I cubani in Italia: "62 anni di paura, ora siamo pronti a pretendere la libertà"

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"Un popolo che da 62 anni vive nella paura, è questa la realtà di Cuba, dove dal giorno zero della prima manifestazione, l'11 luglio scorso a San Antonio de los Banos, la gente scende in piazza a manifestare per chiedere un cambio di sistema, per avere libertà, libere elezioni, e protestare contro la repressione". A sottolinearlo da Roma è Luis Ernesto Hernandez Mena, uno dei responsabili dei gruppi cubani in Italia e vicepresidente di una nascente associazione di volontariato, 'Todos por Cuba'. (VIDEO)

"Non si tratta di un problema economico, alla base della protesta non c'è la crisi economica, la mancanza di farmaci, il Covid, che sono tutti problemi in più - afferma, parlando con l'Adnkronos - Si capisce dagli slogan che vengono pronunciati da chi manifesta, uomini, donne, bambini, ed anziani, cioè persone che per età sono più vicine alla rivoluzione. Nelle manifestazioni di cui ci arriva testimonianza attraverso i video non si chiede un'economia più aperta, cibo e farmaci, non si dice 'non ce la facciamo più con il Covid', si grida 'libertà' e 'abbasso la dittatura'. Questo è il messaggio che il popolo sta lanciando".

"E scendere in strada - prosegue - è stata una cosa enorme: noi non abbiamo mai manifestato contro il governo. Non perché non volessimo farlo, ma perché siamo sempre stati incarcerati, multati, ci sono rischi, conseguenze, nonostante la costituzione attuale preveda il diritto a manifestare. Poi è accaduto che dopo le prime proteste di cui si è avuto notizia attraverso i social, altri ragazzi, altri cubani in altre città si sono aggiunti e hanno dato continuità all'iniziativa, che si è estesa ad altre località fino a coinvolgere più di 25 città allo stesso tempo. E ancora oggi vanno avanti. Dopo tanti anni in cui siamo stati immobili davanti alla repressione, ora ci sentiamo pronti".

Capito tutto questo, aggiunge, "il governo ha rafforzato le misure a contrasto dei manifestanti, facendo intervenire forze speciali, coinvolgendo anche chi presta il servizio militare e quei giovani che ricevono un'istruzione specialistica nelle scuole militari diretta ad esercitare la propria professione dall'interno dell'esercito, come i medici ad esempio. Spari, morti, arresti, persone prelevate a casa, gente, anche donne e bambini, picchiata. E hanno tolto Internet".

"La pandemia - sottolinea ancora - le sue conseguenze economiche, sono state cose in più, che si sono aggiunte ed hanno portato all'esasperazione. Ma libertà economica, di espressione, di movimento e alla proprietà privata faciliterebbero gli scambi ed aiuterebbero l'economia. Inoltre un cambiamento, una maggiore libertà avrebbero effetti anche sulle relazioni con gli Stati Uniti - che saranno, come sono sempre stati, disposti ad aiutare - e quindi sull'embargo". Di fronte alla situazione in cui versa il paese, i gruppi cubani in Italia, spiega infine, operano per "far conoscere la realtà del loro paese e chiedere aiuti". E all'Italia, in particolare, si chiede sostegno, e un "intervento per promuovere un aiuto umanitario internazionale diretto all'isola".

“Siamo consapevoli della difficoltà, dei freni che tutti i paesi e le istituzioni coinvolte in questa drammatica situazione percepiscono. La fine del regime a Cuba rappresenterebbe la fine di un’epoca storica, di una idea di società sognata da molti ma il nostro popolo sta morendo nella totale indifferenza e non siamo pronti a lasciare che questo avvenga con lo stesso immobilismo cui siamo stati costretti per anni. Dovranno ascoltarci. Se i nostri fratelli nell’isola non si fermano nel manifestare nonostante le repressioni, tanto meno noi fuori da Cuba lo faremo. Siamo un popolo pronto e determinato finalmente ad entrare nel XXI secolo, libero", conclude Hernandez Mena.

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