Da Orban al ddl Zan, il governo Draghi di fronte ai diritti LGBTI

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Roma, 24 giu. (askanews) – Le strade di Monaco di Baviera si sono riempite di arcobaleni per la partita Germania-Ungheria di Euro2020, una protesta contro la legge che sta per entrare in vigore a Budapest e vieta la rappresentazione dell’omosessualità nelle scuole e nei programmi per minorenni.

L’Ungheria sul campo ha pareggiato, ma è fuori dal campionato. Ma la vicenda della legge ungherese investe tutta l’Unione europea e anche l’Italia. La presidente della Commissione Europea, Ursula von den Leyen, ha definito la legge “una vergogna” promettendo una protesta formale con il governo di Viktor Orban.

In Italia poi il tema si lega inevitabilmente al ddl Zan contro la transfobia in discussione al Senato, una norma che il Vaticano ha contestato con una lettera a palazzo Chigi, sostenendo che violerebbe il Concordato fra Stato e Chiesa.

Il presidente del Consiglio Mario Draghi in Senato ha rimandato la palla al Parlamento sovrano, ricordando però che: “Quel che voglio dire rispetto agli ultimi sviluppi è che il nostro è uno Stato Laico, non uno Stato confessionale”.

Non solo, Draghi ha ricordato che il nostro ordinamento fornisce tutte le tutele anche verso i trattati internazionali. Fin qui è tutto scontato, ed è possibile che il governo stia trattando con la Santa Sede. Però lo stesso Draghi ha legato la vicenda alle leggi ungheresi, parlando di ‘completezza di informazione’, come a sottolineare l’impegno italiano per la tutela dei diritti LBGTI.

“L’Italia ha sottoscritto con altri 16 paesi europei una dichiarazione in cui si esprime preoccupazione sugli articoli di legge in Ungheria che discriminano in base all’orientamento sessuale”

Infine arriva un tweet della Presidenza del Consiglio che pubblica la dichiarazione, un testo che ricorda che sabato 28 giugno si celebrerà il Pride. Il governo non cita Orban né il Vaticano, ma afferma: “Oggi e ogni giorno, sosteniamo la diversità e l’uguaglianza LGBTI perché le generazioni future possano crescere in una Europa di uguaglianza e rispetto”.

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