Crollo viadotto, cosa è successo

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“I primi dati disponibili ci fanno ritenere che il crollo di un tratto del viadotto sull’A6 è stato determinato da una frana di colata rapida di fango e detriti innescatasi nella parte alta del versante a causa, molto probabilmente, di ingenti quantitativi d’acqua provenienti da una strada presente nell’area di nicchia. Il materiale staccatosi si è successivamente incanalato nell’impluvio sottostante fino ad arrivare nella parte bassa dove ha impattato sulla struttura stradale determinandone il crollo". Così Lorenzo Benedetto, consigliere e coordinatore della commissione difesa del suolo del Consiglio Nazionale dei Geologi.  

"Dunque siamo di fronte all’ennesima dimostrazione - sottolinea - che la sicurezza dei ponti e dei viadotti va assicurata non soltanto monitorando il degrado dei materiali che li costituiscono, ma come sosteniamo da tempo vanno monitorati anche e soprattutto i rischi geologici a cui sono soggetti”. 

Nel frattempo "è stato aperto un procedimento a carico di ignoti. Abbiamo fatto alcuni sopralluoghi, per capire meglio i fatti ci vorrà tempo", fa sapere il procuratore capo di Savona, Ubaldo Pelosi. Da quanto spiegato il viadotto non era mai stato attenzionato dalla procura. A chi chiedeva se si poteva prevenire o se si sia trattato di una tragica fatalità il procuratore ha replicato: "E' impossibile dare una risposta. Saranno temi oggetto delle indagini".  

E' stato un evento "da considerarsi imprevisto e imprevedibile", sottolinea in una nota la società Autostrada dei Fiori sottolineando che "ieri si è verificato un movimento franoso di significativa rilevanza, dell'ordine di circa 20.000/30.000 metri cubi, in una zona classificata come a scarso rischio geologico e non di pertinenza della società concessionaria". "La particolare conformazione del pendio, costituito da un tratto intermedio ad elevatissima pendenza - prosegue la nota - ha comportato da parte dell'ammasso franoso, composto da detriti ed alberi di grandi dimensioni, il raggiungimento di velocità molto elevate, comprese tra 10 e 20 metri al secondo. Tale massa ha investito una pila del ponte costituita da 4 colonne con collegamenti orizzontali con elevata quantità di energia". "Venendo a mancare il supporto verticale per una delle due campate, la stessa è crollata con un movimento rotatorio nella direzione di scorrimento della frana; al contrario l'altra campata è rimasta in sede sulla seconda fila di colonne senza manifestare spostamenti né verticali né orizzontali", si legge ancora. Osservando "in via preliminare che l'evento è da considerarsi imprevisto e imprevedibile ed ha comportato il rilascio di una quantità di energia di gran lunga superiore a quella che avrebbe potuto essere assorbita dal ponte", la società rileva che "lo stesso ha manifestato una elevata robustezza in quanto non ha propagato il danno al di là della zona direttamente impattata dall'evento". "Il movimento franoso ha altresì parzialmente interessato l'altra carreggiata dell'autostrada posta circa 50 metri a valle - continua la nota - accumulando del detrito in corrispondenza della fondazione di una pila. Al momento la Protezione civile sta rilevando la geometria reale della massa franosa e sta altresì valutando il rischio di ulteriori distacchi dal fronte di frana"", scrive ancora. "Sulla base di tale informazioni, la società predisporrà in parallelo le misure protettive della fondazione della pila della seconda carreggiata in modo da poter procedere in sicurezza alla riapertura al traffico, tenuto conto anche che l'esame dei giunti delle varie campate non ha evidenziato alcun movimento recente dovuto all' evento franoso", conclude la concessionaria dell'autostrada.  

"Non è mai successo niente, non ha mai dato nessun segnale di frana. Sono due giorni che piove ininterrottamente, il terreno non tiene più". A spiegarlo all'Adnkronos sono Marco e Adolfo Saettone, padre e figlio, gestori della trattoria di famiglia Madonna del Monte, in cima alla collina che dà il nome anche al viadotto dell'autostrada A6. La loro è un'osteria storica, di storici residenti della zona: sulla collina, che dista poco più di 2 chilometri dal centro, da ieri si alternano i mezzi dei vigili del fuoco e le telecamere che da qui inquadrano quel che rimane del viadotto. "Siamo qui da 5 generazioni, me compreso - prosegue Marco - Dopo un mese di pioggia improvvisamente prima ci siamo accorti che era mancata la corrente. Poi abbiamo scoperto il perché: una frana si è portata via un pezzo di autostrada A6 che è qui alle nostre spalle". 

Dalle finestre del ristorante a destra si vede correre l'autostrada A10 Genova-Ventimiglia. A sinistra invece la carreggiata nord della A6. "Oggi la Liguria è un territorio molto difficile - continua il padre Adolfo - ma pensi che mia moglie è nata in questa casa e io sono venuto qua nel '59: ai tempi mia suocera mi diceva che questa collina è la più sicura di tutta la Liguria. E adesso tutto insieme è franata, dopo tant'acqua: io non ho mai visto piovere così tanto". Le cause le accerterà l'inchiesta ma in un anno quello di Savona è il secondo crollo che - pur in contesti diversi - colpisce i viadotti della Liguria, dopo il disastro del ponte Morandi. "Io sono passato il giorno prima del crollo con la famiglia, prima sotto poi sopra il Morandi - conclude Marco - La Liguria è più che fragile. Non è un problema solo ligure ma a carattere nazionale. Si rincorrono le emergenze? Si, e si fa quel che si può. Ma contro la natura è difficile combattere".