Cronache dal centro vaccinale di Paperopoli

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(Photo: SOPA Images via Getty Images)
(Photo: SOPA Images via Getty Images)

Domanda frequente: perché il mio certificato di guarigione dura solo 6 mesi? Perché così è stabilito dalla normativa Ue in materia. Se però vado sul sito del Ministero della Salute, e do una scorsa alle Faq, trovo una piccola sorpresa. Nell’Unione Europea la validità di 6 mesi parte dal primo tampone con esito positivo, “tuttavia in Italia la durata di validità della Certificazione verde Covid-19 è maggiore, e varrà per 6 mesi dalla data di inizio validità indicata sul certificato di guarigione”. Strano, no? Va’ a sapere per quale razza di motivo l’Italia si prende la libertà di un “tuttavia” e decide di contare i mesi dalla data di guarigione, non da quella della prima positività.

Ma non è l’unica stranezza, è strano pure che io passi il mio tempo a consultare le Faq del Ministero. Vi giuro però che mai l’avrei fatto se non avessi cominciato ad annaspare: il termine di validità del green pass non mio, ma di mio figlio – di cui non farò il nome per motivo di privacy ma che chiamerò Paperino, in ragione della sfiga – è prossimo: è l’8 gennaio. Così, almeno, si legge sulla certificazione. E per la verità fino a stamane mai avrei sospettato che quel che leggo vale non per l’Italia, come avevo fin qui creduto, ma per il resto dell’Unione Europea, come ho scoperto grazie alle Faq: poiché mio figlio è guarito a fine luglio, la sua carta vale (meno male!) sino a fine gennaio. Ma cosa c’è di più bizzarro nell’indicare sul certificato una data di validità, senza nulla che ti faccia sospettare che “tuttavia” in Italia le cose stanno diversamente?

Ma cosa vuoi che importi! Perché stai a farla tanto lunga? È presto detto: perché Paperino ha 15 anni. E, nonostante la buona volontà di mamma e papà, fargli la terza dose, e così rinnovare la validità dell’agognato green pass, non è mica facile. Anzi: è difficile. Dirò di più: è impossibile, al momento. Così, almeno, mi assicura il centro vaccinale del mio comune di residenza – che, per coerenza, chiamerò Paperopoli –: guardi, mi dicono al telefono, non so proprio come aiutarla. Lei mi dice che suo figlio ha 15 anni? Sì, glielo dico. Che non è un soggetto fragile? No, per fortuna non lo è. Glielo chiedo, mi aggiunge, perché alcuni hanno dichiarato condizioni di fragilità in modo da poter accedere… Non è il mio caso, taglio corto. E mi dica: non rientra nemmeno in una categoria sottoposta a obbligo vaccinale: personale medico, forze dell’ordine, classe docente? Le ripeto, ha quindici anni. Già. Allora non so dirle. Perché noi vacciniamo dai sedici anni in su, la terza dose non è prevista a quindici anni: suo figlio ha fatto la prima dose, poi si è infettato e quella infezione – intervenuta a più di 14 giorni dalla prima dose – vale quanto la seconda dose. Quindi saremmo alla terza, e la terza nella fascia d’età di suo figlio, le ripeto, non è prevista. Ma il green pass scade! Mi spiace, ma non è di nostra competenza, veda un po’ se il Ministero può risolverle il problema. Il Ministero! Ma forse posso provare altrove, ci sono altri centri che invece la somministrano? No, guardi, è una normativa nazionale: ho qui la circolare. D’accordo, le dico allora, mi rassegno. A lei buon lavoro, a me la navigazione sul gran sito del Ministero.

E l’avventurosa scoperta che, per fortuna, ho un po’ più di tempo per risolvere il problema: non l’8 gennaio, ma venti giorni dopo (a sei mesi dalla guarigione). Sicché, per dirla col Poeta, “come quei che con lena affannata,/uscito fuor dal pelago a la riva,/si volge all’acqua perigliosa e guata”, così anch’io ho potuto respirare un po’ e guardare indietro ai giorni trascorsi. Quando c’era quello che ti assicurava che a Ercolano la terza dose si poteva fare, quell’altro che invece ti suggeriva Fisciano. A Pompei ti farebbero pure prenotare, ma se ne parla chissà quando. A Salerno, a quanto pare, i quindicenni è sicuro: li vaccinano. Tu controlli: invece no. Il portale dedicato della Regione ti seleziona il primo centro disponibile. Tu inserisci i dati – codice fiscale, tessera sanitaria, email, cellulare - pensi di avercela fatta, ma poi ti ferma: solo prima dose. Tu di nuovo controlli, chiedi, telefoni: niente da fare. Scomodi amici, conoscenti, medici, sindaci: nessuna ha uno straccio di certezza in mano. A Paperopoli gli operatori del centro mi avevano detto inizialmente che per i quindicenni si può fare solo Pfizer, ma Pfizer purtroppo non c’è. Il medico di famiglia, gentile e disponibile, non ha saputo dirmi neanche lui: cerca, prova. In parole povere: arrangiati. Ma un sito dell’Asl di competenza che mi dia il quadro della situazione non c’è, gli domando? C’è, ma non è aggiornato. L’Asl di Salerno ti fa gli auguri di buone feste, e ti avvisa però che l’ultimo aggiornamento risale al 24 novembre.

Quindi, per ricapitolare, a quanto pare Paperino è caduto in un buco normativo e in un buco temporale: buco temporale perché dal 24 novembre l’ASL non aggiorna più le notizie su covid, vaccinazione e quant’altro; buco normativo perché un quindicenne con il green pass in scadenza, non potendo fare la terza dose, deve solo sperare che qualcuno al Ministero si accorga della cosa per tempo (e gliela comunichi, soprattutto).

Al racconto manca tuttavia la ciliegina finale. Perché io, fiducioso in Draghi, nella ripresa del paese, nel Natale diverso dallo scorso anno e in qualche nevicata, avevo prenotato una mini-settimana bianca a partire dal 7 gennaio: ora che faccio, parto o non parto? Paperino può sciare con i fratelli oppure no? È stato il refrain di queste feste. La scoperta di stamane - validità fino a fine gennaio – mi ha risolto il dubbio. Ma, contemporaneamente, da Topolinia – cioè da una cittadina qui vicino – mi dicono che domani pomeriggio non c’è problema: venga pure. Ma come: non era una normativa nazionale? Non c’era la circolare che al momento esclude la terza dose per i quindicenni? Non dovevo solo sperare nell’aggiornamento del documento fino al compimento del sedicesimo anno (Paperino compie gli anni a giugno)? Va’ a capire. Io, che mi abbevererei tutti i giorni alla fonte vaccinale, domani andrò ben volentieri a Topolinia, ma non capisco più in che paese viviamo: tra paperi sfigati o topini fortunati?

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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