Cucchi, pm Musarò: famiglia sempre avuto fiducia nella giustizia -2-

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Roma, 20 set. (askanews) - I due carabinieri in borghese sono "Raffaele D'Alessandro e Alessio di Bernardo. Quando Laina' lo dice per la prima volta al pm, nell'ottobre 2014, nessuno poteva immaginare che Di Bernardo e D'Alessandro avessero partecipato all'arresto perché l'unico atto in cui compaiono e' il verbale di perquisizione domiciliare e non è un caso perché è un atto in cui pacificamente non è successo nulla. Poi Laina' ha aggiunto 'Cucchi mi disse detto che si erano proprio divertiti a menarlo'. La parola 'divertiti' la dice l'ex moglie di D'Alessandro, Anna Carino, al marito in una intercettazione, ricordandogli proprio quella circostanza".

Per fotografare "quello che e' successo a Cucchi", Musaro' utilizza proprio una frase della testimonianza di Laina': "'Pure a me m'hanno massacrato ma non a quel livello, a quel livello possono essere stati uno o più folli o una persona senza scrupoli. Cucchi stava in condizioni pietose, non riusciva a mangiare né a bere ne' a parlare. Sono rimasto impressionato dai segni che aveva sulla schiena, sembrava una melanzana, era tutta viola'. Il notevole calo di peso avuto da Cucchi dal giorno dell'arresto al giorno della morte, un chilo al giorno, e' riconducibile al trauma- ha proseguito Musaro'- Sia Laina' che l'infermiera Olivares hanno detto che non aveva mangiato nulla perché si sentiva male. E anche nella serata del 17 ottobre 2009 risulta non avere cenato all'ospedale Pertini: quindi non aveva mangiato tutto il giorno perché aveva dolore e stava male".

In aula sono presenti, come sempre, i genitori di Stefano Cucchi e la sorella Ilaria: "Un'altra miserabile falsa verità del primo grado riguarda i cattivi rapporti tra Cucchi e la sua famiglia. Cucchi chiese di parlare con suo cognato e inoltre dall'istruttoria e' emerso il suo legame fortissimo con la sua famiglia e in particolare con suo padre Giovanni, che dopo poche ore dalla perquisizione era a piazzale Clodio a sostenere e rincuorare il figlio. Dopo la morte di Cucchi, i genitori vanno nella sua casa di via Gioia Tauro, trovano un'ingente quantità di stupefacente e poi con un'onestà intellettuale e una correttezza non da tutti vanno in procura e la fanno sequestrare. Quella sostanza era un tarlo per Cucchi, andava tolta perché se l'avessero trovata avrebbe davvero preso 10 anni. Per questo Cucchi non dice nulla nell'udienza di convalida del suo arresto, i carabinieri avrebbero potuto individuare quella casa in qualsiasi momento".