Crisi, Squinzi: Evitare macelleria sociale

Serravalle Pistoiese (Pistoia), 7 lug. (LaPresse) - "Le motivazioni" che stanno alla base del decreto di spending review "vanno nella direzione giusta", ma "dobbiamo evitare la macelleria sociale". Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria commenta così il provvedimento approvato dal Consiglio dei ministri e lo fa dal palco di Serravalle Pistoiese, nel corso di un dibattito organizzato dalla Cgil, seduto accanto alla leader del sindacato, Susanna Camusso.

Un'espressione, "macelleria sociale", condivisa dalla stessa segretaria generale, che ha parlato della necessità di una "mobilitazione generale" della quale "discutere anche con Cisl e Uil" perché "l'Italia non ha più tempo di aspettare". E in vista dello sciopero generale, che si terrà probabilmente in autunno, Camusso annuncia per luglio "una grande iniziativa sul tema della sanità".

Rispondendo alle domande del giornalista Massimo Giannini, Squinzi ha parlato del governo Monti, al quale ha dato i voti: "Un 6 meno meno, anzi tra il 5 e il 6", ha detto il presidente di Confindustria, sottolineando come "da imprenditore, mi aspettavo cose che non si sono realizzate". A partire "dalla crescita e dallo sviluppo", temi sui quali "non abbiamo ancora capito cosa ci verrà dato in definitiva". L'ipotesi di un Monti bis non è per Squinzi, da escludere del tutto, a patto che "il presidente del Consiglio dia un'impostazione politica giusta" perché "non possiamo farci governare" troppo a lungo "dai tecnici. Abbiamo bisogno della politica buona, vera, capace di fissare degli obiettivi per il Paese e di indicare le vie sulle quali camminare per poterli raggiungere". "Non so se in questo governo - ha aggiunto - ci siano dei tecnici capaci di assumere una fisionomia politica. Io in questo momento non ne vedo".

Squinzi e Camusso sono tornati anche a parlare della riforma del mercato del lavoro. "Una boiata", l'aveva definita tempo fa il presidente di Confindustria e dal palco di Serravalle, sorridendo, dice di "assumersi la responsabilità" di aver parlato della riforma in quei termini. "Andava approvata entro il 28 giugno - ha spiegato Squinzi - ma non ha migliorato la situazione perché ha tolto flessibilità in entrata senza dare più flessibilità in uscita. Per questo l'ho definita una boiata".

"Il fatto che la riforma del mercato del lavoro sia contestata sia da me sia da Camusso - ha aggiunto il numero uno di Confindustria - non significa che sia una buona riforma. Abbiamo perso molta flessibilità in entrata, soprattutto per i giovani e le donne ed è chiaro che se viene a mancare la fiducia tra il datore di lavoro e il dipendente deve esserci una via d'uscita". Il timore è per Camusso che "se questo Paese non comincia a creare lavoro e ad invertire la tendenza, noi precipitiamo".

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