Da droni a petroliere, come in 3 mesi è montata tensione nel Golfo -2-

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Roma, 20 lug. (askanews) - 13 giugno - Un mese dopo altre due petroliere, norvegese e giapponese, sono attaccate nei pressi dello stretto di Hormuz. Stavolta l'amministrazione di Donald Trump chiama subito in causa la Repubblica islamica e diffonde un video nel quale si assisterebbe all'avvicinamento a uno scafo da parte di una imbarcazione veloce delle Guardie rivoluzionarie per ritirare "una mina con ventosa inesplosa". Il Pentagono preciserà l'accusa sei giorni dopo affermando di aver recuperato sullo scafo della nave giapponese Kokuka Courageous indizi materiali e impronte che confermano la pista iraniana. Ancora una volta Teheran nega vigorosamente.

20 giugno - La settimana successiva la tensione sale ancora dopo chel'Iran abbatte un drone di sorveglianza della Marina Usa che avrebbe violato il suo spazio aereo. Washington e Teheran si dedicano per l'intera giornata a una battaglia di comunicazioni sulla localizzazione esatta del velivolo nel momento in cui è stato colpito. Trump approva una rappresaglia militare contro obiettivi iraniani per poi cambiare idea all'ultimo momento. Secondo fonti governative iraniane, l'Irann viene avvertito da Trump dell'imminenza dell'attacco.

4 luglio - Una nave iraniana, Grace 1, sospettata di portare un carico di petrolio destinato alla Siria in violazione delle sanzioni contro Damasco, viene sequestrato al largo del territorio britannico di Gibilterra. L'Iran denuncia un atto di "pirateria" in alto mare e afferma che la destinazione della petroliera non è la Siria. Nei giorni successivi il presidente iraniano Hassan Rohani mette in guardia Londra dalle "conseguenze" del sequestro della nave. Un alto ufficiale delle Guardie rivoluzionarie dirà poi che Londra e Washingtonton "rimpiangeranno amaramente" la decisione. (Segue)