Da Torino al Kuwait nel nome del Cibo italiano

Susanna Graziano
Susanna Graziano

Una bella storia di imprenditoria italiana all’estero, di intraprendenza giovanile e di coraggio nell’esplorare nuovi territori. A raccontarcela è Susanna Graziano, 33 anni, genovese, per più di dieci anni torinese d’adozione, dopo due parentesi in Irlanda e Spagna. Arrivata in Kuwait quindici mesi fa, parallelamente alla sua attività come docente di lingua inglese presso un college australiano ha dato vita a un progetto legato alla gastronomia italiana di qualità chiamato Cibo.

Prima di partire per il Golfo Persico, Susanna – che oltre a essere bilingue italiano/inglese, parla anche spagnolo, francese, catalano ed è alle prese con l’arabo – lavorava all’ufficio relazioni internazionali alla Scuola di Management ed Economia dell’Università degli Studi di Torino, occupandosi dei rapporti con università estere e organizzazione e accoglienza dei visiting professor, era docente di inglese al Master in Management della business school ESCP e docente di inglese e tutor relazioni internazionali presso Camplus Lingotto, un collegio d’eccellenza della Fondazione Falciola. Ma in passato si era anche occupata di degustazioni, tour culturali ed enogastronomici, ponendo il seme di ciò che è germogliato in questi mesi, con un progetto tutto suo: Cibo.

Sei partita da più di un anno per il Kuwait. Com’è cominciata questa avventura in Medio Oriente?

"Ho organizzato alcune visite e incontri per una delegazione proveniente da un college kuwaitiano. Dopo aver passato una giornata con loro, mi è stato chiesto se fossi interessata a trasferirmi in Kuwait e lavorare come docente presso il loro college. Dopo alcuni mesi mi è arrivata una proposta di lavoro a tempo indeterminato. Pur amando tutti i lavori che facevo non potevo rifiutare. In Italia avevo solo lavori a tempo parziale e a tempo determinato, facevo fatica ad arrivare a fine mese e a pensare al futuro. Prendere una decisione, dopo averne discusso con il mio compagno, è stato abbastanza veloce. Dopo un primo periodo di assestamento in Kuwait, ho cominciato a guardarmi intorno e a pensare come sfruttare al meglio questa opportunità. Mi sono iscritta ad un MA, ho continuato con la formazione e l’aggiornamento professionale, e ho iniziato ad esplorare il mercato, cercando una nicchia che potesse  permettermi di coltivare la mia creatività e promuovere cibo sano e locale in un contesto molto ricco di fast food".

Come ti sei preparata alla partenza? Quali sono state le tappe preliminari quando eri ancora in Italia?

"Prima di partire ho iniziato a studiare arabo per aver qualche base prima della partenza. Mi sono informata sulla storia del Kuwait, i recenti sviluppi legati al petrolio e la situazione geopolitica in quella parte del mondo. Ho letto blog e articoli relativi alla vita degli expat in Kuwait, partecipando a discussioni su stili di vita, costi e consigli dati da chi già viveva lì. E’ stato facile reperire informazioni. Il college mi ha anche inviato una guida dettagliata su usi e costumi. E’ stato un ottimo punto di partenza. Dopo aver terminato gli adempimenti burocratici, ho organizzato il trasloco, messo i miei libri in un deposito, passato del tempo con i miei cari e sono partita".

Quali sono gli adempimenti burocratici che attendono chi vuole vivere e lavorare in Kuwait?

"Il visto turistico per i cittadini italiani si può richiedere in aeroporto. Il visto lavorativo è più complicato e prevede la legalizzazione dei titoli di studio in ambasciata kuwaitiana, una serie di adempimenti burocratici a carico del datore di lavoro, esami medici. Di solito, un membro dello staff si occupa della parte burocratica e ti accompagna a fare gli esami medici o a richiedere il visto. Dopo aver ricevuto il visto lavorativo, il datore di lavoro si occupa della richiesta del civil ID, la carta d’identità locale".

Quali lavori hai svolto e quali sono le condizioni per un lavoratore straniero che arrivi in Kuwait?

"Al momento lavoro come docente di lingua inglese in un college australiano. Oltre allo stipendio commisurato alla formazione ed esperienza professionale, mi viene pagato il viaggio di ritorno a casa una volta l’anno, viene fornito un contributo economico per l’affitto e viene inoltre pagata un’assicurazione sanitaria integrativa. Va precisato che il costo della vita è molto elevato. In ogni caso, vista la mancanza di luoghi ricreativi come li intendiamo noi e la relativa scarsità di eventi, si riesce a risparmiare. Le condizioni lavorative ovviamente variano in base al datore di lavoro. Vale però la pena informarsi bene rispetto alla tipologia di assicurazione offerta e relativa copertura, il contributo per l’affitto (gli affitti sono molto cari e questo non è un aspetto da sottovalutare) e l’assistenza per il visto, la zona in cui si andrà ad abitare e il costo della vita".

Esistono incentivi da parte di istituzioni o di privati per lo sviluppo di attività da parte di cittadini stranieri?

"Non ne sono a conoscenza".

Quali sono state le principali difficoltà nell’adattarsi a una cultura differente come quella araba? E quali, invece, gli aspetti positivi di questo cambiamento di vita?

"Non è stato difficile, anche perché oltre ad aver ricevuto informazioni dettagliate su usi e costumi, mi sono subito recata ad un centro interculturale per imparare la lingua, conoscere persone ed inserirmi. I colleghi sono  molto aperti ed accoglienti e mi hanno aiutata da subito. Essere sensibili e aperti alla diversità fa parte del mio carattere. Come docente devo fare attenzione ad una serie di elementi di cui discuterei apertamente in Italia, ma in generale non trovo particolari difficoltà. In Kuwait ho trovato sia situazioni molto tradizionaliste che più moderne. E’ necessario adattarsi senza dare mai nulla per scontato, per evitare imbarazzi o offendere qualcuno. Per me è un territorio nuovo e da scoprire. Ho trovato, in generale, persone molto gentili e disponibili e un contesto multi-culturale. Ho dovuto inoltre imparare a trattare sui prezzi, con esiti a volte imprevedibili. Assaggiare cibi e ingredienti che non conoscevo è una delle parti che preferisco, così come passare il mio tempo libero con amici kuwaitiani e non e le loro famiglie. I miei colleghi vengono dall’Australia, dal Regno Unito, dal Sudafrica, dal Libano, dalla Siria, dalla Grecia. Si impara qualcosa ogni giorno".

Quali sono le specialità italiane che proponi? Come viene accolto il nostro cibo dai kuwaitiani?

"I Kuwaitiani amano molto l’Italia e gli italiani. Ci sono già diversi ristoratori che propongono cibo italiano o italo-americano, così ho deciso di puntare su specialità meno note e anche antiche della gastronomia italiana. Uso ingredienti il più possibile locali e ricette che ho raccolto negli anni. L’ideazione del progetto Cibo Kuwait è partita quando in un centro interculturale che frequentavo per seguire lezioni di arabo mi è stato chiesto di condurre una serata dedicata alla gastronomia italiana. Il pubblico era molto partecipe e la Kuwait TV ha trovato interessante l’argomento e mi ha intervistato. Durante l’evento, una sessantina di locali hanno assaggiato una serie di specialità italiane halal (senza vino o derivati del maiale) cucinate con ingredienti locali e non. Ho iniziato così, poi cucinando per alcuni amici e, gradualmente, mi sono trovata a cucinare e a organizzare delle cene più complesse. Due italiani mi stanno aiutando in questa impresa. Il mio business partner, Francesco Gallo, mi ha aiutato a valutare strategie, costi ed opportunità.  Il logo e la grafica del mio sito www.cibokuwait.com sono a cura dell’architetto Paolo Acone".

Ti stai occupando anche di un progetto di farmers market, ci puoi spiegare di che cosa si tratta?

"Sono stata selezionata come vendor per un farmers market chiamato Shakshooka. Venderò pasta fresca fatta a mano, specialità liguri e piemontesi. Tutto rigorosamente fatto a mano, con ingredienti di alta qualità, il più possibile biologici e locali. Shakshooka rappresenta un concetto molto interessante e rivoluzionario di popup farmers market per il Kuwait, ideato dallo chef Maryam Al Nusif. Il farmers market Shakshooka è un mercato pop-up itinerante settimanale. La location cambia ogni settimana e rimane segreta fino al giorno stesso. I “makers” offrono un ampio assortimento di prodotti di alta qualità, a partire da pane e cibi artigianali, marmellate, salse, creazioni fatte a mano, saponi e creme a base di ingredienti naturali, prodotti upcycled e, a seconda della stagione, frutta e verdura biologica locale. Shakshooka vuole essere una piattaforma che incoraggia e sostiene l’imprenditorialità e l’artigianato, e intende elevare gli standard culinari in Kuwait, promuovendo l’importanza della relazione tra “maker” e “buyer”. L’11 di novembre ci sarà una presentazione della nostra collaborazione nel centro interculturale Ties Center. Il titolo dell’incontro è Italy's Ancient Foods Reach Kuwait's Shakshooka Market. Presenterò una serie di specialità della cucina italiana meno note al pubblico kuwaitiano, spiegandone la storia e la preparazione".

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