"La crocifissione di Gesù Cristo fu illegale": avvocato kenyota fa ricorso all'Aja

Andrea Signorelli

È senza ombra di dubbio uno dei "casi giudiziari" più importanti di tutti i tempi: la condanna di Gesù Cristo avvenuta oltre 2mila anni e la crocifissione a cui fu condannato. E ancora oggi c'è chi, come l'avvocato kenyota Dola Indidis, non accetta che giustizia non sia fatta e si rivolge alla corte penale internazionale.

I colpevoli sono Italia e Israele, coinvolti nel caso visto che la condanna di Gesù fu decisa dal prefetto romano della Giudea, Ponzio Pilato, dalle autorità religiose ebraiche dell'epoca, dal Re Erode e dall'imperatore romano Tiberio.

"Si è trattato di un procedimento malizioso e selettivo, che ha violato i suoi diritti umani a causa della cattiva condotta della magistratura". Abuso d'ufficio, faziosità e discrimazione: queste le accuse di Indidis, che rendono la crocifissione illegittima, ai danni degli antenati delle attuali Italia e Israele, l'Impero romano e la Giudea, colpevoli anche di applicare tutt'ora leggi basate su quelle dell'epoca.

Ricerca di pubblicità o sincero convincimento? Difficile da capire, quello che è certo è che Indidis è parecchio tempo che combatte questa battaglia: sei anni fa aveva sporto denuncia alla corte suprema del suo paese, il Kenya, senza però venire preso troppo sul serio.

Adesso ci riprova, rivolgendosi alla Corte internazionale di giustizia dell'Aja perché dichiari che la crocifissione di Gesù fu illegittima. Difficile che a Indidis sia prestata la dovuta attenzione, per due ragioni: la Corte si occupa di dirimere controversie fra stati, e questo caso non sembra rientrare nella categoria; inoltre è davvero difficile immaginare come si possa emettere un nuovo verdetto su una vicenda che - per quanto storicamente attendibile - viene narrata solo nella Bibbia.


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