Crisi di governo, non è in gioco la testa di Conte ma la nostra

Gianni Riotta
·Giornalista e conduttore televisivo
·2 minuto per la lettura
Italian Prime Minister Giuseppe Conte drinks a coffee during a debate prior to a confidence vote at the Senate on January 19, 2021 at Palazzo Madama in Rome. - Italian Prime Minister Giuseppe Conte pleaded for lawmakers' support on January 19, 2021 as his teetering government faced a confidence vote while it struggles to battle the coronavirus pandemic. The ruling coalition has been on the brink of collapse since former premier Matteo Renzi withdrew his Italia Viva party last week, depriving Conte of his majority in the upper chamber. (Photo by ALESSANDRA TARANTINO / POOL / AFP) (Photo by ALESSANDRA TARANTINO/POOL/AFP via Getty Images) (Photo: ALESSANDRA TARANTINO via Getty Images)
Italian Prime Minister Giuseppe Conte drinks a coffee during a debate prior to a confidence vote at the Senate on January 19, 2021 at Palazzo Madama in Rome. - Italian Prime Minister Giuseppe Conte pleaded for lawmakers' support on January 19, 2021 as his teetering government faced a confidence vote while it struggles to battle the coronavirus pandemic. The ruling coalition has been on the brink of collapse since former premier Matteo Renzi withdrew his Italia Viva party last week, depriving Conte of his majority in the upper chamber. (Photo by ALESSANDRA TARANTINO / POOL / AFP) (Photo by ALESSANDRA TARANTINO/POOL/AFP via Getty Images) (Photo: ALESSANDRA TARANTINO via Getty Images)

La battaglia tra i francesi di Napoleone e i prussiani, a Saalfeld, il 10 di ottobre del 1806, è ancora oggi studiata nelle accademie militari per mettere in guardia i cadetti contro il pericolo della temerarietà, buttarsi alla carica contro il nemico, senza bene studiare rapporti di forza, terreno, tattica, avversari. A Saalfeld, infatti, il carismatico principe Luigi Ferdinando di Prussia, aristocratico ufficiale con la passione della musica, comandando l’avanguardia delle truppe alleate ai sassoni, non appena vide l’esercito francese, agli ordini dell’esperto maresciallo Jean Lannes, malgrado avesse il fiume Saal alle spalle, incauta posizione, sferrò la carica, solo per venire circondato e ucciso dal nemico, a soli 34 anni, rifiutando di arrendersi fino all’ultimo. La perdita precoce del principe e dei suoi regalò ai francesi una vittoria strategica.

La morale del campo a Saalfeld è dunque nitida, condensata dallo stratega von Clausewitz nel considerare la disciplina, non l’audacia estrema, vera dote del guerriero. Alla luce di questi esempi, chi è il principe Luigi Ferdinando della crisi italiana? Una decina di giorni fa i media non avevano dubbi, identificando il nostro Luigi Ferdinando in Matteo Renzi che, troppo focoso e ambizioso per rassegnarsi a servire come senatore toscano, alla vista del premier Giuseppe Conte avrebbe lanciato la sua disperata scorreria, per mettere in difficoltà il governo, mosso più da narcisismo cicisbeo che da strategia razionale. I tradizionali avversari dell’ex premier Pd lo hanno lapidato, in Parlamento e sui loro giornali e talk show, ma anche uomini e donne del partito democratico, o commentatori di solito a lui vicini, lo hanno criticato, se non per le obiezioni mosse al macilento Recovery Plan messo a punto dallo staff di Conte, per tempi e modi dell’uscita dal governo.

Da lunedì però i giudizi mutano, in fretta, e...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.