De Croo: "Non escludo un nuovo debito comune per aiutare l'Ucraina"

La guerra in Ucraina è stata un elemento dominante qui al World Economic Forum di Davos. Ne abbiamo parlato con il primo ministro belga, Alexander de Croo, nostro ospite in The Global Conversation.

**A Davos avete discusso di cooperazione in materia di difesa, della necessità di non duplicare gli sforzi e le spese. Il suo Paese non sta raggiungendo l'obiettivo del 2% del pil annuo richiesto dalla Nato. Avete un piano per raggiungerlo entro il 2035. Ma nel contesto di questa invasione, perché non può accadere più rapidamente?
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Siamo sicuramente pronti a fare la nostra parte. Se si vuole far parte della Nato - e la solidarietà è un elemento importante dell'essere sotto l'ombrello della Nato - ognuno deve fare la sua parte e noi la faremo. Ma a mio avviso la questione è quanto si spende e come si spende. Quali sono oggi le difficoltà riscontrate dai Paesi europei? Spendiamo denaro, ma in modo incredibilmente frammentato. I nostri armamenti sono molto diversi. È molto difficile cooperare se acquistiamo attrezzature diverse, paghiamo troppo perché non ci standardizziamo. Il secondo elemento è che il ritorno economico e industriale è troppo basso. Se vogliamo spendere di più, preferirei avere programmi industriali di aziende europee per sviluppare tecnologie che possano essere utilizzate anche al di fuori del mondo della sicurezza. Il terzo elemento è avere un maggiore ritorno sociale. Se lo facciamo, voglio che gli investimenti in cybersecurity vadano a beneficio di tutti. Se facciamo lavoro di intelligence, voglio che contribuisca a proteggere le nostre politiche industriali.

La guerra in Ucraina ha portato alle sanzioni europee contro la Russia. Al momento ci sono difficoltà con il sesto pacchetto di sanzioni, che include l'embargo sul petrolio. Tutti danno la colpa del blocco all'Ungheria. Ma anche altri Paesi ne stanno parlando. C'è un vertice europeo alle porte. Qual è la sua posizione in merito?
Vogliamo approvare questo sesto pacchetto. Sono favorevole. Ma bisogna ascoltare tutti. Oggi tutti guardano all'Ungheria, ma non è solo l'Ungheria ad avere difficoltà con l'embargo sul petrolio. Alcuni Paesi non hanno sbocchi sul mare e avrebbero difficoltà ad avere accesso alla benzina per le loro auto. Quando adottiamo delle sanzioni, il principio di base è sempre lo stesso: devono danneggiare la parte sanzionata, mentre noi dobbiamo mitigare il più possibile l'impatto sulla nostra economia.

Pensa che troverete un accordo nelle prossime settimane?
Sì, penso che sia possibile trovare un accordo, ma dobbiamo trovare delle risposte a preoccupazioni che credo siano legittime. Queste preoccupazioni non riguardano solo l'Ungheria, ma tutti i cittadini europei. La politica estera può sopravvivere solo se la classe media è in grado di difenderla. Insomma, avere il consenso della nostra popolazione è una cosa importante perché temo che ci aspetti un lungo periodo di instabilità e dobbiamo fare in modo che la gente non soffra troppo.

Lei parla di instabilità per la classe media, ma il suo Paese, il Belgio, ha l'aliquota fiscale più alta di tutti i 38 Paesi dell'Ocse.

Non è del tutto vero. Ci sono altri Paesi con aliquote fiscali elevate, ma noi siamo uno Stato sociale con un ottimo sistema di assistenza sanitaria e così via. Quindi sì, siamo uno dei paesi con più tasse, ma i cittadini ricevono molto in cambio.

Vorrebbe ridurle? Vorrebbe presentare un piano?
La causa principale del problema odierno è che i mercati dell'energia, e in particolare il mercato del gas, non riflettono la realtà. I prezzi che vediamo non sono basati sul fatto che c'è una carenza nella fornitura di gas. La fornitura di gas è la stessa di un tempo. Alcuni Paesi sono stati tagliati fuori, ma se ne stanno occupando. Sono un sostenitore del libero mercato, ma se il libero mercato non funziona, se il mercato non serve al suo scopo, bisogna intervenire. Questo è un punto che ho ribadito nelle ultime settimane, e vedo che sempre più Paesi si stanno rendendo conto che tutti noi stiamo rovinando le nostre finanze pubbliche e stiamo cercando di sostenere la nostra classe media.

Le discussioni sull'Ucraina saranno al centro del vertice europeo. Bruxelles sta esaminando anche la richiesta dell'Ucraina di diventare un Paese candidato dell'Unione Europea. Quanto siete favorevoli e quanto velocemente potrà avvenire?
Il processo di adesione è lungo e c'è un motivo per cui lo è. L'Europa ha sviluppato un'ampia serie di regole. Se qualcuno entra nell'Unione Europea, deve essere pronto. Oggi l'Ucraina ha bisogno di sostegno. Noi sosterremo la ricostruzione dell'Ucraina quando la guerra sarà finita, speriamo il prima possibile. La ricostruzione dell'Ucraina non riguarda solo l'aspetto materiale, ma anche quello immateriale. Si tratta di costruire le istituzioni. Assicurare lo stato di diritto. Combattere la corruzione e così via. Ma per me questo è qualcosa di diverso dal processo di adesione. L'uno non esclude l'altro, ma il processo di adesione è una cosa lunga.

Lei ha parlato della ricostruzione che la Commissione europea ha appena annunciato per aiutare l'Ucraina dopo la guerra. So che la strada è ancora lunga: una delle proposte è quella di emettere un debito comune, come è già stato fatto con il piano di recupero per la pandemia. Quanto siete favorevoli a usare di nuovo questo meccanismo?
È interessante come lo strumento del debito comune fino a un anno fa fosse completamente fuori discussione, era qualcosa di cui non si poteva parlare. Poi finalmente l'abbiamo fatto e una volta che si spostano i limiti, tutti si accorgono che si tratta di qualcosa di utile. Il debito comune è stato qualcosa di utile. Ci sono ancora molte cose che possiamo fare. Ora, quale strumento utilizzare per la ricostruzione dell'Ucraina? Onestamente, per me, il debito comune funziona finché si parla di investimenti. Non si dovrebbe mai usarlo per le spese correnti. Sarebbe sbagliato. Dobbiamo usarlo per l'Ucraina? Mettiamola così: per me non è escluso che lo si faccia, ma credo che sia troppo presto per prendere una posizione in merito.

Quanto ritiene che la Russia sia isolata e pensa che questo sia un bene nel lungo periodo?
Sono molto isolati, è l'opposto di quanto sta succedendo con l'Ucraina. L'Ucraina è presente in ogni discussione, è una parte importante di queste discussioni. Quello che l'Ucraina sta facendo è giocare su qualcosa che si potrebbe definire potere di seduzione. Stanno seducendo il mondo con la loro storia, con ciò che rappresentano e così via. Penso che sia un modo molto intelligente di costruire una coalizione intorno alla causa per cui ci si batte.

Ritiene che qualcuno dei 27 leader del Consiglio europeo stia iniziando a cedere?
No, non credo. Penso che l'unità che abbiamo dimostrato sia stata raggiunta perché ci siamo ascoltati a vicenda. Non credo che la nostra capacità di costruire l'unità sia destinata a scomparire. È solo qualcosa di cui dobbiamo tenere conto, e questo significa che dovremo lavorare un po' più duramente. Ma sono convinto che unità sia il messaggio che diamo alla Russia. Sono convinto che saremo in grado di mantenere questa unità.

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