Da Mengoni a Elisa, le recensioni alle uscite della settimana

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AGI -  Bene ma non benissimo il nuovo singolo di Mengoni, Elisa va sull'usato sicuro, un inno al rock melodico di provincia il featuring tra i Fask e Ligabue, di inarrivabile bellezza quello che unisce i Calibro 35 e Joan As Police Woman sulle note di Morricone. A sorpresa ben fatto il nuovo brano dell'ex “Amici di Maria De Filippi” Luigi Strangis, particolarmente interessante quello di Meg mentre Joan Thiele ci permette di ritrovare un'ottima Elodie. Sfiora nuovamente il capolavoro Andrea Laszlo De Simone.

Marco Mengoni – “Tutti i miei ricordi”: Questa “Tutti i miei ricordi” dovrebbe anticiparci quale sarà il mood del secondo capitolo della trilogia “Materia” (dopo “Terra” toccherà a “Pelle”). Produzione di DRD, ritmica quindi che passa dal soul al clubbing, senza però rinunciare al concetto, in questo caso una serrata presa di coscienza, un abbraccio virtuale al proprio passato, al ciò che è stato. Si tratta tutto sommato di un buon brano, il romanticismo in beat è un mondo ancora non troppo esplorato e che già ci ha regalato diversi spunti di riflessione; non però stavolta, tutto resta pulito ma discretamente superficiale, tutto fatto bene, ci mancherebbe, parliamo di uno dei maggiori interpreti del pop italiano contemporaneo, ma non scava dentro, non stuzzica il palato, non richiama atmosfere all'altezza dell'argomento trattato. Rimane lì, ben fatto, sufficiente per una bella pacca sulla schiena, una luce accesa quando da Mengoni ci aspettiamo i fuochi d'artificio.

Elisa – “Silent Song”: Bonus track del disco live legato a “Back To The Future”, questa “Silent Song” è una struggente litania su un tappeto di piano e voce supportato da archi nella quale Elisa si interroga in lingua inglese sulla geografia dell'amore: dov'è? Che rumore fa? Da dove arriva? Diciamo che stiamo parlando di una specialità della casa, un usato sicuro come le lasagne di mammà e Gerry Scotti.

Fast Animals And Slow Kids feat. Ligabue – “Il tempo è una bugia”: Due generazioni si incontrano in un territorio neutro, quello della nostalgia, quello di immagini di provincia, che è un universo che sia i Fask che Ligabue hanno approfondito bene come pochi. Ed è un incontro felice perché il pezzo, pur non alimentando chissà quale fuoco, funziona, riassume in maniera efficace in quale punto della storia i Fask e Ligabue diventano anello di congiunzione del rock melodico italiano. Istintivamente verrebbe da parlare di staffetta, ma auguriamo ai Fask di restare vivi e curiosi come Ligabue non è da una quindicina buona d'anni e a Ligabue di ritrovare quel Ligabue della prima metà della sua carriera, un miracolo nel quale, per il bene che gli si vuole, incondizionatamente, noi speriamo ancora con veemenza.

Elodie feat. Joan Thiele – “Proiettili (ti mangio il cuore)”: L'eccezionale Joan Thiele riporta Elodie sui binari della musica fatta per essere ascoltata ancor prima che vista; questa “Proiettili” (scritta anche da Elisa) è un bellissimo pezzo minimal, complesso, con una progressione molto interessante, dalle tonalità eteree e coinvolgenti. Un brano che ci ricorda che Elodie avrebbe anche la possibilità di fare seriamente il mestiere, di rinunciare a questa esposizione sguaiata da rivista patinata e, perdio, cantare; che è una cosa che ha già dimostrato di saper fare.

Andrea Laszlo De Simone – “I nostri giorni”: Chetelodicoafare: i brani di Andrea Laszlo De Simone con quel carico di epica antica che ci convince che tutto sia potenzialmente poetico in questa vita grama, ti strappano sempre via un pezzettino di cuore. E tu te li godi ad occhi chiusi, alimentando spasmi di autentica gioia, come se il tuo corpo si ritrovasse nel bel mezzo di una tempesta di carezze. Eppure il brano propone tratti fortemente cupi, dolorosi, nostalgici, il lato B di “Vivo” se vogliamo, capolavoro assoluto dopo il quale De Simone aveva annunciato un'interruzione della sua carriera a tempo indeterminato. E poi così, una notte, senza particolari annunci, ci propone questa nuova perla, questo spaccato di mondo in immagini, la possibilità di guardare alla vita con occhi vergini e disincantati, una finestra su un'umanità bellissima e dissennata. Andrea Laszlo De Simone si riconferma artista di un altro livello, il miglior cantautore della sua generazione? Quasi certamente. Tra i migliori di sempre? Inserito in quella lista lì? Probabilmente.

Calibro 35 feat. Joan As Police Woman – “The Ballad Of Sacco And Vanzetti”: Questa avventura dei Calibro 35 nell'universo del maestro Ennio Morricone, è pura goduria. Non solo perché viene riproposta una musica, manco a dirlo, tra le migliori mai composte da mente umana, quel talento cristallino, composto ed intellettuale che Morricone aveva nel tradurre le immagini in musica; ma soprattutto perché gli strepitosi Calibro 35, troppo alti per dominare le classifiche ma baluardo di una modalità di fare musica che porta proprio quell'intellettualismo ai giorni nostri, mantengono un equilibrio esteticamente e concettualmente irresistibile. L'artigianalità con la quale portano a casa la loro musica è coinvolgente, è innegabilmente meravigliosa; poi se ci aggiungi anche il tocco di Joan As Police Woman, cantautrice della quale vi consigliamo di recuperare tutto ciò che ha mai fatto, il paradiso ti sembra qualche tacca più vicino a questo scatafascio di mondo.

Luigi Strangis – “Stai bene su tutto”: Alziamo le braccia: pezzo azzeccato, funzionante, divertente nell'essere extrapop, specie nella preparazione al ritornello, ma anche ammiccante nel proporre un flusso di immagini e guizzi davvero efficaci durante le strofe. Bravo.

Peppe Soks feat. Nathys – “Chanel”: Sempre stupefacente la capacità del rap napoletano di proporre la propria prospettiva romantica, quella che ti permette di scavalcare con agilità quei primi istanti durante i quali pensi di trovarti dinanzi ad un'opera dalle fattezze piuttosto cafone per poi capire che in realtà stai ascoltando una canzone dalla bellezza opinabile ma dall'efficacia senza tempo. Succede in praticamente tutta la discografia hip hop partenopea e questa “Chanel” non fa differenza.

Meg feat. Altea, Alice, SANO e specchiopaura – “Arco & Frecce”: Cantautorato elettronico molto complesso e molto affascinante. La voce straordinaria di Meg, questa sua propensione naturale alla contemporaneità (già anticipata vent'anni fa tra l'altro), lega le fila di un pezzo notturno che fa viaggiare, con la bocca impastata d'alcool e un retrosenso di vita vissuta, di un'avventura compiuta, un viaggio negli inferi e ritorno, il collettivo napoletano Thru Collected a fare da guida, da grillo parlante, come un coro greco dal fascino immortale. Una bomba insomma.

Sissi – “Sottovoce”: Evidentemente non sanno come dirle che quello che fa lo hanno fatto già altri 3mila artisti italiani e che di 2996 di questi abbiamo ragionevolmente perso le tracce. Così continuano a farle incidere questo pop insipido e dimenticabilissimo.