CRISI: L'AMERICA STENTA, L'EUROPA FRENA E NUOVE BOLLE ALL'ORIZZONTE

(ASCA) - Roma, 2 giu - Sui mercati finanziari stanno

aumentando i timori sulla capacita' di ripresa economica

degli Stati Uniti, l'Eurozona e' ancora alle prese con le

pressioni sui paesi periferici a causa dei gravi squilibri

nei conti pubblici e intanto si vanno profilando nuove bolle

all'orizzonte che riguardano le materie prime. Dopo la

pesante crisi finanziaria e conseguente recessione non si

puo' dire che sull'economia globale sia tornato il sereno. Al

contrario il cielo rimane plumbeo e all'orizzonte si

intravedono nuovi temporali. Nelle considerazioni finale del

31 maggio, il governatore di Bankitalia Mario Draghi ha

ammonito sull'ampliarsi degli squilibri delle bilance dei

pagamenti tra grandi paesi debitori (Stati Uniti) e creditori

(Cina), uno degli elementi che hanno portato alla devastante

crisi finanziaria del 2009.

La ripresa economica a livello globale mostra segnali di

consolidamento ma la velocita' e' fortemente differenziata.

Le economie emergenti sono tornate a viaggiare a velocita'

sostenuta, la Germania ha la marcia da locomotiva ma non e'

poi sufficiente a trainare il resto dell'Europa a causa della

sostenibilita' del debito di molti paesi del vecchio

continente. dagli Stati Uniti i segnali sono contrastanti.

Nel complesso gli ultimi dati mostrano un affaticamento della

crescita e questo sta alimentando i timori degli investitori

con riflessi su Wall Street.

Le profonde ristrutturazioni aziendali, i provvedimenti

straordinari di iniezioni di liquidita' da parte delle banche

centrali, gli enormi sostegni pubblici dei governi

all'economia (la Bce ha calcolato che gli Stati hanno immesso

nell'economia risorse pari al 27% del pil mondiale) hanno

permesso che la grande crisi finanziaria si trasformasse

nella piu' grande depressione della storia. Ma gli interventi

straordinari e le riorganizzazioni aziendali hanno quasi

esautito i loro effetti. Anzi. Gli aiuti pubblici stanno

terminando e i governi hanno iniziato a recuperare le risorse

dei contribuenti, Stati Uniti in primis che attraverso i

fondi Tarp ha garantito oltre mille miliardi di dollari alle

aziende in crisi (da GM e Chrysler ai 180 miliardi consessi a

AIG). I tassi di interesse hanno ripreso a salire a causa

delle spinte inflazionistiche provocate dalla bolla sulle

materie prime (oltre alla Bce, la Cina ha alzato i tassi 6

volte in 13 mesi e l'India ben 11 volte in 15 mesi).

Oltre a tassi bassi, l'economia e il sistema finanziario

stanno beneficiando delle misure non convenzionali alle quali

sono ricorse le banche centrali per immettere nel sistema

gigastsche masse di liquidita'. La Federal Reserve americana

ha annunciato che da fine giugno termineranno le misure

straordinarie e anche la Bce da tempo ha annunciato un

progressivo rientro di tali misure. La questione e' che il

ritiro delle misure straordinarie e' equivalente a un

consistente aumento del costo del denaro. E' su questo punto

che alla Bce si stanno arrovellando. Dopo aver messo mano a

tutta la piotenza di fuoco di cui dispone l'Eurotower, ora la

domanda e' con quali tempi e modalita' far rientrare

completamente le misure non convenzionali senza arrecare

danni profondi? Il problema e' che gli indicatori dell'area

euro sono una media come il pollo di Trilussa. La Germania

corre e i conti sono a posto, i paesi periferici sono ancora

in recessione e con conti pubblici quasi fuori controllo.

Il primo appuntamento sara' il mese prossimo quando la Fed

fara' rientrare le misure straordinarie, ma quello principale

e' in autunno quando i paesi del G20 dovranno decidere la

nuova architettura di governance per assicurare solidita' al

sistema finanziario e dunque garantire una crescita economcia

sostenibile.

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