Da reietto a interlocutore: Lukashenko ora tratta con Merkel e Ue

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(COMBO) This combination created on November 10, 2021 of file pictures shows (L-R) German Chancellor Angela Merkel (on October 29, 2021 in Athens), Poland's Prime Minister Mateusz Morawiecki (on February 20, 2020 in Brussels), the
President of Belarus Alexander Lukashenko (on November 12, 2019 in Vienna) and Russia's President Vladimir Putin (on July 4, 2019 in Rome). - German Chancellor Angela Merkel has telephoned Russian President Vladimir Putin to ask him to get Belarus to stop the
(COMBO) This combination created on November 10, 2021 of file pictures shows (L-R) German Chancellor Angela Merkel (on October 29, 2021 in Athens), Poland's Prime Minister Mateusz Morawiecki (on February 20, 2020 in Brussels), the President of Belarus Alexander Lukashenko (on November 12, 2019 in Vienna) and Russia's President Vladimir Putin (on July 4, 2019 in Rome). - German Chancellor Angela Merkel has telephoned Russian President Vladimir Putin to ask him to get Belarus to stop the

Dal vertice straordinario dei leader europei convocato in tutta fretta nell’agosto 2020, nel pieno delle proteste a Minsk per la rielezione di Lukashenko con una marea umana in piazza a denunciare brogli elettorali e repressione, al caos migranti di questi giorni al confine esterno dell’Ue in Polonia e Lituania. Prima, Lukashenko era il ‘reietto’ con cui nessun leader europeo parlava, trattato come l’amico di Putin con cui non si dialogava: se creava danni, da Berlino Angela Merkel prendeva il telefono e chiamava Mosca. Lukashenko era l’oggetto delle sanzioni europee, decise in quattro e quattr’otto nell’agosto dell’anno scorso e rafforzate dal Consiglio affari esteri lunedì scorso. Ora invece, obtorto collo, il leader bielorusso è diventato interlocutore dell’Unione, nello specifico della leader più attiva nelle mediazioni europee, pur in uscita dalla vita politica: la cancelliera Merkel. Con lui, l’Ue ha dovuto superare quella ‘linea rossa’ che ancora la separa dai talebani in Afghanistan: anche lì si pone il problema di doverci avere a che fare per assicurare che gli aiuti umanitari vadano a buon fine, senza però trasformare il governo di Kabul in un interlocutore stabile. Come si fa?

Il rischio è dietro l’angolo. Lo scivolone è dettato dallo stato di necessità, che ogni autocrate pare riesca a creare ai danni dell’Ue. La decisione di ‘sparare’ migranti al confine con la Polonia soprattutto, dopo averli raccolti a Minsk con un lavoro certosino di viaggi organizzati dai paesi del medio oriente, ha consentito a Lukashenko di conquistarsi un posto a tavola nei negoziati con l’Ue, per il tramite di Merkel che anche ieri si è intrattenuta al telefono con lui per cercare di risolvere la crisi.

Nel giro di una settimana, in pratica da quando è scoppiata la crisi, la cancelliera e il leader di Minsk si sono sentiti più volte. E, a riprova di quanto la circostanza sia inedita e per certi versi straordinaria nelle relazioni tra Ue e Minsk, c’è il fatto che Merkel ha tentato in tutti i modi di evitare un dialogo diretto con Lukashenko. Prima si è rivolta a Putin, come da parte europea si è sempre fatto finora per regolare i rapporti con la Bielorussia. Ma il capo del Cremlino fin dall’inizio ha consigliato di parlare direttamente con Minsk. Un passo imbarazzante per l’Unione, che Merkel alla fine ha dovuto compiere: è il prezzo da pagare per tentare di liberare i migranti intrappolati al confine dalla morsa del gelo, rimpatriarli, cercare di costruire le condizioni affinché non accada più.

Ecco, ma Lukashenko ha ottenuto quello che voleva: sarà anche per il solito tramite di Putin, ma adesso è lui l’interlocutore per la gestione della crisi che lui stesso ha provocato. Non è un riconoscimento politico, sottolineano da Bruxelles e da Berlino, attenti alla forma, visto che la sostanza parla da sé e ha già provocato la reazione del premier polacco Mateusz Morawiecki che accusa Merkel di semi-connivenza col nemico. “In questa crisi, nessuna decisione può essere presa sopra le nostre teste”, denuncia il leader del Pis stamattina, agitando sospetti sui contatti tra la cancelliera e Lukashenko. Berlino “dovrebbe sospendere il gasdotto Nord Stream 2 dalla Russia”, rincara Morawiecki.

Il punto è che ora a Bruxelles sono costretti a ‘difendersi’ dalle affermazioni che le autorità rilasciano a Minsk, dove ormai parlano di “negoziati” in corso con l’Unione Europea. “Solo discussioni tecniche”, precisano invece dalla Commissione, sottolineando che si tratta di gestire i rimpatri dei migranti con l’aiuto delle agenzie dell’Onu, in particolare l’Alto Commissariato per i Rifugiati (Unhcr) e l’Organizzazione Internazionale per i migranti (Oim). “Non c’è altro sul tavolo - ribadiscono da Palazzo Berlaymont - e non è cambiato nulla sulle sanzioni”. Certo, solo che la lista delle personalità e delle entità bielorusse che verranno sottoposte alle sanzioni decise lunedì scorso dal Consiglio dei ministri Esteri dell’Ue deve ancora essere compilata. “Manca l’accordo finale tra gli Stati”, dice un portavoce della Commissione.

Da qui il sospetto, non solo in Polonia ma anche in Lituania, che proprio quella lista possa essere oggetto di trattativa tra Merkel e Lukashenko. Per ora è solo un sospetto, che però agita le diplomazie europee, soprattutto tra gli Stati dell’ex Unione Sovietica e Berlino. Il tutto naturalmente sbatte a Bruxelles, dove i media dell’est Europa si interrogano su quando, dove e chi abbia dato mandato alla cancelliera tedesca per trattare con Lukashenko. “I contatti tra la Commissione e gli Stati membri sono costanti”, rispondono non senza una punta di imbarazzo a Palazzo Berlaymont.

Per ora, il ‘dialogo’ con Lukashenko è riuscito a produrre i primi rimpatri (oggi i primi voli per Baghdad) e anche l’allestimento da parte delle autorità bielorusse di centri per ospitare i migranti, da un paio di notti finalmente al coperto. Ma quanto avvenuto è la dimostrazione che di fronte a chi non si fa scrupolo di usare ogni mezzo per imporsi, di fronte a chi arriva addirittura a usare le persone come armi verso l’obiettivo, l’Unione Europea con le sue democrazie liberali è nuda, costretta a piegarsi all’interlocuzione col ‘nemico’, fedele alle ragioni della diplomazia, unica via possibile anche se nell’immediato non paga nei rapporti di forza.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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