Da Kate Middleton e dalla sua Chanel possiamo imparare una grande lezione sulla moda "mordi e fuggi"

Ilaria Betti

“Parte tutto dalla consapevolezza che ognuno ha della propria identità. Così fanno i reali e così possono fare tutti”. Secondo Danilo Venturi, direttore del Polimoda, prestigiosa scuola di moda privata di Firenze, i membri della Royal Family hanno - ancora - molto da insegnarci in fatto di stile. Ad esempio, possono aiutarci a capire come costruire un armadio che duri nel tempo, qualcosa che non siamo più capaci di immaginare, dato che abbiamo smarrito la nostra identità: “Se acquistiamo online capi e accessori di poco valore, ci facciamo due foto, le postiamo sui social e poi facciamo il reso, è perché non sappiamo bene chi siamo, andiamo per tentativi e cerchiamo consenso nei click degli altri. Si tratta di un inquinamento mentale, spesso indotto, che produce a sua volta inquinamento ambientale. Oggi non siamo più solo quello che siamo, o quello che abbiamo, ma siamo anche quello che buttiamo (o rendiamo)”.

I membri della Royal Family, invece, sanno bene chi sono. Possono permettersi anche di rinunciare al grande stilista di turno e osare con abiti low cost, senza per questo snaturarsi. È il caso di Kate Middleton: da quando è diventata moglie del principe William ha sfoggiato senza timore abiti di Zara e di Topshop, catene simbolo del fast fashion, e ha riciclato outfit già visti (anche per occasioni importanti). Si è fatta conoscere per il suo stile sobrio ed elegante, che raramente cede alla griffe evidente. Recentemente, però, ad un look autunnale - sofisticato, ma dal prezzo abbordabile - ha abbinato una borsa di Chanel del costo di circa 3000 euro. Che sia un messaggio contro la moda “mordi e fuggi”?

 

 

“La borsa - spiega Danilo Venturi - è per una donna qualcosa di estremamente personale perché il rapporto con questo oggetto è sia fisico sia psicologico, sia pratico sia simbolico. La borsa è anche uno degli accessori più griffati dai brand, quasi come fosse un tatuaggio sul corpo di chi la porta. Segna un’appartenenza,...

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