Crocevia Nigeria. Il coprifuoco a Lagos non spegne il sogno delle giovani nigeriane

Giulia Belardelli
·Giornalista, HuffPost
·6 minuto per la lettura
(Photo: PIERRE FAVENNEC via Getty Images)
(Photo: PIERRE FAVENNEC via Getty Images)

Mentre a Roma si discute di “coprifuoco” in relazione alla pandemia, a Lagos, capitale della Nigeria, il coprifuoco, quello vero, è già in vigore da diverse ore. Le proteste dei giorni scorsi, nate come un atto d’accusa contro la brutalità di una squadra speciale delle forze armate, sono finite nel sangue: secondo Amnesty International, almeno 56 persone sono state uccise, 38 delle quali durante una repressione militare a Lagos. Il Paese più popoloso e urbanizzato dell’Africa è un crocevia di crisi e contrasti che ribollono altrove nel mondo, ma che qui lo fanno contemporaneamente, in un unico spazio. Al centro c’è la spaccatura tra un’élite vecchia e corrotta e una popolazione giovane e urbanizzata. In primo piano c’è una generazione di giovani donne, determinate e politicamente molto abili. Sullo sfondo una crisi aggravata dalla pandemia, un’incertezza che rende più forte la domanda di futuro. Una domanda da gridare nelle piazze, per le strade, sui social media, così da far uscire dai confini nazionali il volto di un Paese che scalpita.

La protesta è nata più di due settimane fa per chiedere lo scioglimento della Sars (Special Anti Robbery Squad), una squadra di primo intervento che è stata lanciata negli anni Novanta per combattere gli episodi di violenza nel Paese, ma che negli anni si è macchiata – come dimostrano varie inchieste giornalistiche – di episodi di corruzione, tortura e violenza generalizzata. Ad accendere la miccia è stato un video di un supposto omicidio da parte dei membri di questa squadra nello Stato del Delta; da lì sono partite le proteste in molte città nigeriane e soprattutto a Lagos. Hashtag come #EndSars, #PoliceBrutalityNigeria, #NigerianLivesMatter hanno avuto grande eco anche negli Stati Uniti e in Europa, dimostrando la capacità del movimento nigeriano di proiettare all’esterno la propria voce.

Fin dall’inizio le donne hanno avuto un ruolo di primo piano, soprattutto tramite l’influente Feminist Coalition, un collettivo di donne nigeriane nato nel luglio del 2020 con l’obiettivo di ampliare i diritti e le possibilità delle donne nel Paese africano. Dopo aver alimentato le proteste e raccolto fondi per le manifestazioni, nelle ultime ore il gruppo ha chiesto ai giovani nigeriani di restare a casa e rispettare il coprifuoco imposto in diversi Stati del Paese. Non solo: la Feminist Coalition ha aggiunto che non accoglierà più donazioni inviate a sostegno delle manifestazioni, dopo aver già raccolto circa 400.000 dollari.

La spiegazione di questa scelta è riportata sul sito: “La Feminist Coalition condanna ogni forma di violenza e crede che nessuna vita nigeriana debba essere persa a causa di una violenza insensata. Siamo giovani nigeriane con speranze, sogni e aspirazioni per il nostro Paese. Ciò significa che dobbiamo rimanere in vita per perseguire i nostri sogni e costruire il futuro”. E ancora: “Le ultime due settimane sono state dure per molti nigeriani, soprattutto gli ultimi giorni. Molte vite sono andate perse e proprietà distrutte al culmine di quelle che erano iniziate come marce pacifiche per porre fine alla brutalità della polizia. La Coalizione Femminista è vicina nel dolore a ogni madre, padre, figlio, figlia nigeriana che ha perso una persona cara in questi tempi difficili. Questi nigeriani condividono la stessa visione di un Paese migliore come tutti noi e dovrebbero essere debitamente riconosciuti come eroi”. Dunque l’epilogo: “Siamo mercanti di speranza. La nostra priorità è sempre il benessere e la sicurezza dei giovani nigeriani. Dopo il discorso del presidente, incoraggiamo con la presente tutti i giovani nigeriani a stare al sicuro, restare a casa e osservare il coprifuoco imposto nel vostro Stato. La Feminist Coalition ha deciso d’ora in poi di interrompere tutti i flussi di donazioni per la protesta pacifica #EndSARS. Il resto delle donazioni andrà a finanziare emergenze mediche, assistenza legale per cittadini detenuti ingiustamente e soccorsi per le vittime della brutalità della polizia e le famiglie dei defunti”.

Dopo il sangue versato nei giorni scorsi, ora il Paese è in attesa. In attesa di vedere se l’appello delle attiviste sarà ascoltato o se prevarrà una linea più dura, e in attesa di soppesare le intenzioni del governo di Muhammadu Buhari. “All’inizio la risposta delle autorità a queste proteste è stata, almeno all’apparenza, conciliante, anche se forse è un termine troppo forte vedendo cosa è successo dopo”, osserva Luca Barana, ricercatore dell’Istituto Affari Internazionali ed esperto di Africa. “Ufficialmente la Sars è stata sciolta l’11 ottobre e sostituita da una squadra con un nuovo acronimo, che però avrà probabilmente le stesse funzioni: gli attivisti sono scettici sulla reale discontinuità e temono si tratti di un’operazione meramente cosmetica. Il governo del presidente Buhari ha promesso delle riforme graduali per migliorare l’operato delle forze di sicurezza. D’altro canto, nel momento in cui le proteste sono continuate, lo Stato ha reagito in modo molto duro. L’episodio più grave, di cui tutti parlano, è quello di martedì a Lagos in cui alcuni manifestanti sarebbero stati attaccati con armi da fuoco da membri dell’esercito. L’esercito nega che siano stati dati ordini in questo senso, e lo stesso Buhari in un discorso di ieri non ha nemmeno citato l’episodio. Da un lato quindi abbiamo una promessa di cambiamento; dall’altro una reazione molto dura, anche se sottotraccia, delle autorità sia federali che statali, con il coprifuoco che è stato imposto in diversi Stati del Paese”.

Quanto alle caratteristiche del movimento di protesta nigeriano, Barana lo descrive come “un movimento giovane, urbano, in cui le donne hanno un ruolo centrale. La sensazione diffusa è che la richiesta di una riforma delle forze di sicurezza, per quanto centrale, sia solo una parte dei cambiamenti per cui la nuova generazione di nigeriani è pronta a lottare. Ci sono tante altre spinte che animano questa generazione: dalla richiesta di accesso ai servizi di base, come sanità e istruzione, alla domanda di posti di lavoro e infrastrutture”.

Nel Paese, inoltre, c’è un crescente distacco, anche in termini di età, tra l’élite di governo e una popolazione giovanissima. Un dato che lo testimonia, ad esempio, è la bassa affluenza alle elezioni dello scorso anno, in cui due ultrasettantenni si contendevano la presidenza di una nazione con un’età media giovanissima. Le attiviste della Feminist Coalition sono uno dei volti più promettenti di questa generazione. Secondo il ricercatore IAI, il loro apparente passo indietro, con la richiesta ai giovani di rispettare il coprifuoco, è una mossa arguta e lungimirante dal punto di vista politico. “Sul piano interno, c’è il tentativo di non incentivare il governo a intervenire con ulteriore durezza, facendo vedere che dal lato dei manifestanti c’è il rispetto delle regole. Chiedendo di fermare le donazioni, inoltre, si pongono in una certa luce rispetto alla comunità internazionale, dopo che già l’Onu e il Dipartimento di Stato americano si sono espressi contro le violenze. Così facendo, mantengono una posizione ‘ragionevole’ che può anche attirare la simpatia internazionale rispetto alle loro richieste”.

Fondamentale è poi il ruolo della diaspora nigeriana, che è molto forte negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Europa. Fin dall’inizio la diaspora ha supportato anche economicamente il movimento, organizzando manifestazioni in tutto il mondo, inclusa l’Italia. Grazie ai calciatori Osimhen e Simy, il tema delle violenze in Nigeria è entrato persino nelle case degli italiani quando i due giocatori, dopo aver segnato nel corso dell’ultima giornata di Serie A, hanno mostrato una maglietta con il messaggio “End Police Brutality in Nigeria”. Osimhen ha pubblicato anche un’eloquente immagine su Twitter: la foto di una bandiera nigeriana sporca di sangue. La diaspora nigeriana – è il messaggio - non resterà a guardare.

(Photo: NurPhoto via Getty Images)
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Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.