Crisi di governo, settantadue ore per decidere

Pietro Salvatori

Settantadue ore per decidere se vivere o morire. Settantadue ore per decidere se il governo gialloverde sopravviverà all’estate. Settantadue ore per passare il Rubicone del voto a settembre. Tic tac, tic tac. L’orologio bracca da vicino le decisioni di Lega e Movimento 5 stelle, il Quirinale osserva silente e preoccupato. È convinzione di una larga parte di osservatori che Sergio Mattarella non contempli una chiamata alle urne che vada più in là dell’ultimo weekend dopo il rientro delle vacanze. Perché l’incertezza sui tempi della transizione post voto è alta, e già così il rischio di accavallarsi con la sessione di bilancio è elevatissimo.

Tecnicamente occorrono un minimo di quarantacinque giorni di campagna elettorale dallo scioglimento delle Camere in poi. E il margine sarebbe ampio. Ma di mezzo ci sono le norme che regolano il voto degli italiani all’estero, che prescrivono due mesi pieni tra la fine della legislatura e le urne. Ed ecco che i conti sono fatti. L’ultima domenica di settembre cade il 29, lo spazio per decidere teoricamente sarebbe appena più largo.

Ma nessuno può imporre i tempi della crisi al Colle. Le forze politiche in campo hanno ormai capito da tempo che il presidente della Repubblica non si presta né si presterà ai loro desiderata. E i tempi della crisi sono prerogativa esclusiva del Quirinale. Perché Mattarella, è convinzione pressoché unanime, non accetterà di fare il semplice notaio della fine della relazione litigiosa tra gialli e verdi. Ma tenterà di esplorare strade che possano portare il paese verso una sessione di bilancio ordinata, tenendolo al riparo il più possibile dagli scossoni dei mercati e dalle improvvise oscillazioni al rialzo sullo spread.

Su domenica quindi è posta una sorta di deadline invisibile ma invalicabile. Se la crisi si aprisse entro il weekend, pur al limite e in una corsa serrata contro il tempo, l’agibilità per verificare eventuali altre ipotesi ci sarebbe. Dopo diventerebbe...

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