Crollo Ponte Morandi, un anno dopo parla il superstite Gianluca Ardini

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A un anno esatto dal crollo del Ponte Morandi, il sopravvissuto Gianluca Ardini si racconta in un’intervista concessa a Quotidiano.net in cui descrive la tragedia che ha vissuto in prima persona. Quel 14 agosto del 2018, il 29enne Ardini stava infatti attraversando il viadotto assieme al collega di lavoro Luigi Matti Altadonna – morto sul colpo – quando improvvisamente la strada si è aperta sotto di loro. Miracolosamente però, il mezzo su cui erano alla guida non è precipitato al suolo, ma è rimasto impigliato tra alcuni cavi rimanendo sospeso a 10 metri da terra e consentendo ad Ardini di sopravvivere.

Crollo Ponte Morandi, parla il sopravvissuto

Intervistato da Quotidiano.net, Ardini racconta degli ultimi attimi prima del crollo del ponte, vissuti tranquillamente senza immaginare cosa sarebbe potuto accadere: “Guidava Luigi, io gli ero seduto a fianco. Pioveva a dirotto, lampi e tuoni. Stavo guardando il tablet, pensavo alla prossima consegna. A un certo punto alzo gli occhi e vedo la strada che si apre, poi sprofonda. Ma non ho realizzato davvero quel che stava accadendo.Mi sono accorto di essere ferito e ho pensato, cos’è successo, siamo finiti fuori strada? Troppo grossa”.

Ci è voluto però poco tempo per rendersi conto di quello che era successo. La fortuna di Ardini è stata anche quella di essere sempre riuscito a mantenere la calma: “Sono sempre rimasto cosciente, questa è stata anche la mia fortuna. Avevo il bacino rotto e sentivo dolori atroci. Sono riuscito a levarmi la cintura, ho guardato giù dal finestrino e ho capito”. A confortare Ardini durante quegli attimi di terrore è stato però anche il pensiero di poter ritornare dalla moglie Giulia, incinta del loro primo figlio. Pietro Ardini nascerà infatti a quasi un mese esatto dalla tragedia, il 13 settembre 2018.

A seguito dell’incidente le condizioni di salute di Ardini sono però molto gravi. Il 29enne è infatti rimasto ricoverato in ospedale per due mesi e anche adesso sta svolgendo un percorso di riabilitazione: “Fisicamente ho danni permanenti. Una lesione alla retina, mi sono quasi tagliato il braccio sinistro, non ho sensibilità, la mobilità è scarsa, ho sempre formicolii alle mani. Una vertebra importante è ridotta a un foglio di carta, non posso più caricare pesi. Un’ernia cervicale mi ha lesionato i nervi della schiena. Ma sono vivo”.

Il ricordo del collega scomparso

Nel corso delle domande l’uomo ricorda spesso il collega 35enne Altadonna, scomparso lasciando una moglie e quattro figli: “Ero a testa in giù, sono riuscito a liberarmi e mi sono sdraiato dove si mettono i piedi. Sentivo il corpo di Luigi”. […] “Lavoravamo insieme da poco, ma 12-13 ore al giorno sono tante. Fai presto a raccontarti la vita. Quella mattina ci mancavano due consegne. Dicevamo, dai che finiamo presto e andiamo a mangiare a casa. Invece io sono arrivato dopo due mesi, lui mai più“.

Assieme al ricordo del collega però emerge anche la rabbia nei confronti dei responsabili della tragedia, che avrebbero dovuto assicurare la manutenzione del ponte: “Non saprei a chi dare la colpa, sono in troppi a essere in mezzo. Nel 2018 viene giù un viadotto del genere. Su quel ponte c’era gente che andava in vacanza, che lavorava come me. È stato un tradimento. Uno pensa, pago il pedaggio, sono tranquillo”.