Cucchi, pm Musarò: famiglia sempre avuto fiducia nella giustizia

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Roma, 20 set. (askanews) - Va "apprezzata molto la fiducia della famiglia Cucchi nella giustizia nonostante il primo processo kafkiano". Lo ha detto il pm della Procura di Roma, Giovanni Musarò, durante la sua requisitoria del processo bis aula morte di Stefano Cucchi, che vede imputati 5 carabinieri, Francesco Tedesco, Alessio di Bernardo, Raffaele D'Alessandro, Roberto Mandolini e Vincenzo Nicolardi, accusati a vario titolo di omicidio preterintenzionale, falso e calunnia.

Il pubblico ministero ha reso merito alla famiglia di Stefano ricordando anche il comportamento del legale di parte civile, Fabio Anselmo, che dopo avere ricevuto nel maggio 2014 delle "dichiarazioni spontanee di due carabinieri, Riccardo Casamassima e Maria Rosati, deposita il verbale in procura".

"Non va sottovalutato questo passaggio - ha spiegato il pm - perché ci si poteva fare di tutto con quelle carte". Il pm ha poi evidenziato due elementi a sostegno della tesi accusatoria sui responsabili della morte del geometra romano avvenuta il 22 ottobre 2009.

Il primo riguarda le parole del detenuto Luigi Laina', che con Stefano Cucchi ha condiviso la detenzione nel centro clinico del carcere di Regina Coeli e al quale, per Musaro', "Cucchi lascia una sorta di testamento" su chi lo ha pestato. Perché Cucchi "sapeva di essere passato per le mani di diversi carabinieri di diverse stazioni, quasi venti, dal momento del suo arresto in poi. E gli da' un'indicazione precisa, 'sono stati due carabinieri in borghese, della prima stazione da cui sono passato, che mi hanno fatto l'arresto'. È come se nell'udienza 20 marzo 2018 si fosse seduto Cucchi e avesse parlato con la voce di Luigi Laina'".

(Segue)