Critica Salvini, licenziata: interprete vince causa contro il Viminale

elizabeth pardo salvini

Vince la causa contro Matteo Salvini Elizabeth Arquinigo Pardo, la giovane interprete licenziata dalla Questura di Milano per via delle critiche mosse nei confronti del Ministro dell’Interno. Per il Tribunale di Como si tratta di un licenziamento ingiustificato, avviato in base ad una discriminazione sulla nazionalità della ragazza.

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Critica Salvini, interprete licenziata

Era stata licenziata in tronco, “allontanata, senza motivazioni, se non l’indicazione informale di una direttiva ad personam giunta in tal senso nientemeno che dal Ministero dell’Interno”, il 14 febbraio 2019 scorso Elizabeth Arquinigo Pardo. Lei, giovane ventinovenne peruviana e residente in Italia da 19 anni, interprete alla Questura di Milano, dove traduceva i colloqui dei richiedenti asilo. Una lettera arrivatale dal datore di lavoro senza attese, dove – come si legge dalla sentenza, “le aveva comunicato l’anticipato recesso unilaterale dal contratto, invitandola a non presentarsi l’indomani al lavoro”. Un contratto di collaborazione stipulato con l’agenzia europea Easo, grazie ad una cooperativa che le aveva fornito l’appalto per il servizio, andato improvvisamente in fumo. Il motivo? Le sue critiche contro il vicepremier Matteo Salvini – cui la ragazza aveva subito fatto collegamento, dopo lo scambio di battute avute proprio con il ministro nell’ottobre 2018 e la pubblicazione nel mese successivo del libro “Lettera agli Italiani come me”, dove Elizabeth denunciava le discriminazioni subite da coloro che in Italia vengono considerati stranieri, a partire dalla società per arrivare alle Istituzioni. “Ho cercato di avere giustizia e ho lottato fino in fondo per dimostrare le difficoltà che si incontrano quando si è considerati stranieri in Italia, il fatto che questo possa anche implicare licenziamenti arbitrari, ma anche perché dopo il mio licenziamento ho ricevuto messaggi di persone nella mia stessa situazione, che non sono potute andare fino in fondo perché non avevano i mezzi per farlo”, ha dichiarato la Pardo ai microfoni di Open.

La sentenza del Tribunale

Cause avviate, si è aspettato dei mesi perché si avesse un responso sulla vicenda, con Salvini che fin dal principio aveva negato qualsiasi discriminazione a sfondo politico, giustificando l’istanza del licenziamento come “un aumento di richieste di protezione internazionale da parte di cittadini peruviani” nel periodo in cui la ventinovenne aveva prestato servizio. Con il Ministero che, però, non aveva fornito nessun dato né prima né dopo la condanna sulle variazioni di domanda d’asilo registrate nello stesso periodo in altre città italiane o europee. Ma per il Tribunale di Como le cose non sono andate esattamente così, con la sentenza che è stata completamente ribaltata: per il giudice le motivazioni fornite da Salvini sarebbero “ingiustificate”, e si tratterebbe di “una discriminazione in base alla nazionalità, che contravviene l’art 43 co 1 D Lgs 286/1998 TU Immigrazione, considerando l’infondatezza delle ragioni fornite dal Ministero che giustificano il suo licenziamento”. Soddisfazione per la Pardo, cui però le motivazioni fornite dal Ministero restano un pretesto per coprire le posizioni politiche del vicepremier Matteo Salvini.