Da epicentro del Covid a cuore delle vaccinazioni: Bergamo supera il 92% di prime dosi

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- (Photo: ansa - getty)
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La fila di carri militari che trasportavano i corpi delle vittime del Covid: l’immagine simbolo della pandemia in Italia, quella destinata a segnare in maniera indelebile l’immaginario del nostro paese e dell’intero occidente. Bergamo, una delle città più colpite dal virus, oggi si prende una rivincita, che non cancellerà il passato ma che traccia la strada del futuro: il raggiungimento del 92,07% di vaccinati con prima dose.

La copertura ormai supera di gran lunga quell’85% che era stato fissato come obiettivo dalla Regione e dalle Agenzie di tutela della Salute sul territorio. In Lombardia, secondo gli ultimi dati diffusi, fanno meglio di Bergamo solo Lecco col 93,26% di prime dosi, Monza-Brianza al 93,04%, Sondrio al 92,22% e Brescia al 92,18%. Scarti minimi, insomma. Traguardi che non possono essere considerate semplici cifre, in un territorio che per primo ha dovuto affrontare il dramma del coronavirus.

“I numeri li conosciamo. In quei giorni, dalla ventina di febbraio 2020 in poi, la crescita dell’epidemia fu rapidissima. La terapia intensiva e ogni altro reparto della nostra struttura erano saturi. Ai tempi non sapevamo nulla del virus: avevamo a disposizione solo qualche report preliminare e linee guida in cinese, tradotte in fretta e furia. Forse una riflessione su cosa non ha funzionato e cosa potremmo fare di diverso in futuro non è ancora iniziata, ma finalmente quei giorni sono lontani”, dice oggi il professor Marco Rizzi, primario di Malattie Infettive dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.

A venti mesi di distanza dalla prima ondata, Bergamo rinasce. E lo fa grazie alla scienza. “Osservando i dati si nota una grande adesione alla campagna vaccinale in tutto il territorio bergamasco, anche nelle città che hanno subito in maniera minore l’impatto nelle prime settimane della pandemia. Tutti i cittadini - commenta il professor Rizzi - stanno dimostrando responsabilità verso la propria salute e verso la comunità. Possiamo essere contenti. Ora confidiamo nella sensibilizzazione che il Covid potrà avere sulla vaccinazione antinfluenzale, storicamente poco gettonata anche a livello nazionale”.

Quello dell’alta partecipazione alla campagna anti-Covid è un dato ancor più significativo in giorni scanditi da proteste di piazza e rivendicazioni No Vax e No Green Pass. “Ricordiamo che anche qualche anno fa, quando ci fu l’introduzione dell’obbligo dei 10 vaccini per l’iscrizione a scuola dei bambini, ci furono proteste. Al di là del clamore immediato, in quel caso le vaccinazioni andarono avanti e i No Vax rimasero in assoluta minoranza. I dati che abbiamo a disposizione oggi ci fanno supporre che la tendenza sarà la stessa. Ovviamente, purtroppo, non mancano le eccezioni”, ricorda il primario di Malattie Infettive dell’Ospedale di Bergamo, che prosegue: “Lo scetticismo esiste, in Lombardia ma anche a livello nazionale. Per esempio nella provincia di Bolzano, in Trentino Alto Adige, c’è da sempre uno zoccolo duro di scettici”.

Se ormai quasi due anni fa l’Ospedale Papa Giovanni XXIII doveva affrontare il dramma di reparti saturi e turni straordinari per un personale sanitario esposto al rischio contagio, oggi le cose sono diverse. Decisamente. Il primario dice che “ormai ci sono circa venti pazienti ricoverati tra intensiva e Malattie Infettive per tutta la provincia di Bergamo. L’impatto in questo momento è contenuto e governabile. I dati, per fortuna, sono più o meno gli stessi in tutta la Lombardia”. “La luce in fondo al tunnel si vede, ma ricordiamoci che la situazione è fluida. Attenzione a non abbassare la guardia consci di quanto sta accadendo nel Regno Unito, in Russia e nei paesi dell’Est”, conclude Rizzi.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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