Da San Nicola a Santa Claus, l'eterna disputa sul vescovo di Myra

Giuseppe Didonna
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AGI - Tutti sono abituati a considerare Babbo Natale come un anziano omaccione barbuto che arriva dal nord, sulla tipica slitta trainata da renne, circondato da un panorama di foreste e montagne innevate. In realtà Babbo Natale, o Santa Claus che dir si voglia, corrisponde alla figura di San Nicola, nato a Patara di Licia nel 270 d.C., a pochi chilometri da una delle più belle (e frequentate) spiagge della Turchia.

San Nicola divenne il vescovo greco della città di Myra, oggi Demre, anch'essa località della costa turca, vicina alla ben nota Antalya. Al di là delle numerose leggende che ne circondano la figura, San Nicola si distinse durante il proprio vescovado per opere a favore dei poveri e per piccoli doni elargiti ai bambini delle famiglie piu' indigenti. Era amatissimo dalla gente, a cui rimase vicino fino alla sua morte, che si ritiene sia avvenuta nel 343 d.C.

Il santo fu sepolto nella cripta della cattedrale di Myra, i cui affreschi costituiscono ancora oggi un'attrazione per i molti turisti in visita ogni anno nella città di Demre. Qui rimase fino al 1087, quando l'assedio delle truppe musulmane alla città fa scattare una corsa tra Bari e Venezia per accaparrarsi le preziose reliquie del santo. E qui si sprecano gli episodi ancora oggi avvolti da misteri e le dispute senza fine.

Si era agli inizi dell'anno Mille quando una ciurma di 72 marinai partiti dal porto di Bari, mentre si trova ad Antiochia, oggi Antakya, nell'estremo sud della Turchia, viene a conoscenza dell'ubicazione dei resti del santo. Notizia arrivata però anche alle orecchie di una ciurma di veneziani. I baresi precedono i veneziani, in un'epoca in cui la “corsa alle reliquie” era una questione di onore, prestigio e supremazia sia commerciale che religiosa.

I baresi superano le resistenze dei monaci bizantini, sfondano la cripta da dove prelevano tutto il possibile prima di fuggire in fretta e furia sulle loro galere, rincorsi dalla rabbia degli abitanti. Ai marinai veneziani essere preceduti da qualcun altro dovette bruciare parecchio; a confermarlo il manoscritto di un monaco nella biblioteca marciana, che racconta di una scorribanda avvenuta dopo quella dei baresi e conclusa con i marinai che rientrano trionfanti nel porto della Serenissima portando le ossa di tre santi, tra le quali appunto “San Nicola Magno”. 

La disputa relativa alla doppia traslazione non ha cessato di appassionare studiosi e fedeli, tanto che tra il 1953 a Bari e il 1992 a Venezia, furono eseguite analisi sulle spoglie custodite nelle due città da parte dell'anatomopatologo Luigi Martino, dell'Università dì Bari. Martino decretò la “compatibilità” tra le reliquie del santo custodite nelle due estremità dell'Adriatico. In pratica, i baresi avrebbero preso cranio, spalle e altre parti del santo, sottratte in fretta dalla cripta, lasciando i resti del corpo ai veneziani, arrivati molto dopo.  

Una conclusione che mette d'accordo tutti e nessuno. Ma la disputa si è arricchita di un nuovo capitolo quando tre anni fa l'archeologo turco Cemil Karabayram ha annunciato  che la vera cripta è intatta, che le ossa del Santo che sarebbero rimaste in Turchia, dove gli scavi hanno riportato alla luce  un tempio tra le fondamenta della chiesa dedicata al santo. “Abbiamo analizzato tutti i documenti scritti tra il 1942 e il 1966 e abbiamo ragione di pensare che baresi e veneziani abbiano rubato le ossa di un altro prete, mentre quelle del santo si trovano in una cripta più nascosta”.  

Servirà del tempo a verificare la versione di Karabayram perché la nuova cripta e ancora inaccessibile e per l'apertura è necessario  “rimuovere le pietre e salvare gli affreschi sulle pareti”.  Operazioni che potrebbero richiedere tempo, prima che il sipario cali su una storia apparentemente senza fine: adesso la palla è passata a otto accademici turchi, incaricati di far calare il sipario su una vicenda durata quasi mille anni, grazie a tecnologie moderne,come scan Ct e geo radar. Potrebbero scrivere la parola fine, dopo quasi mille anni, o aggiungere una nuova rivendicazione che, al contrario, renderebbe eterna la disputa sulle spoglie del Santo di Myra.