivi e le liti che hanno portato alla rottura

Crisi di governo, i motivi

Quella del governo gialloverde è una morte annunciata, commentano in molti all’indomani dell’apertura della crisi di governo. Una crisi da tempo temuta, ma che si è concretizzata solo dopo il voto in Senato sulla Tav, passando per scontri a distanza tra i vertici di Palazzo Chigi, per finire con la presentazione della mozione di sfiducia al premier Conte da parte della Lega, in Senato. Ripercorrendo i 14 mesi di esecutivo gialloverde, ecco tutti i motivi che hanno portato alla crisi di governo.

Crisi di governo, i motivi

Non è facile ricostruire quali siano, con esattezza, i motivi che hanno scatenato la crisi di governo. Nei 14 mesi in cui Giuseppe Conte e i suoi ministri sono stati a Palazzo Chigi, non si contano le liti tra Lega e M5s, più simili a uno scontro tra maggioranza e opposizione che a un confronto tra alleati.

Il contratto di governo

Le prime difficoltà sono emerse già al momento della stesura del famoso contratto di governo. Il M5s, trionfatore alle elezioni del 4 marzo, ha affidato a Giacinto Della Cananea il difficile compito di scegliere, tra i partiti eletti, quello con più affinità con il Movimento, al fine di formare una maggioranza. Della Cananea si è subito reso conto che i programmi di Di Maio e Salvini in comune hanno ben poco e addirittura rispecchiano “diverse, se non opposte, concezioni della vita associata e di ordine morale”.

L’economia

Tra i temi più divisivi tra gli alleati di governo ci sono quelli di natura economica. Uno dei primi provvedimenti proposti e fatti approvare dal M5s (quando ancora godeva di un forte consenso) è il decreto dignità. Il dl rispecchia il programma dei pentastellati, ma si scontra con quello della Lega, che ha negli imprenditori la sua storica base elettorale.

Lo scontro si è fatto più duro sul reddito di cittadinanza, simbolo della politica del Movimento ma definito da Salvini una legge che garantisce “soldi per stare sul divano”. Al contrario, Di Maio si è duramente opposto alla pace fiscale (“no ai condoni“) e alla flat tax.

I migranti

Salvini ha fatto della questione migratoria il suo cavallo di battaglia, fino alla recente approvazione del decreto sicurezza bis. Ma la sua politica di chiusura dei porti ha generato non poche tensioni tra i Ministeri, mettendo il Viminale in contrasto con quello della Difesa di Elisabetta Trenta e quello dei Trasporti di Danilo Toninelli.

I sondaggi

Mentre i toni dello scontro si sono fatti sempre più tesi, in 14 mesi la Lega è stata capace di un vero e proprio miracolo politico, riuscendo a raccogliere tanti consensi da diventare la prima forza politica del Paese. I più recenti sondaggi elettorali danno il partito di Matteo Salvini al 36%, con un sostanziale capovolgimento della situazione politica rispetto al 4 marzo. Un risultato che, secondo le proiezioni su ciò che accadrà dopo la crisi di governo, garantirebbe alla Lega la vittoria sia da sola che in un’alleanza con Fratelli d’Italia o con l’intero centrodestra.

La Tav

Non sono mancati gli scontri su altri temi, tra cui si ricordano l’ex Ilva di Taranto, il Tap, le Olimpiadi invernali, il Salva Roma e l’operato di Virginia Raggi, la cannabis, i vaccini, fino ai rapporti tra il Carroccio e il Cremlino emersi dalle recenti indagini sui presunti fondi Lega-Russia. Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la Tav Torino-Lione. Il M5s, da sempre strenuo difensore dei No Tav, ha presentato in Senato una mozione che è stata però respinta dall’Aula. Approvate, invece, le mozioni di FI, FdI e Pd, con il sostegno della Lega.