Cutrone: 'Sempre legato al Milan, Ibra fuori categoria. Io e Lautaro simili. Su Gattuso, flop in Premier e Fiorentina...'

Il Milan e Gattuso, l'Inghilterra e il ritorno in Italia. C'è tutto nella lunga intervista concessa da Patrick Cutrone a SportWeek, l'attaccante della Fiorentina si racconta a 360° gradi.

IDOLI D'INFANZIA - "Non ne avevo uno in particolare. Mi piaceva un sacco Van Persie, fenomenale. Poi Drogba, Inzaghi... Di Van Basten ho visto i video perché me ne avevano parlato tanto".

PROVINO CON L'INTER A 8 ANNI - "Quel giorno eravamo tantissimi. Alla fine mi dissero 'ti richiameremo sicuramente', invece non seppi più nulla. Feci un provino al Monza, e quella soluzione mi stava bene. Ma quando arrivò la chiamata del Milan non ci pensai un attimo. Al provino segnai quattro gol: bastarono. In realtà mi avevano già scelto".

GATTUSO - "E' stato un bel rapporto. Siamo due persone dirette, che si dicono le cose in faccia. Una volta, a Bologna, mi sostituì e borbottai: il giorno dopo gli chiesi scusa. L'ultimo periodo mi fece giocare di meno, ma non mi va di parlarne. Ha dimostrato di tenerci a me, in allenamento mi stava dietro, mi diceva dove migliorare. Su questo non posso dir niente".

PRIMA DA AVVERSARIO - "Forse è meglio che succeda a Firenze, piuttosto che a San Siro. E' una squadra a cui cui tengo ancora tantissimo. Sarà bello incontrare i miei vecchi compagni e i tifosi, che mi hanno sempre fatto sentire il loro affetto. Se chiederò la maglia a Ibrahimovic? Sarebbe bello. E' Ibra, non c'è bisogno di dire altro".

SE NON AVESSE LASCIATO IL MILAN... - "Con i se e con i ma non si fa la storia. Neanche la mia. Se è andata così, vuol dire che doveva andare così. Non posso sapere cosa sarebbe successo se fossi rimasto a Milano. Di sicuro non mi interessa guardarmi indietro".

FIORENTINA - "E' una squadra che mi ha sempre affascinato per la sua storia, per i campioni come Batistuta che ci sono passati, per la sua tifoseria appassionata. E perché è una città splendida".

VLAHOVIC - "Secondo me ci completiamo. Io attacco di più lo spazio, lui viene più incontro. Mi piacerebbe giocarci insieme. Ma c'è Chiesa, sta per rientrare Ribery: c'è tanta gente forte".

ESPERIENZA AI WOLVES - "Sono cresciuto a livello umano e professionale. Ho conosciuto una nuova cultura, nuovi usi, ho migliorato parecchio il mio inglese, che adesso parlo discretamente. A livello calcistico ho imparato un nuovo modo di giocare, con ritmi diversi, più intensi, dove si attacca molto di più, senza paura di allungarsi. In Premier non si indietreggia, si avanza. Perché non è andata bene? Molti dicono che non mi sia ambientato. Falso. La verità è che l'allenatore, Espirito Santo, aveva il suo gruppetto di fedelissimi dal quale non derogava, quelli con cui aveva conquistato la promozione dalla Championship. Era fissato sugli undici, sempre gli stessi, e gli altri non li vedeva: non soltanto me, tutti. Ho giocato tre partite da titolare e segnato due gol, ma non era cambiato niente. A quel punto son voluto andare via".

TRE CENTRAVANTI PIU' FORTI DEL MONDO - "Numero uno, Lewandowski. E' il più forte per la tranquillità, la naturalezza con cui fa le cose. Due, Higuain: gioca di squadra, facilità di smarcamento, di trovarsi al posto giusto nel momento giusto. Infine Lautaro: ci assomigliamo un po' per determinazione e spirito di sacrificio. Entrambi aiutiamo la squadra. E poi c'è Ibra, ma lui è fuori categoria. Lui sa e può fare tutto".

NON SOLO UOMO AREA - "La cosa detta sul mio conto che mi fa più incazzare? Quando dicono che sono solo uno da area di rigore. Il gol per me? Una dipendenza. Perciò spero di farne tanti".