Da Salman Rushdie e Riccardo Muti: chi resiste ai guardiani del nuovo oscurantismo

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Una buona notizia, anzi due: se anche persone miti, intellettuali moderati e comunque poco inclini all’agonismo ideologico e refrattari allo scontro come Salman Rushdie e Riccardo Muti, allora, forse, speriamo, il predominio finora indisturbato dei pasdaran del nuovo oscurantismo comincia a scricchiolare, e la nuova, intollerante polizia del pensiero troverà sacche di opposizione e di resistenza sinora non previste.

Rushdie, più di trent’anni fa inseguito dalla fatwa lanciata dall’ayatollah Khomeini e braccato da stuoli di fanatici fondamentalisti, ha finito di scrivere un libro, “Languages of Truth”, in cui scrive: “Sento che il vecchio apparato religioso della blasfemia, dell’Inquisizione, dell’anatema, tutto questo potrebbe essere sulla via del ritorno sotto forma laica”. E ancora, ne scrive Giulio Meotti sul “Foglio”: “Sostengo che un a società aperta debba consentire l’opinione che alcuni membri di quella società possono trovare spiacevoli; altrimenti, se accettiamo di censurare i sentimenti sgradevoli, entriamo nel problema di chi dovrebbe avere il potere di censura. Chi ci proteggerà dai guardiani”. Concetti chiari, che fino a poco sembravano scontati dentro un orizzonte di rifiuto liberale della censura, del bavaglio alle idee, della messa a bando del dissenso. Ma ora, chiari non lo sono più.

E anche Riccardo Muti, in una bella intervista ad Aldo Cazzullo del “Corriere”, sembra oramai preso dalla stessa insofferenza per l’avanzare imperioso e arrogante del Regno della Stupidità Universale: “Con il Metoo, Da Ponte e Mozart finirebbero in galera. Definiscono Bach, Beethoven, Schubert ‘musica colonialista’. Come si fa?”. Segnali di non rassegnazione. La nuova polizia del pensiero e del linguaggio è costretta a fare più fatica: il suo dominio non è più co...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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