Cucchi, l'avvocato Naso: "Non fu ucciso"

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"C'è qualcuno qui che abbia il coraggio di dire che Cucchi è morto e non è stato ucciso?". E' quanto ha detto l'avvocato Giosuè Bruno Naso, difensore del maresciallo Roberto Mandolini, accusato di falso e calunnia al processo per la morte di Stefano Cucchi in corso oggi nell'aula bunker di Rebibbia. Per Mandolini il pm Giovanni Musarò ha chiesto la condanna a 8 anni di reclusione mentre il suo difensore ha chiesto l'assoluzione. "Qui non siamo in presenza di un omicidio, seppur preterintenzionale, tutte le perizie hanno parlato di una morte improvvisa e accidentale - ha sottolineato Naso- Nessuno si sogna di negare che Cucchi sia stato picchiato, ma qui dobbiamo stabilire se sia morto per quelle percosse". "Quello che è accaduto al povero Stefano Cucchi, purtroppo, avviene molto spesso, ma solo per Cucchi, perché c'è stata una mobilitazione mediatica, ci si vuole lavare la coscienza" ha aggiunto il legale. "Davanti alla morte di un ragazzo si fatica a trovare una ragione, io ho rispetto e provo commozione per Cucchi, che è morto, ma non è stato ucciso" ha detto ancora Naso in aula. In merito alle rivelazioni di Tedesco, il difensore ha concluso: "Questo processo è stato segnato dal cambio di strategia dell'imputato Tedesco avvenuto nel corso del dibattimento. Quella di Tedesco però è una strategia interessata: se fossero stati definitivamente condannati gli agenti penitenziari Tedesco avrebbe deciso di parlare?". 

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"MI AUGURO SIA L'ULTIMO PROCESSO DELL'ERA PIGNATONE" - "A Roma finora i processi sono stati fatti con grande richiamo mediatico, spesso tollerato dalla procura, con indagini fatte anche in maniera intimidatoria, con l'abuso al ricorso delle intercettazioni telefoniche, per mettere gli imputati in difficoltà", ha detto Naso, augurandosi che "sia l'ultimo processo dell'era Pignatone". "Io non so se sia normale che prima di prendere una decisione così importante voi giudici siate sottoposti a un bombardamento, un condizionamento mediatico che inevitabilmente lascia il segno" ha sottolineato il difensore tornando a parlare di metodo stalinista. "Nei processi stalinisti non si cercava la verità ma si partiva da un pregiudizio e si faceva il processo per trovare le prove. Il pm ha chiesto una sentenza giusta ma in aula si persegue una sentenza legittima, non giusta" conclude Naso.