Cristianesimo, se Dio spiega ai credenti: voi mi avete frainteso

Red
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Image from askanews web site
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Città del Vaticano, 23 dic. (askanews) - Se Jorge Mario Bergoglio è assurto agli onori della cronaca per le scelte radicali e le parole colorite, per la riforma della finanze vaticane o le aperture alle unioni civili, per l'attenzione che ha dedicato agli immigrati, all'ecologia, alla fratellanza in tempi di pandemia, facendo quasi dimenticare un'epoca ecclesiale, in realtà non così remota, in cui i maggiorenti di Santa Romana Chiesa si facevano sentire soprattutto sui "valori non negoziabili", dalla bioetica al "family day", vi è un terreno, forse meno appariscente eppure ancor più decisivo, dove Francesco ha seminato novità che, col tempo, fioriscono in pieno: la questione di Dio.

Un Pontefice accusato dai detrattori più sbadati di essere troppo concentrato sulle cose terrene per interessarsi di quelle celesti, più attento al Figlio che al Padre, ha in realtà posto, implicitamente ma radicalmente, una questione dirimente. Che precede, culturalmente sebbene non logicamente, la domanda "se Dio esiste". Ed è: chi è Dio? In quale Dio credono i cristiani? E in quale Dio non credono gli atei? E non sarà che le carte si rimescolerebbero se si mettessero a fuoco le "false immagini di Dio" che una cultura, una società hanno sedimentato, e un Papa venuto "quasi dalla fine del mondo" ha svelato?

A cimentarsi in questa questione fondamentale, in un piccolo grande libro è don Francesco Cosentino, docente di Teologia fondamentale alla Pontificia Università Gregoriana e officiale della congregazione per il Clero. Il volume, tanto più attuale alla vigilia del Natale, si intitola "Non è quel che credi" (Edizioni Dehoniane Bologna) e suggerisce, appunto, che bisogna (è il sottotitolo) "liberarsi dalle false immagini di Dio". Il volume, va precisato, non è un libro sul Papa, tutt'altro: ma si inserisce opportunamente in un contesto ecclesiale, marcato dalla presenza del pontefice argentino, dove questi interrogativi sono emersi sempre più fortemente, sebbene in modo spesso implicito - e don Cosentino aiuta a esplicitarli, a tematizzarli, con stile divulgativo e senza reticenze.

"Il problema odierno - scrive il sacerdote calabrese - non è più dimostrare o meno l'esistenza di Dio. Tutti noi abbiamo informazioni su Dio, abbiamo fatto anni di catechismo e, seppur talvolta in modo impreciso e imperfetto, ci siamo impastati di qualche nozione religiosa. Il problema, invece, è sollevare la parola "Dio" e la realtà a cui essa rimanda dal fango e dalla polvere con cui, spesso, sono state ricoperte. E chiederci ancora: in quale Dio credo? Qual è l'immagine di Dio che mi porto dentro? Quale Dio accompagna la mia giornata, raccoglie le mie paure, accarezza i miei sogni e nutre le mie speranze? Mi rivolgo a un essere perfettissimo che sta lassù nei cieli, a un Dio senza volto da cui ricevere una vaga energia, a un orologiaio, a un severo legislatore". Sono alcune delle "false immagini di Dio" che don Cosentino analizza nel corso del volume. Questione cruciale per il cristianesimo odierno - ma anche per le altre fedi - che, per motivi culturali, sociologici, anche psicologici, ben illustrati dall'autore, ha proiettato sull'onnipotente umanissimi complessi, idiosincrasie, miopie. E che producono immagini distorte, anche "patologiche", di Dio. Un esempio tra tanti: "Noémie Meguerditchian afferma che per alcune persone cercare la volontà di Dio equivale a evitare se stesse, come se avere una propria libera posizione dinanzi a Dio fosse un'offesa; esse, chiarisce l'autrice, "forse fanno la figura di cristiani umili, indifferenti alla propria vita, mentre invece c'è forse non poca confusione: Dio serve qui da alibi a una difficoltà, a un'incapacità, a un non diritto immaginario a volere e a decidere da sé". In fondo - chiosa don Cosentino - si tratta di aspettarsi da Dio ciò che invece egli ci chiede di osare e di fare da noi stessi".

La peggiore eresia, ha avuto a dire l'ex superiore dei Domenicani Bruno Cadorè, consiste nel "far dire a Dio quello che Dio non ha detto". E il libro di don Cosentino parte da una scena del film "Conversazioni con Dio" del regista Stephen Deutsch: "Una signora del pubblico, che sta ascoltando la predica di Neale Donald Walsch, a un certo punto si alza e chiede: "Se Dio volesse farci arrivare un messaggio, intendo il suo messaggio più importante per tutti noi, e lei dovesse sintetizzarlo in un paragrafo, che cosa scriverebbe? Dopo una breve pausa, Neale risponde: "Lo ridurrei a quattro parole: voi mi avete frainteso"".

E' significativo, scrive in introduzione del libro fra Enzo Bianchi, "che il paradosso del titolo provocatore - Dio "non è quel che credi" - finisce per valere anche per l'ateo e il non credente: "Dio non è quello cui tu non credi!". Sì, perché le immagini distorte di Dio che noi cristiani coltiviamo in noi stessi non corrispondono al Dio di Gesù Cristo narrato e testimoniato nei Vangeli. Non dovremmo allora stupirci se questo volto sfigurato, deturpato, estraneo ai tratti evangelici di Gesù di Nazaret suscita rigetto o, al meglio indifferenza nei nostri contemporanei. Si tratta, quindi, come suggerisce nelle righe finali l'autore, di 'tornare a leggere, meditare e pregare il Vengelo".

Proprio a partire dall'incontro con il Gesù evangelico, don Cosentino spiega: "Noi abbiamo il dovere di essere "atei" rispetto a tutte e immagini e rappresentazioni che deformano e deturpano il volto di Dio e il suo messaggio. C'è un Dio, infatti - predicato, rappresentato e in altri modi veicolato - che abbiamo il dovere cristiano di non credere e di combattere, poiché contraddice quanto, in opere e parole, ci ha mostrato Gesù, immagine del Dio vivente. Ha ragione Juan Arias, nel suo bel testo "Il Dio in cui non credo", quando afferma che è da rifiutare il Dio che ama sorprendere l'uomo nella sua debolezza, che condanna la materia, che ama il dolore, che mette la luce rossa alle gioie dell'uomo, che gioca a condannare, che manda all'inferno e che esige sempre un dieci all'esame. Dio è decisamente un altro Dio".