Da Vasco Rossi a Ultimo e Sfera Ebbasta, tutte le recensioni delle nuove uscite

·9 minuto per la lettura

AGI - Settimana di uscite di grandi big, da Vasco Rossi che propone un pezzo maturo ma in totale stile vascorossiano; a Ultimo, che prova a far fare un salto alla propria musica lungo vent'anni e dentro la sua solita ballad ci infila dei riferimenti rap che lasciano alquanto spiazzati. Male Sfera Ebbasta, che piano piano si sta facendo superare dalla storia che lui stesso ha fatto; molto bene invece gli Oliver Onions insieme a Tommaso Paradiso, il disco di Nino D'Angelo e quello della vincitrice di X-Factor 2019 Sofia Tornambene. L'album più bello della settimana è certamente quello di chiello, una chicca l'esordio di Samia.

Vasco Rossi – “Siamo qui”

Una fotografia impietosa, ben strutturata, malinconica, da parte di un artista che sta evidentemente (finalmente?) attingendo alla propria maturità. Il brano in sé non è da strapparsi i capelli, ma Vasco, forse proprio in virtù dell'essere Vasco, una figura intoccabile ai confini della mitologia che arriva sempre in largo anticipo rispetto alla musica che produce, condizionando inevitabilmente il giudizio di pubblico e critica, ha la straordinaria capacità di comporre versi che sanno sempre di definitivo, forse perché sempre particolarmente semplici e diretti. Questa è ed è sempre stata la sua forza, il segreto del successo di chi, penna in mano, sta anni luce indietro a tutti gli altri grandi della storia del nostro cantautorato, ma poi comunque riesce a rappresentare, molto più di tutti gli altri grandi della storia del nostro cantautorato messi insieme, qualcosa di profondo e allo stesso tempo accessibile per un largo pubblico che nella musica cerca qualcosa di, appunto, profondo ma accessibile; anche se quando parliamo di “profondo” riferendoci a Vasco Rossi, in tutta onestà, ci viene in mente più una pozzanghera che la Fossa delle Marianne, ma per molti rappresenta un ottimo compromesso per stuzzicare la propria sensibilità senza vergogna. E allora va benissimo così, nessuno ha torto.

 

Ultimo – “Niente”

Ultimo ha certamente un gran talento nel costruire brani con uno scheletro d'acciaio, inattaccabile, per questo non si potrebbe mai sostenere la “bruttezza” di una sua qualsiasi canzone. Il problema, se vogliamo considerarlo un problema e non è detto, semmai sta nei contenuti, sempre piuttosto sempliciotti, in sonorità che si ripetono in maniera costante, in brani che si assomigliano un po' tutti e non perché all'ombra dello stesso stile ma per l'incapacità di andare oltre, osare, all'inseguimento di un orizzonte che in musica si fa sempre più lontano. Ma non è detto che lo si voglia fare e, bisogna dirlo, se le canzoni di Ultimo funzionano è perché risultano sempre assolutamente oneste. Certo, questa è un'ottima ricetta per arrivare dove Ultimo può arrivare, ovvero ad una generazione di giovanissimi ascoltatori che hanno bisogno di qualcuno che gli presti le parole per tradurre i propri sentimenti, fisiologicamente semplici. Anzi, in questa “Niente”, efficace lettera d'addio ad una ragazza dinanzi alla quale si trova disarmato nel non amare più, Ultimo ad una certa inizia praticamente a rappare, facendo così un salto cronologico che lo porta dal primo decennio del 2000, dove sta di casa la sua musica, quasi ai giorni nostri. Ben arrivato.

Sfera Ebbasta – “Uhlala” / “Triste” (feat. Feid)

“Famoso”, l'ultimo disco di Sfera Ebbasta che quest'oggi si arricchisce, si fa per dire, di queste altre due perle, nonostante i numeri che si potrebbero sciorinare, è un disco fallimentare. Il piano era la conquista del mercato straniero, senza pietà, attraverso featuring con grossi nomi della discografia internazionale, il che chiaramente funziona finchè resta viva la curiosità, nel largo pubblico che segue quei suddetti grossi nomi, di ascoltare nuovi lavori. Normale insomma che se proponi una collaborazione con J Balvin, negli ultimi anni uno dei nomi più cliccati su Spotify nel mondo, anche fosse un rutto, i tuoi ascolti schizzano alle stelle, ma se la musica non è valida poi tutto si sgonfia tristemente accompagnato dall'intramontabile “Uah uah uah uaaahhh”. Sfera Ebbasta ha il merito di essere stato tra i primi a proporre al mercato la famigerata trap, che però nel frattempo si è rivoluzionata, diventando altro, qualcosa di meno intransigente rispetto all'inarrivabile bruttura e superficialità degli esordi, più influenzabile, più migliorabile. Il trapper di Cinisello Balsamo invece è rimasto lì dove è partito, dimostrando una preparazione come musicista inversamente proporzionale alle proprie intuizioni come comunicatore di una certa cultura della quale è considerato, perché no?, a ben ragione, il “king”. Infatti in questo “Famoso” arriva perfino a snaturarsi nell'affannoso inseguimento del trend del momento, rimanendo comunque incastrato in quelle fiacche spacconerie di provincia. La trap va rispettata, come genere musicale e come cultura pop giovanile, ed è un rispetto che si è guadagnata sul campo, raffinandosi, impreziosendosi, grazie al lavoro di professionisti, alcuni giovanissimi, molto seri. Sfera Ebbasta, spiace, ma è sempre più la figurina di se stesso, non ci stupiremmo granché se tra vent'anni ce lo ritrovassimo personaggio televisivo, in gara al Grande Fratello Vip, invecchiato e vestito così come oggi, come un Malgioglio qualunque, incapace di uscire dai propri panni. Ecco, “Uhlala” e “Triste” proseguono sulla stessa scia di “Famoso”, ci siamo già dimenticati degli altri pezzi che compongono il disco e ci dimenticheremo anche di questi.

Oliver Onions feat. Tommaso Paradiso – “Orzowei”

Mancano un po' quei rabbiosi tocchi di chitarra, così meravigliosamente spiccioli, sostituiti da un funzionale beat sommesso e moderno, ma questa nuova versione di “Orzowei”, sigla dell'omonima miniserie anni '70 a cura dei mitici Oliver Onions, tra i più sottovalutati orgogli nazionali, è eccellente. Palese il divertimento di Tommaso Paradiso nel partecipare al progetto, perché la sua è una passione, no meglio, una nostalgia, del tutto autentica per quel genere di prodotto pop. Bravissimi.

Nino D'Angelo – “Il poeta che non sa parlare”

Disco estremamente raffinato, una carezza per le orecchie, un'interpretazione magistrale da parte di Nino D'Angelo, già da molti anni, nell'indifferenza generale, diventato autore vero, non un semplice santino neomelodico.

Sofia Tornambene – “Dance Mania: Stereo Love”

 Avendo clamorosamente fallito il post vittoria di X-Factor, compromesso, è chiaro, anche dall'esplosione di una pandemia mondiale, che chiaramente non è il top per chi sta provando a sfondare le serrature del mondo della discografia; oggi ci ritroviamo per le mani un disco di Sofia Tornambene che proprio non ci aspettavamo da Sofia Tornambene, noi che siamo tra l'altro tra i pochi a ricordarsi chi sia Sofia Tornambene. Si tratta di una virata verso quell'elettrocantautorato, vagamente etereo e danzereccio, molto in voga nell'ultimo anno tra le giovani artiste; un disco altamente godibile che mira alla sostanza, che parrebbe rappresentare una scelta artistica sincera e decisa, che davvero cambia la prospettiva di fronte ad un progetto che, dobbiamo ammetterlo, avevamo già dato per spacciato. Certo, ora bisognerà superare qualche ingenuità nella stesura dei testi e dare una forma ben definita a questo sound, magari provando ad inventarsi qualcosa di esplosivo per la fase live, però la strada sembra quella giusta.

Chiello – “Oceano paradiso”

Il miglior disco della settimana, tra i migliori ascoltati finora in questo 2021. Per chi non lo sapesse o non se lo ricordi, chiello è un membro dei FSK Satellite, una delle realtà del mondo trap più interessanti. Questo per lui è un debutto solista ed è un debutto denso di significato; non solo perché vira verso un cantautorato estremamente moderno, ma anche perché compie questa manovra azzardata senza dimenticarsi da dove viene. Con l'aiuto di producer che hanno fatto un lavoro letteralmente eccezionale, su tutti Colombre (che è anche un cantautore favoloso) e poi Shablo, Greg Willen, Drillionaire e MACE; chiello oscilla in assoluta scioltezza tra nostalgiche ballad pop e brani che riportano in maniera più evidente alle sonorità urban. Alla fine quel che ne esce è un ritratto malinconico e preciso, etereo eppure toccante, giovane eppure complesso. Questa “Non lasciarmi cadere”, per dire, è struggente, i contenuti seppur forti vengono bilanciati da un cantato sottile, quasi arrendevole, ma allo stesso tempo ferreo, imponente. Wow.

 

Nayt – “La mia noia”

 Un viaggio interessante nella noia di un ragazzo, Nayt propone la propria personalissima soggettiva del mondo, come quando, non si sa perché, lo sguardo si imbambola su un punto a caso del muro e i pensieri partono liberi su tutto ciò che ci circonda. Ecco, molto complesso mettere tutto questo dentro un rap, eppure Nayt ci riesce e lo fa anche molto bene. Non possiamo dire di essere stupiti, si tratta di un artista con numeri straordinari, che crescendo e maturando certamente regalerà ai propri fan e a se stesso innumerevoli soddisfazioni. Intanto attendiamo con ansia il disco. Bravo. Come sempre.

Laila Al Habash – “Gelosa”

Quello di Laila Al Habash è un progetto estremamente interessante, ricco di sfumature, di intriganti guizzi di contemporaneità. La forma accattivante della sua voce stavolta si impasta nelle parole scritte insieme a Niccolò Contessa e Coez. Contessa, che è colui che in qualche modo ha acceso la miccia anni fa alla cultura musicale indie, per la produzione trova la collaborazione di Stabber e le sue sonorità più urban influiscono moltissimo nel sound che ne deriva, che si distacca notevolmente da quello del nuovo cantautorato, quella che potremmo considerare la scena dentro la quale incasellare la Al Habash; che invece, fortunatamente, felicemente, sfugge a questo marchio e ci butta sopra un cantato rotondo, quasi a metà strada tra soul, R&B e pop moderno. Forse da limare qualche spigolo nel testo, forse si poteva andare un tantinello più a fondo, ma si tratta di una canzone molto valida di un'artista molto valida.

Kaufman – “Parkour (Lato A)”

Ottimo EP, otto brani nei quali ritroviamo l'eccellente band bresciana in grande forma. Tutti i pezzi sono solidi, la scrittura ben congeniata, si nota la voglia di fare del buon pop; preciso, pulito, profondo. Felice l'incontro con DADE, uno dei migliori producer della scena pop, e con Rossella Essence, rapper particolarmente carismatica; felicissimo quello con Cimini, questa “Judo” è proprio una perla.

Samia – “Volume spento” / “Piove”

Una voce avvolgente, una coperta sul divano d'inverno, qualcosa di familiare, intimo, ad ascoltarla in cuffia quasi si percepisce il respiro del cantato dentro l'orecchio. I riferimenti sono del tutto black, al grande soul, al grande R&B degli anni '90, ma senza dimenticarsi i contenuti, la sostanza autoriale, portando tutto qui, oggi, subito, davanti ai nostri occhi. Questi sono i suoi due singoli d'esordio ma per saziarsi di questa voce ne servirebbero almeno una quarantina. Molto interessante.

Michael Venturini – “Il mondo degli adulti”

Blues cantautorale, ironico, sulla tragedia dell'invecchiamento, sul confronto impietoso con quel pezzo di vita che non tornerà più. Il tutto metterebbe una certa tristezza se non fosse che l'atteggiamento leggero con il quale Venturini si propone è talmente disincantato che quasi quasi ci viene di farci una risata. Bravissimo.

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli