Crollo Vigna Jacobini, assolto in appello amministratore... -2-

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Roma, 2 ott. (askanews) - Secondo la Suprema corte il riferimento alla umidità per la vicenda di Vigna Jacobini è una "affermazione palesemente apodittica, e come tale inidonea a confutare le difformi conclusioni raggiunte dai periti nominati". Il crollo dell'edificio va attribuito a "carenze progettuali", "scarsa qualità ed estrema disomogeneità del calcestruzzo", e "riduzione nel tempo della portanza dei pilastri", aveva detto la Corte d'appello nelle motivazioni del'assoluzione di Capobianchi anni fa.

Alla luce di tutto ciò per i giudici non ci sono i presupposti per "addebitare il tragico evento agli imputati (oltre a Capobianchi, c'era l'altro amministratore Vincenzo Mudanò, poi deceduto, ndr) a titolo di colpa" perché "un generico onere di verifica e controllo sulle strutture dello stabile non è ravvisabile nel presente caso, non potendo ad essi essere mosso alcun rimprovero per aver fatto ragionevole affidamento, in mancanza di segni di allarme o rivelatori delle gravi anomalie costruttive dell'edificio, sulla buona posa in opera dell'edificio medesimo, cosicchè nella specie non era ragionevolmente prevedibile la possibilità del verificarsi di un evento siffatto".

L'avvocato Alberto Misiani, difensore di Capobianchi, ha spiegato oggi dopo l'assoluzione: "Rimane l'amarezza perché il mio assistito, che dopo aver perso tutto adesso guida un pullmino per disabili, per venti anni si è portato addosso il peso di una tragedia di così vaste proporzioni e solo ora ha ottenuto giustizia. La tipografia non ha avuto alcun ruolo nel cedimento del palazzo che, come hanno affermato i periti, era stato costruito con calcestruzzo di scarsa qualità e per carenze progettuali. Lo stabile, insomma, sarebbe venuto giù in ogni caso".