Cronaca italiana: il silenzio sul corpo fatto a pezzi di Saman Abbas

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Hp (Photo: Hp)
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Ma davvero non interessa a nessuno sapere dove è finita Saman Abbas, dove sono i pezzi del suo corpo smembrato senza pietà, a che punto è lo stato delle ricerche per rintracciare gli assassini e soprattutto per trovare l’orribile famiglia pakistana che ha voluto ammazzare con l’inganno una ragazza colpevole solo di voler essere libera?

Ma davvero continuiamo a perderci in stupidaggini come suffissi e desinenze, asterischi e schwa, mentre non riusciamo a cogliere l’orrore di una ragazza che in Italia, come a Kabul, è stata uccisa perché non voleva sottomettersi all’obbligo tribale del matrimonio combinato, perché voleva pettinarsi e vestirsi come le pareva, amare chi voleva, sposarsi con chi voleva lei o anche non sposarsi affatto, studiare le cose che prediligeva, leggere i libri liberamente, ascoltare la musica che più le piaceva?

In Italia, non solo a Kabul, un diritto fondamentale è stato calpestato, una ragazza ha pagato con la morte la pretesa di esercitare quei diritti che a noi sembrano ovvii e scontati. Saman non aveva capito che in Italia domina l’ipocrisia, che gli addetti all’indignazione permanente sono anche un po’ codardi perché prendersela con i padroni di Saman e con la comunità islamica e pakistana che li protegge è imprudente, e chi se ne importa se una ragazza in Italia, come a Kabul, viene ammazzata come una bestia.

È questa incapacità di capire il significato della morte di Saman che ci dà la misura di come siamo diventati ottusi, prigionieri di una doppiezza che offusca tutto. E chissà che fine ha fatto la povera Saman. In Italia, non a Kabul.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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