Csm, Davigo: "Su banco imputati? Con Mani Pulite denunciato una volta a settimana"

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"Sono assolutamente abituato" a essere sul banco degli imputati. "Quando mi occupavo delle indagini note come Mani Pulite venivo denunciato una volta alla settimana. Ero arrivato ad avere 36 procedimenti penali aperti a mio carico simultanei davanti alla Procura di Brescia, quindi non mi fa alcuna impressione". Lo ha detto l'ex pm Piercamillo Davigo, intervistato a 'Piazza Pulita'. "Se temo di essere indagato? Assolutamente no" ha affermato poi l'ex pm, rispondendo alla domanda sul caso Csm e il procuratore di Milano, Francesco Greco. L'ex pm ha poi sottolineato di non aver mai incontrato l'avvocato Pietro Amara, che ha riferito della presunta loggia Ungheria.

"Non erano verbali, erano copie Word di atti di supporto alla memoria. Io gli atti originali non li ho mai visti" ha detto l'ex pm sui verbali che gli furono consegnati dal sostituto procuratore di Milano, Paolo Storari. "Mi ha segnalato una situazione critica e mi ha dato materiale necessario per farne una una opinione dopo essersi accertato che fosse lecito. Io ho spiegato che il segreto investigativo, per espressa circolare del Consiglio superiore, non è opponibile al Consiglio superiore", ha spiegato.

E ancora: "Qualunque strada formale avrebbe comportato il disvelamento di tutta la vicenda e quindi c’era la necessità di informare i componenti del comitato di presidenza, perché questo dicono le circolari, in maniera diretta e sicura" ha detto Davigo a Piazza Pulita, sui verbali ricevuti dal sostituto procuratore di Milano, Paolo Storari. "Mi sembrava incomprensibile la mancata iscrizione", ha sottolineato. "Non si possono fare atti di indagine se non si fa l’iscrizione. Quelle cose richiedevano indagini tempestive".

Per Davigo, sul caso "bisognava fare le indagini tempestivamente. Nel caso di specie non si potevano seguire le vie formali, la via formale più semplice era rivolgersi al procuratore generale. Il problema è che il procuratore generale non c’era, la sede era vacante".

"Non compete a me dare valutazioni del genere" ha detto ancora l'ex pm ed ex componente del Csm, rispondendo alla domanda sul caso Csm e il procuratore di Milano, Francesco Greco. "Il problema è che quando uno ha delle dichiarazioni che riguardano persone che occupano posti istituzionali importanti... se sono vere è grave, ma se sono false è gravissimo. Quindi in un caso e nell’altro bisogna fare le indagini tempestivamente per vedere se sono vere o se non lo sono. Per fare le indagini bisogna iscrivere e bisogna aprire un procedimento, non si possono tenere per mesi le cose ferme", ha spiegato. Davigo ha poi detto di non volersi esprimere su una sua eventuale informazione del caso al presidente della Repubblica.

Su Fulvio Gigliotti, l'ex pm ha spiegato che "c’era un problema di spiegare per quale ragione io avevo interrotto ogni rapporto con una persona, c’erano una serie di cose che imponevano cautela. E io posso anche essere convinto che qualcuno sia estraneo, ma sei in un verbale viene accusato di qualcosa io non glielo posso dire".

Sul fatto che la ex segretaria di Davigo avrebbe consegnato copie dei documenti a dei giornalisti, l'ex pm ha detto di poter "solo dire che nel caso sia stata lei mi ha sorpreso non poco, perché l’ho sempre considerata una persona totalmente affidabile". Ed "è ovvio" che l'ex segretaria non l'abbia fatto su sua spinta. "Che senso avrebbe avuto mantenere tutte le cautele per tenere segrete le indagini per poi diffonderle?".

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