A Cuba la situazione è tornata sotto il controllo del regime, por ahora

·4 minuto per la lettura
TOPSHOT - A man walks by a mural depicting Cuban late leader Fidel Castro -who would have turned 95 today- in Havana, on August 13, 2021. - Cubans pay tribute to Fidel Castro on the 95th anniversary of his birth, despite the situation the nation is going through due to the presence of COVID-19. (Photo by YAMIL LAGE / AFP) (Photo by YAMIL LAGE/AFP via Getty Images) (Photo: YAMIL LAGE via Getty Images)
TOPSHOT - A man walks by a mural depicting Cuban late leader Fidel Castro -who would have turned 95 today- in Havana, on August 13, 2021. - Cubans pay tribute to Fidel Castro on the 95th anniversary of his birth, despite the situation the nation is going through due to the presence of COVID-19. (Photo by YAMIL LAGE / AFP) (Photo by YAMIL LAGE/AFP via Getty Images) (Photo: YAMIL LAGE via Getty Images)

Da settimane le strade dell’Avana sono tornate alla quotidianità di sempre. Alle bandiere, ai tamburi e agli striscioni che i rivoltosi hanno tirato fuori dalle cantine due mesi fa, si è sostituito l’assordante traffico delle vecchie auto che girano nella città caraibica. In Plaza de la Revolución, non resta alcuna traccia delle migliaia di persone che a luglio hanno manifestato contro il regime. La dura repressione della DI – la famigerata polizia politica – ha riportato il pieno controllo della situazione nelle mani del governo guidato da Miguel Díaz-Canel. Lo stesso controllo totalitario che non ha mai mollato la presa sull’isola fin dal 1959, quando Fidel Castro e ‘El Che’ Guevara rovesciarono la dittatura di Batista.

“I castristi non hanno mai veramente rischiato di perdere il controllo. È un regime totalitario che da oltre sessant’anni domina in ogni aspetto della vita dei cubani. Partito e forze armate mantengono una presa assoluta sull’isola” spiega Loris Zanatta. Comunque, il professore di Storia dell’America Latina all’Università di Bologna, editorialista di Limes e Il Foglio, spiega ad HuffPost che le proteste di luglio sono state le più importanti mai viste nell’intera storia del regime. “Il governo lo ha capito ed ha eliminato alcune restrizioni alle importazioni di cibo dall’estero. Ma non c’è nessuna svolta: è la solita politica del bastone e della carota”. La dura reazione del governo non si è fatta attendere. Centinaia di dissidenti affollano le carceri e il controllo sui mezzi di informazione è ancora più invasivo: “È nato una nuovissimo ministero della propaganda. Una delle ultime trovate di un regime che cerca di vivacchiare come può con le risorse che gli restano”.

Prima delle proteste, l’economia di Cuba era in piena recessione. Il tracollo in doppia cifra del Pil (-11%) e il blocco del turismo a causa della pandemia non hanno fatto altro che peggiorare una situazione sociale che già prima del Covid era disastrosa. Col dilagare della pandemia, quest’estate i cubani non hanno più retto alla carenza permanente di cibo e medicine. “In un silenzio surreale – ricorda Zanatta – per le strade dell’Avana sfilavano camion carichi di cadaveri causati dal Covid, perché non c’erano nemmeno le casse da morto per seppellirli”. E Soberana, il vaccino cento per cento made in Cuba? “Il siero è l’ennesima farsa della propaganda di regime. Le riporto solo un dato: l’Uruguay, piccola repubblica del Sudamerica, anche senza produrne uno proprio, è tra i paesi con i più alti tassi di vaccino e sta già partendo con la terza dose. Cuba invece è settantesima nelle classifiche mondiali per somministrazioni”. La differenza tra le due nazioni? “Montevideo è una società democratica, aperta al mondo e al commercio internazionale. L’Avana è un regime totalitario, incapace di relazionarsi con l’Occidente”.

Ci sono poi gli aiuti internazionali, provenienti dai paesi amici. “Realtà messe peggio di Cuba”. L’Argentina e il Venezuela di Maduro, che da vent’anni invia a Cuba migliaia di barili di petrolio ogni anno. “La grande novità degli ultimi anni è il crescente peso economico delle rimesse provenienti dalla diaspora cubana all’estero”. Una nazione che ha 11 milioni di abitanti in patria e ben 3 milioni emigrati in giro per il mondo, soprattutto negli Stati Uniti. Sono loro che, in assenza di turismo, sostengono l’economia cubana: “Cuba è diventata un’isola improduttiva. Le rimesse che arrivano permettono a tanti cubani di tirare avanti. Creando, tra l’altro, enormi sacche di disuguaglianza rispetto ai concittadini che non hanno parenti all’estero”.

Per fortuna, sull’isola hanno uno dei sistemi sanitari più avanzati al mondo. “È vero. Alcuni ospedali sono all’avanguardia. Ma solo per chi paga bene, e in dollari americani ovviamente”. Già dagli anni Novanta, infatti, crollata l’Unione Sovietica e venuti a mancare i sussidi di Mosca, Castro aveva reso Cuba una delle destinazioni più ambite del turismo sanitario ‘di lusso’. “Il problema è che se il cubano medio va in ospedale, deve portarsi posate e lenzuola da casa. Le condizioni igieniche sono pessime. Mancano le ambulanze. Salta la luce regolarmente”. Due sistemi paralleli.

Dietro alle proteste di luglio ci sarebbe la lunga mano di Washington secondo il governo cubano. “Lo dubito. Anche perché se il regime cadesse, i cubani si riverserebbero in massa verso le coste della Florida. Nessuna convenienza per gli Stati Uniti. Sarebbe un problema in più per l’amministrazione Biden”. Quale può diventare, allora, la causa di una nuova scintilla a Cuba? “Non vedo pericoli per il regime nel breve periodo” afferma Zanatta. “L’unica cosa che potrebbe accadere, per scatenare una crisi terminale del regime, è il sommarsi di tanti eventi: la fame delle casalinghe che impiegano ore per procurarsi il cibo ogni giorno; la stanchezza di coloro che vanno al mercato nero per procurarsi i beni di necessità perché con la tessera del razionamento non arrivano a fine mese; parte della popolazione esasperata dai continui black-out; gli artisti insoddisfatti perché non li lasciano esprimere; gli emigrati e le loro famiglie che si arrabbiano perché parte delle rimesse vengono intascate dalle autorità. Un malcontento diffuso, insomma, potrebbero logorare il regime dall’interno”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli