Cuoco di Milano licenziato per il coronavirus: "Ora come pago l'affitto?"

Manuela D'Alessandro

Nicholas, 21 anni, cuoco, è uno dei primi licenziati per l'emergenza coronavirus. "Ora - racconta all'AGI - non so come pagarmi l'affitto alla fine del mese. Vivo da solo e senza il supporto della famiglia".

Lavorava in un piccolo ristorante in via Torino, zona Duomo, a Milano, dove il flusso di cittadini e turisti in tempi normali garantisce guadagni certi a chiunque. Nella lettera di licenziamento, gli è stato comunicato che la decisione di lasciarlo a casa si spiega con lo "stato di emergenza per il coronavirus" che ha imposto "una riorganizzazione aziendale". "Già nella prima settimana di emergenza - dice il giovane - c'è stato un calo notevole degli affari e il mio datore mi ha messo in ferie a malincuore. Poi la situazione è peggiorata, siamo arrivati a guadagnare 50 euro al giorno dagli 800 ai 1200 euro consueti. A quel punto, la mia presenza era inutile".

Il ragazzo, che lavorava da un paio di mesi in questo ristorante e ha studiato per diventare cuoco ("specialità risotti e piatti di carne") ha deciso di non impugnare il licenziamento: "Non è certo colpa del mio datore. Nella vita bisogna essere umili, non mi metto di certo a fare la guerra con chi sta faticando come me in questo periodo. Ho pensato di andare altrove, ma probabilmente mi metterebbero in quarantena perché vengo da Milano. Non so davvero dove trovare i soldi per vivere".