Da Facebook a "Boomerbook": così il social è diventato un ritrovo per 50enni

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(Photo: Facebook)
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“Facebook ha una crisi di mezza età. A volte è difficile ricordare che abbia solo 17 anni”: con queste parole, The Atlantic mette il dito nella piaga del colosso dei social network, travolto dallo scandalo “Facebook Files” e dal down mondiale. Il materiale rivelato dal Wall Street Journal grazie alle soffiate dell’ex dipendente Frances Haugen è stato definito dal giornale americano “incendiario”. Ma c’è un documento in particolare che potrebbe creare problemi all’azienda molto più della divulgazione di fake news e dell’ipotesi che il social network abbia “favorito” l’assalto a Capitol Hill e le violenze contro i Rohingya nel Myanmar. Stando alle stesse ricerche effettuate dal colosso, i giovani credono che Facebook sia fuori moda. L’aura dell’azienda da sogno, con la voglia di cambiare il mondo, sarebbe scomparsa, lasciando spazio ad una creatura stanca, appassita e forse con qualche rimpianto, capace di catturare l’attenzione di una specifica categoria di persone: i cinquantenni e ultracinquantenni, quelli che i giovani chiamano “boomer”, ovvero i nati tra il 1946 e il 1964.

Ma come ha fatto Facebook a trasformarsi, in un lasso di tempo così breve, in “boomerbook”? Antico, stantìo: così lo giudicano gli adolescenti. Stando ad un report interno, in una dichiarazione rilasciata da un ragazzino di 11 anni ai ricercatori si legge: “Facebook è per i vecchi”. E le statistiche gli danno ragione: sono solo cinque milioni i teenager che negli Stati Uniti si connettono ogni giorno sul social network. Un numero che impallidisce di fronte ai 22 milioni che quotidianamente accedono a Instagram. Secondo l’autrice dell’articolo del The Atlantic, Helen Lewis, molti giovani vedono Facebook come il posto in cui i propri genitori dibattono sulla politica e i nonni postano le foto delle vacanze. E quale ragazzino, membro rispettabile della Generazione Z, vorrebbe frequentare un posto pieno di anziani? Inoltre, una ricerca interna del 2019 condotta da Facebook evidenzia come siano proprio gli ultra 65enni i più propensi a condividere link che rimandano a siti che pubblicano regolarmente fake news, mentre i giovani hanno dimostrato in più occasioni di saper scegliere meglio le proprie fonti. Giovani e vecchi si trovano su due piani diversi e utilizzano la piattaforma in maniera completamente diversa. “Quindi addio Boomerbook - scrive The Atlantic - e benvenuti Tiktok e Instagram”.

st/facebook Message posted at an online college community called 'thefacebook.com.  (Photo by Juana Arias/The The Washington Post via Getty Images) (Photo: The Washington Post via The Washington Post via Getty Im)
st/facebook Message posted at an online college community called 'thefacebook.com. (Photo by Juana Arias/The The Washington Post via Getty Images) (Photo: The Washington Post via The Washington Post via Getty Im)

A cambiare, in questi diciassette anni, sono state le generazioni più giovani oppure è stato il social network stesso? “Facebook non è stato creato per i teenager di oggi”, puntualizza The Atlantic. “Mark Zuckerberg ha creato la piattaforma per aiutare gli studenti di Harvard a connettersi con altre persone nei vicini dormitori e si è trasformato nel tempo in un modo per restare in contatto con tutte quelle persone che abbiamo lasciato indietro nella vita: dagli ex colleghi ai coinquilini alle coppie di amici che hanno iniziato a disertare le feste da quando sono diventati genitori. Facebook è un modo per tenere il passo con le persone che un tempo conoscevamo. E non si conoscono molte di queste persone quando hai solo 15 anni”.

Eppure, almeno nei primi anni di vita, Facebook esercitava un forte appeal sui giovani. D’altronde da un giovane era stato creato. L’allora diciannovenne Mark Zuckerberg rese disponibile in internet Facemash, un sito web, predecessore di Facebook, il 28 ottobre 2003, mentre frequentava il secondo anno all’università di Harvard. Per completare il progetto, Zuckerberg si introdusse in aree protette della rete universitaria e copiò le foto dei documenti di riconoscimento degli studenti. Facemash registrò più di 450 visitatori e 22 000 foto visualizzate durante le prime quattro ore di visibilità del sito, ma fu chiuso pochi giorni dopo dai responsabili dell’università. Nel gennaio 2004 cominciò a programmare un nuovo sito web, che vide la luce il 4 febbraio 2004, anche grazie all’aiuto di Andrew McCollum, che contribuì alla programmazione, e a Eduardo Saverin, che ne curò gli aspetti aziendali. Il sito era raggiungibile all’indirizzo thefacebook.com.

CAMBRIDGE - NOVEMBER 12: Founder of Facebook.com Mark Zuckerberg, right, and Dustin Moscovitz, co-founder, left; have their photo taken at Harvard Yard. The two are students at Harvard University who are taking the semester off. (Photo by Justine Hunt/The Boston Globe via Getty Images) (Photo: Boston Globe via Boston Globe via Getty Images)
CAMBRIDGE - NOVEMBER 12: Founder of Facebook.com Mark Zuckerberg, right, and Dustin Moscovitz, co-founder, left; have their photo taken at Harvard Yard. The two are students at Harvard University who are taking the semester off. (Photo by Justine Hunt/The Boston Globe via Getty Images) (Photo: Boston Globe via Boston Globe via Getty Images)

Il nome “Facebook” prende spunto da un elenco con nome e fotografia degli studenti, che alcune università statunitensi distribuiscono all’inizio dell’anno accademico per aiutare gli iscritti a socializzare tra loro. Per la fine del mese di febbraio più della metà della popolazione universitaria di Harvard era registrata al servizio. A quel tempo Zuckerberg fu aiutato anche dal grafico Dustin Moskovitz e da Chris Hughes per la promozione del sito. Nel marzo 2004 Facebook si espanse all’Università di Stanford, alla Columbia University e all’Università Yale. Ad aprile del 2004 il servizio si allargò al resto della Ivy League, al MIT, alla Boston University e al Boston College. Fu poi la volta di altri istituti negli Stati Uniti e in Canada. A metà del 2004 fu fondata la corporation Facebook, Inc. L’imprenditore Sean Parker, fino ad allora un consigliere informale di Zuckerberg, ne divenne presidente. A giugno 2004, terminato l’anno accademico, Zuckerberg e Moskovitz si trasferirono a Palo Alto in California con McCollum, che aveva seguito uno stage estivo alla Electronic Arts. Affittarono una casa vicino all’Università di Stanford, dove furono raggiunti da Adam D’Angelo e da Parker. A fine mese ricevettero il primo finanziamento, dal cofondatore di PayPal Peter Thiel. Successivamente il social network fu aperto anche agli studenti delle scuole superiori, e poi a chiunque dichiarasse di avere più di 13 anni di età, raggiungendo un enorme successo planetario: nel giugno 2017 ha toccato quota 2,23 miliardi di utenti attivi mensilmente, e si è classificato come primo servizio di rete sociale per numero di utenti attivi.

In Italia il boom di presenze si registrò nel 2008: nel mese di agosto si sono contate oltre un milione e trecentomila visite, con un incremento sull’anno precedente del 961%; il terzo trimestre ha poi visto l’Italia in testa alla lista dei paesi con il maggiore incremento del numero di utenti (+135%). Secondo i dati forniti da Facebook e raccolti nell’Osservatorio Facebook, gli utenti italiani nel mese di novembre 2011 erano 21 milioni, di cui 13 milioni si collegavano ogni giorno. Facebook piaceva a tutti: dava la possibilità di condividere pensieri, foto e ricordi, “taggare” gli amici (termine ancora nuovo, all’epoca), prendere parte a gruppi e sperimentare il “mi piace”, allora ancora una novità.

Mark Zuckerberg, Facebook CEO appears at the Computer History Museum in Mountain View Calif. for a 2 hour talk with The Facebook Effect, Author David Kirkpatrick and NPR's Guy Raz. Zuckerberg announced earlier in the day that Facebook surpassed the 500 million active users milestone. (Photo by Kim Kulish/Corbis via Getty Images) (Photo: Kim Kulish via Corbis via Getty Images)
Mark Zuckerberg, Facebook CEO appears at the Computer History Museum in Mountain View Calif. for a 2 hour talk with The Facebook Effect, Author David Kirkpatrick and NPR's Guy Raz. Zuckerberg announced earlier in the day that Facebook surpassed the 500 million active users milestone. (Photo by Kim Kulish/Corbis via Getty Images) (Photo: Kim Kulish via Corbis via Getty Images)

Se il 24 agosto 2015 Facebook raggiunge la cifra record di 1 miliardo di utenti attivi sulla piattaforma contemporaneamente, il 24 luglio 2018 è annunciato il primo calo di utenti attivi in Europa dopo anni, nonché un forte rallentamento della crescita a livello globale (circa +10% di utenti attivi giornalieri rispetto al secondo trimestre 2017). La previsione di eMarketer sull’utilizzo di Facebook nel 2018 aveva visto giusto: negli Stati Uniti e in molti altri mercati avanzati il social avrebbe perso milioni di utenti giovani, sotto ai 25 anni, e acquistato milioni di utenti più anziani, sopra ai 55 anni. Sarebbe dunque diventando un posto per adulti poco avvezzi al digitale. Detto, fatto: negli Stati Uniti un sondaggio del Pew Research Center del maggio 2018 ha censito un calo più che sensibile soprattutto tra gli utenti Facebook più giovani. Basti pensare che nel 2015 i giovanissimi (tra 13 e 17 anni) che usavano Facebook erano il 71%, poco meno del 50% erano affezionati a Instagram e 4 su 10 a Snapchat. Nel 2018 le percentuali si sono ribaltate, Instagram è al 72%, Snapchat al 69% e Facebook ha perso quasi 20 punti percentuali, assestandosi al 51% circa.

L’invasione dei cosiddetti “boomer” su Facebook ha avuto l’effetto di allontanare i giovanissimi dalla piattaforma. I giovani mal sopportano le orde di utenti “anziani” convinti che il web sia un posto in cui ci si scambia i “Buongiornissimo! Kaffè?” e si commenta a sproposito qualsiasi post. Preferiscono un altro tipo di social network, dove lo scambio è basato molto più sulle immagini e sulla condivisione di momenti di vita quotidiana, come Instagram. Anche quest’ultimo, sempre di proprietà di Facebook, non è esente da colpe, però. Nei “Facebook Files” rivelati dal Wall Street Journal sono contenuti studi interni dell’azienda dai quali si evince quanto il social network fosse consapevole dei danni causati sulle generazioni più giovani in termini di salute mentale.

Mark Zuckerberg, CEO of Facebook, which he founded in 2004, answers quesitons during a press conference. Microsoft announced more collaboration with the Bing Search Engine and Facebook  at Microsoft Silicon Valley Campus on Wednesday, Oct. 13, 2010. (Karen T. Borchers/Mercury News)(Digital First Media Group/Mercury News via Getty Images) (Photo: MediaNews Group via MediaNews Group via Getty Images)
Mark Zuckerberg, CEO of Facebook, which he founded in 2004, answers quesitons during a press conference. Microsoft announced more collaboration with the Bing Search Engine and Facebook at Microsoft Silicon Valley Campus on Wednesday, Oct. 13, 2010. (Karen T. Borchers/Mercury News)(Digital First Media Group/Mercury News via Getty Images) (Photo: MediaNews Group via MediaNews Group via Getty Images)

I nati dal 2004 in poi non hanno mai conosciuto un mondo senza Facebook e senza social network. E sono proprio loro i più esposti ai pericoli di questo universo parallelo. Forse hanno vissuto uno scandalo di sexting a scuola o hanno visto un video su Whatsapp in cui un compagno veniva bullizzato. Una delle ricerche “segrete” di Facebook ha evidenziato che i ragazzi adolescenti tendono a consigliare ai preadolescenti di non condividere post di cui potrebbero pentirsi. Segno - inquietante - di come si diventi sempre più consapevoli della minaccia rappresentata dai social network. Se vuole piacere ai più giovani, la creatura di Mark Zuckerberg deve adattarsi ai loro bisogni, e non il contrario: è necessario trovare una nuova strategia di comunicazione, un nuovo modo di entrare in contatto con i ragazzini e conquistarli. Solo così la piattaforma potrà “ringiovanire”.

Che Facebook stia invecchiando non è un mistero. Ma c’è modo e modo di invecchiare. “Potrà avere anche 17 anni, ma sembra molto più vecchio - conclude The Atlantic -. Quando l’investitore Peter Thiel fu invitato a tenere un discorso motivazionale nel 2012, disse: ‘Alla mia generazione erano state promesse colonie sulla luna. Invece, noi abbiamo Facebook’. L’azienda è sempre sembrata ottimista, piena di potenziale, ha sempre trasmesso un’immagine di sé ribelle in infradito e felpa. Ora è più ricca, è stabile, ma è fuori forma, gonfia, invasa da un vago senso di rimpianto per le opportunità perse e obbligata ad indossare la camicia agli incontri importanti. Facebook ha una crisi di mezza età. Deve imparare ad invecchiare con grazia, perché il sogno di inseguire la giovinezza perduta sta facendo male a tutti noi”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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