Curdi siriani, chi sono?

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Curdi siriani, chi sono? Perché la Turchia, nella giornata di mercoledì 9 ottobre, ha deciso di attaccarli dopo anni di insofferenze ideologiche – e non – da una parte all’altra? Un focus da vicino per capire cosa sta accadendo nelle ultime ore, in quella che si prepara a essere l’ennesima ferocissima carneficina umana.

Chi sono i curdi

L’attacco della Turchia nei confronti dei curdi siriani nella zona nord-est della Siria era nell’aria, ovvero dal momento in cui Donald Trump – presidente degli Stati Uniti d’America – aveva dichiarato che le truppe americane presenti nella regione sarebbero state ritirate. Neanche 12 ore dopo è arrivato il primo attacco turco: quella che però va avanti da anni tra le due parti, è una guerra radicata nel profondo, che trova sfogo in alcune vicende interne turche, che considera le milizie curde “terroriste”, nonostante gli anni di lotta dei curdi contro l’ISIS – Stato Islamico – affiancate dalla coalizione americana. I curdi rappresentano la quarta etnia più grande del Medio Oriente, distribuita tra Iraq, Siria, Turchia, Iran e Armenia. Con un numero che oscilla tra 25 e 35 milioni, i curdi non hanno uno Stato, ma la loro divisione in gruppi nazionali fa si che ciascuno abbia i suoi alleati e i suoi affari interni. Nella guerra siriana sono coinvolti curdi turchi, curdi siriani e curdi iracheni: insieme hanno combattuto contro l’ISIS. Dall’inizio della guerra in Siria, i curdi hanno iniziato ad avere maggiore autonomia nella regione del “Rojava“, ovvero il “Kurdistan Occidentale”, parte del territorio nord-est a confine con la Turchia che tutt’ora abitano. Questa parte di territorio è governata dal PYD, ovvero il Partito dell’Unione Democratica, che promuove un’idea di società rara, simile a quella del PKK, ovvero il Partito dei Lavoratori. Il PKK combatte però da anni contro il governo turco per ottenere l’indipendenza, anche attraverso dure e sanguinolente lotte. Gran parte dei curdi del PYD sono ex membri del PKK: entrambi, uniti, diventano il nemico da combattere del presidente Recep Tayyip Erdoğan. Questo ha spinto recentemente la Turchia ad attaccare la regione nord-est della Siria.

La guerra contro l’ISIS e l’attacco turco

I curdi siriani hanno attratto, negli ultimi anni, numerose simpatie occidentali, proprio per via della guerra combattuta contro l’ISIS da parte delle milizie curde e le YPG – la milizia femminile. E’ grazie a loro che si è riuscito a recuperare gran parte del territorio che era finito in mano allo Stato Islamico, grazie anche alla coalizione interna guidata dagli Stati Uniti, ed è proprio grazie alla loro presenza nella zona del Rojava se – ad oggi – si è evitato un ritorno dell’ISIS. Nonostante queste simpatie, affiancando le milizie curde, gli Stati Uniti hanno scatenato le preoccupazioni della Turchia, in quanto il gruppo dei curdi siriani scelto dagli americani è considerato dai turchi “terrorista“. Essendo la Turchia alleata degli Stati Uniti e membro della NATO, gli americani hanno cercato di mantenere un equilibrio che andasse bene ad entrambe le forze, ma nonostante i numerosi accordi e patti – l’ultimo lo scorso agosto firmato dagli Stati Uniti per stabilizzare il confine tra Rojava e la Turchia ed evitare un nuovo conflitto, le cose sono infine degenerate. Per i turchi il problema continua a essere la presenza dei curdi siriani al di là del suo confine meridionale, confine della quale aveva preso una parte di controllo nell’estate 2016 – ex territorio ISIS – e nel gennaio 2018 dove, entrando nella città di Afrin – nord della Siria – erano riusciti a estendere il loro controllo sul territorio. Questo nuovo attacco punta alla zona est della Siria, dove i turchi starebbero cercando di creare un “corridoio di sicurezza” dalla quale cacciare i curdi e trasferire i profughi siriani arrivati in Turchia negli ultimi anni dopo essere scappati dalla guerra. Non è ancora ben chiaro cosa accadrà ora, soprattutto perché non sono chiare le intenzioni della Turchia. Per i curdi siriani inizia una guerra che sembra non terminerà nel breve, e che avrà gravi conseguenze sulla regione nord-est del Paese e sul futuro dei cittadini stessi. Con l’allontanamento degli Stati Uniti e la Russia che sembra non aver intenzione di intervenire, per il momento l’inizio di questa nuova guerra ha già messo in allarme l’UE e l’ONU intera.