Cucchi, pm: non è processo all'Arma ma a 5 carabinieri

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Roma, 3 ott. (askanews) - "I depistaggi del 2009 assumono però grande rilevanza, perché hanno condizionato la ricostruzione dei fatti oggetto di questo processo. E allora concentriamoci su quanto accadde nel 2009, partendo dal momento successivo alla morte di Stefano Cucchi": così il pm Giovanni Musarò all'avvio del suo secondo giorno di requisitoria davanti ai giudici della corte d'assise nell'ambito del processo per la morte di Stefano Cucchi, in cui sono imputati 5 carabinieri.

A parere del magistrato nella ricostruzione della vicenda va fatta "una doverosa premessa", ovvero "questo non è un processo all'Arma dei carabinieri, come la difesa di Roberto Mandolini ha insinuato nel corso dell'udienza del 8.03.2019 per opporsi alla richiesta di acquisizione della nuova documentazione".

Insomma "questo è un processo contro cinque esponenti dell'Arma dei Carabinieri i quali nel 2009, come altri esponenti dell'Arma, oggi imputati in altro procedimento penale (il riferimento è al generale Alessandro Casarsa, al colonnello Francesco Cavallo, al tenente colonnello Luciano Soligo, al luogotenente Massimiliano Colombo Labriola e al carabiniere Francesco Di Sano, imputati nel procedimento sui depistaggi, ndr.) violarono il giuramento di fedeltà alle leggi e alla Costituzione, tradendo innanzitutto l'istituzione di cui facevano e fanno parte".

Musarò poi ha spiegato: "E la migliore riprova di tale assunto è rappresentata dal fatto che l'acquisizione di alcuni elementi decisivi, sia ai fini di questo processo sia ai fini di quello sui depistaggi del 2015, è stata possibile grazie alla leale collaborazione offerta nel 2018 e nel 2019 proprio dall'Arma dei carabinieri, in particolare dal comando provinciale dei carabinieri di Roma, dal reparto operativo e dal nucleo investigativo, i cui componenti hanno profuso impegno e intelligenza ai fini della esatta ricostruzione dei fatti: ci si riferisce in particolare al rinvenimento di documenti che sono risultati di fondamentale rilevanza e che a breve verranno analizzati".

E "in proposito, per sgombrare definitivamente il campo da strumentali insinuazioni, non si può sottacere che straordinaria importanza, anche dal punto di vista simbolico, ha assunto la costituzione di parte civile del Comando generale dei Carabinieri nel cosiddetto processo dei depistaggi".