Crisi: Ocse, in Italia aumentati fallimenti Pmi anche nella ripresa 2010

(ASCA) - Roma, 19 apr - In Italia si fa piu' scuro l'Outlook per le piccole e medie imprese (Pmi). E' quanto emerge dal Rapporto 2012 dell'Ocse dedicato al finanziamento delle piccole e medie imprese. Nel periodo compreso tra il 2007 e il 2010, raddoppiano le Pmi che chiudono i battenti: si passa da 11,2 fallimenti ogni 10 mila imprese a 20,3. In Italia, le Pmi rappresentano il 99,9% della totale della aziende ed occupano l'80% della forza lavoro. Durante la recessione del 2009 i fallimenti sono aumentati in gran parte dell'area Ocse, eccezion fatta per Canada, Corea e Portogallo. Poi le divergenze, nel corso della ripresa del 2010. ''Nel 2010 le bancarotte hanno continuato ad aumentare in Danimarca, Ungheria, Italia, Slovacchia e Svizzera. Hanno invece continuato a diminuire in Finlandia, Francia, Olanda, Svezia e Regno Unito, sebbene rimangano ancora superiori ai livelli del 2007'', scrive l'Ocse. In chiaro scuro l'andamento del credito alla Pmi. Noostante le Pmi rappresentino il ''backbone (la spina dorsale)'' dell'economia tricolore, ricevono poco credito se rapportato a quello concesso al totale dell'economia. Sul totale dei prestiti alle imprese, quelli che vanno alle Pmi sono stati, nel 2010, pari al 19% del totale, in Francia il 26%, negli Usa il 29%, in Portogallo il 77%. D'altra parte, guardando alla distribuzione dei prestiti bancari all'economia italiana nel 2010, si vede che il 40% del credito e' stato a favore delle grandi imprese, il 26% al credito al consumo, il 14% al settore pubblico (governo/enti locali), il 9,6% alle istituzioni finanziarie e il 10% alle Pmi. La nota positiva arriva invece dal tasso di crescita dei prestiti alle Pmi italiane che e' comunque cresciuto dal 2,2% del 2008 al 6,6% del 2010. Mentre si sono registrati diminuzioni in Finlandia, Nuova Zelanda, Portogallo, Slovenia, Regno Unito e Svezia. Piu' in generale, nell'intera area Ocse, ''le Pmi hanno affrontato condizioni nei prestiti piu' severe rispetto alle grandi aziende, sotto forma di maggiori tassi di interesse, minore durata e con l'aumento delle garanzie richieste''.

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