Crollo di M5s, cresce la delusione ma Conte assicura: "Ora fase 2"

Francesco Fotia / AGF

AGI - Sembrano lontanissimi i tempi in cui il M5s conquistava i suoi primi Comuni, tra cui Parma con Federico Pizzarotti. Eppure era dieci anni fa. Tempi in cui Beppe Grillo attraversava piazze gremite di simpatizzanti che si riconoscevano in quel suo inusuale quanto convincente slogan: "Meglio un salto nel buio che un suicidio assistito".

Il salto nel buio, riconosceva il comico genovese, era scegliere di dare fiducia ai 5 Stelle. Dal 2012 sono cambiate molte cose nel 'non partito'. Per numeri continua ad essere il primo in Parlamento ma le elezioni amministrative, mentre è ancora in corso lo spoglio, segnalano un vero e proprio crollo: 4% a Taranto, 4,4% a Genova, 3,8 a Catanzaro, 1,8% a Pistoia, 2% a La Spezia e a Piacenza, 2,5 a Riccione, 3,6 ad Alessandria, 3% ad Asti, 2% a Piacenza e Viterbo. Il leader Giuseppe Conte riconosce i risultati deludenti, anche se ricorda che "le amministrative sono sempre tabù per il M5s".

Non nega le "fiammate importanti a Roma e Torino" ma ammette che "per il resto non è stato inusuale prendere percentuali basse alle amministrative e poi balzare al 30% nelle successive elezioni politiche". Non cerca scuse l'ex premier: "Non sono qui per nascondermi dietro la costante storica: i dati che emergono, aspettando i definitivi, non ci soddisfano. Non possiamo cercare giustificazioni di comodo".

Conte ammette che "c'è incapacità nell'intercettare le sofferenze dei cittadini". Specifica ancora: "Il M5s non riesce a stare sui territori" anche perchè "siamo nel pieno di un corso di rilancio". Insomma, insiste, "ora dovevamo entrare nella fase 2 per una ricostruzione e una presenza organica sui territori ma siamo in ritardo, non abbiamo ancora costituito i gruppi e i delegati territoriali. Il rallentamento è dovuto a ragioni interne ed esterne". L'ex premier annuncia per domani una conferenza stampa per rispondere a più domande e per definire "il percorso di completamento dell'azione politica del M5s e dell'organizzazione interna comprese le articolazioni territoriali".

Ma una cosa è certa: "Mai il M5s prenderà decisioni sulla base di una tornata elettorale".

Ci saranno ripercussioni sul rapporto con il Pd? Questo è uno dei punti centrali messi in risalto dall'esito delle Comunali, in cui il Partito democratico conquista terreno con un campo più 'stretto' di quello che teorizzano da tempo molti esponenti dei Dem, che ora potrebbero anche guardare al 'centro' che ha riscosso consensi in molte città.

Da parte sua, Conte specifica che si tratta di "dialogo con il Pd e Articolo 1, non di alleanza strategica". Poi aggiunge: "Per il futuro l'azione congiunta non puo' essere compromessa da questa tornata elettorale per il semplice motivo che il M5s deve ancora organizzarsi sui territori".

Nella base c'è molta amarezza. Che non fosse una prova semplice era già chiaro dalla decisione di presentare una propria lista solo in pochi Comuni sui quasi mille al voto. Ma l'impegno di Conte in campagna elettorale aveva dato alcune speranze agli attivisti, che ora si trovano a fare i conti con una ripartenza ancora più complicata, soprattutto a causa delle divisioni all'interno del Movimento. Pochi hanno commentato.

Tra questi il capogruppo uscente del M5s in Consiglio comunale a Genova, Luca Pirondini, secondo cui il risultato è "negativo. Credo che ci sia un problema a livello nazionale abbastanza grande di identità: ai nostri elettori negli ultimi 3 anni abbiamo fatto digerire più cose". Insomma, "se una forza politica come la nostra fa il governo con la Lega, col Pd e ora sta nel governo Draghi, è difficile poi sui territori recuperare quello che perdi a livello nazionale".

Per Pirondini pero' non tutto è perduto: "Credo che sia importante sul territorio continuare a fare il lavoro che stiamo facendo. Poi spero in questa definitiva riorganizzazione del presidente Conte perchè penso che alle politiche il Movimento possa fare un altro risultato importante. Ma i dati sui territori raccontano che siamo carenti".

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