Csm: da plenum ok a passaggio da pm a giudici, ma laici dicono no -2-

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Roma, 6 nov. (askanews) - Lanzi ha ricordato anche come il legislatore abbia "previsto che serva una partecipazione a un corso di qualificazione professionale e un parere di idoneità da parte del CSM, previo parere del Consiglio giudiziario, acquisite le osservazioni del Procuratore generale o del Presidente della Corte d'Appello. La norma è tassativa. La delibera non ne tiene conto".

L'altro laico Michele Cerabona (Fi) ha condiviso le considerazioni di Lanzi, rivendicando il rispetto della norma primaria "siamo in presenza di provvedimenti in ciclostile. La delibera deve essere conforme alla normativa. Per questo ho votato contro". Per Cerabona, bisogna prendere atto che si è sempre sbagliato "perché giustificarsi dietro al si è sempre fatto così non è una spiegazione". Il parere citato non viene riportato nella delibera e questo non ci consente di esprimere il nostro giudizio nel merito, non potendo svolgere appieno la nostra funzione di verifica e di controllo".

I togati di Autonomia e Indipendenza, Sebastiano Ardita e Nino Di Matteo, si sono astenuti perché come ha sottolineato Ardita "il rispetto delle regole è la regola fondamentale" per cui va fatto un approfondimento, per verificare se alla base di questi atti ci sia o meno un vizio procedurale, dovuto al mancato espletamento dei corsi da parte dei magistrati che ambiscono a cambiare funzioni. Del resto, l'unicità della giurisdizione e' un patrimonio da tutelare, e non bisogna lasciare spazio ad ombre o strumentalizzazioni".

Da parte sua, Di Matteo, proprio perché "fautore convinto dell'unicità della giurisdizione, ritiene che le norme attualmente in vigore debbano essere compiutamente rispettate per evitare strumentalizzazioni", e dopo aver votato (unico togato insieme ai laici) la richiesta di ritorno in Commissione formulata dal Consigliere Donati, sul voto di merito delle delibere di passaggio di funzioni, si è astenuto.

Gli altri tre togati di A&I, Davigo, Marra e Pepe, hanno votato a favore della proposta della Commissione (relatrice Braggion). Anche i quattro consiglieri di AreaDg, Cascini, Dal Moro, Zaccaro e Suriano, hanno votato a favore spiegando che "si deve anzi favorire il passaggio di funzioni da giudicanti a requirenti e viceversa. In tale modo infatti si migliora la qualità complessiva della giurisdizione".

Per la relatrice, la togata Paola Braggion (Mi), "non sempre si riesce ad essere ammessi ai corsi della Scuola Superiore della Magistratura preventivamente, ma la formazione in sede decentrata provvede a sostenere riconversione con corsi e affiancamenti a colleghi. I consigli giudiziari valutano percorso professionale e corsi frequentati dai colleghi ,che hanno la massima cura per la propria formazione , consapevoli della delicata funzione che ricoprono o che andranno a ricoprire".

Nel dibattito è intervenuto anche il togato Piercamillo Davigo, che ha votato a favore delle delibere. "La motivazione può essere per relationem quando l'atto è ostensibile, nel caso dei magistrati il fascicolo personale e' presente in Csm, quindi non si può parlare di delibera carente nella motivazione", ha detto.

Davigo, partendo dal presupposto che "è vero che la norma prescrive di fare il corso prima" ha spiegato che "la prassi costituzionalmente orientata che ha sempre consentito di essere ritenuti idonei al tramutamento di funzioni dopo la domanda di ammissione al corso di riconversione alla SSM, è sostenuta dal fatto che un magistrato non può essere penalizzato e discriminato da un'accettazione al corso che dipende dalla mera disponibilità della Scuola".