Cronaca di una metamorfosi annunciata

Alessandro De Angelis

Esulta Luigi Di Maio, subito la dopo la decisione del Cio che assegna le Olimpiadi invernali del 2026 a Milano e Cortina: “Oggi è una giornata importante, proprio perché ha vinto lo sport, la sua purezza e l’entusiasmo di un intero paese, lontano da ogni logica di potere, lontano da ogni interesse”. Esulta anche Virgilia Raggi, la protagonista del gran rifiuto dei cinque cerchi a Roma: “Olimpiadi invernali del 2026 si faranno in Italia. Complimenti a tutti coloro che hanno lavorato per questo risultato”. Le immagini da Losanna immortalano l’esultanza del sottosegretario pentastellato allo Sport Simone Valente, sorridente e gioioso dietro l’incontenibile gioia di Sala e Malagò, con le braccia alzate come dopo un goal alla finale dei Mondiali.

 

 

La vittoria del partito dell’affidabilità è certo un successo della Lega. E sopratutto di Giancarlo Giorgetti, il vero punto di riferimento del “partito del Pil”, concreto e produttivista, capace di mediare e di risolvere la crisi, dopo il cortocircuito interno ai Cinque Stelle che porta a sfilare Torino, garante della credibilità e delle ragioni del Nord che vedrà arrivare una bella iniezione di denaro e investimenti (altro che cultura del sussidio di cittadinanza). In questa fotografia di giornata, c’è però tutta l’essenza della fase che si è aperta nel dopo europee, segnata dall’ossessione della ragion di governo “a qualunque” costo. La metamorfosi pentastellata nel partito del “20 luglio”: il primum vivere con l’obiettivo di chiudere la finestra elettorale per il voto a settembre.

La capitolazione identitaria ormai non fa più neanche notizia, rispetto ai tempi (pare un’era geologica fa) in cui la Raggi, dopo aver tenuto una posizione ambigua sulle Olimpiadi in campagna elettorale annunciando consultazioni popolari, in una conferenza stampa proprio dal sito di Beppe Grillo scandì il suo “no”, giustificato dall’opposizione al partito degli affari e delle colate di...

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