DaD o sarebbe meglio chiamarla didattica digitale. Se lo strumento è nuovo è necessario innovare anche il processo di insegnamento

·4 minuto per la lettura
dad didattica digitale
dad didattica digitale

La Didattica a Distanza (DaD) da un anno a questa parte ha rivoluzionato il modo di fare lezione, ma è davvero una condanna per gli studenti della scuola dell’obbligo? DaD sì, o DaD no, questo è il dibattito abbastanza sterile a cui in questo periodo stiamo assistendo, ma è il giusto approccio?

Il vero problema è come offrire un servizio e garantire il diritto allo studio ai ragazzi, quindi, la vera domanda da porsi sarebbe: c’è la possibilità di garantire a questi ragazzi una didattica in una modalità nuova, differente?

La DaD è una tipologia di offerta didattica alternativa e, almeno per ora, sostitutiva di quella in presenza; tuttavia, la discussione nel nostro Paese è stata in modo maldestro, spostata sull’utilizzo dello strumento, senza approfondire eventuali aspetti per comprendere se tale modalità sia valida ai fini della crescita dell’apprendimento.

Secondo il Centro Studi Performance di 4 MAN Consulting, società di consulenza aziendale specializzata in performance management che fondai ormai più di 10 anni fa, circa il 47% degli studenti intervistati lamenta difficoltà nel riuscire a seguire le lezioni, il 32% un calo del rendimento. La percentuale di decremento nell’apprendimento supera il 30%.

4 MAN è esperta in metodologia didattica, eppure anche noi ci abbiamo messo del tempo per adattare i contenuti e le modalità con le quali facevamo formazione.

Sappiamo che dall’infanzia all’adolescenza, i ragazzi imparano attraverso la capacità relazionale e di emulazione rispetto all’ambiente sociale circostante. È in dubbio, quindi, che privando i ragazzi di questa parte di formazione gli stiamo portando a scontare il problema in futuro.

La DaD è uno strumento prezioso in fase emergenziale, ma se protratta nel tempo la privazione inevitabile delle relazioni porta ad un abbassamento del processo di apprendimento. Per questo motivo durante le lezioni non si possono ricevere le stesse quantità di informazioni che si ricevevano in didattica tradizionale, ma vanno studiate modalità differenti e più efficaci.

La didattica, dovrà quindi essere diluita nel tempo attraverso, ad esempio, il gamification, l’applicazione di sistemi ludici a contesti non ludici, in questo modo è possibile, all’interno della modalità didattica, mantenere alto l’aspetto relazionale e di interazione tra le persone.

Un altro interessante aspetto di cui nessuno parla, riguarda il come si sta in un’aula virtuale. È importante insegnare ai giovani ragazzi che entrano per la prima volta a scuola, i meccanismi relazionali alla base del rapporto tra insegnante e studente, seppur queste meccaniche avvengono in ambiente virtuale.

Importante, inoltre, anche insegnare loro delle regole per il rispetto dei tempi: proprio perché i tempi sono più compressi dobbiamo pensare e applicare delle modalità nuove, strategie originali, ad esempio, è possibile insegnare la Storia, attraverso uno storytelling, una metodologia nuova e divertente, si tratta di tecniche narrative che con l’ausilio di strumenti digitali sono in grado di unire diversi tipi di materiali, che possono essere testi, video o contenuti d’immagini. La Geografia sarà più divertente attraverso a viaggi virtuali, con gli strumenti informatici a nostra disposizione, è possibile coinvolgere gli studenti e portarli a scoprire il mondo comodamente seduti da casa.

Il problema è che finora abbiamo cambiato solo lo strumento, ma i processi di apprendimento sono rimasti quelli tradizionali, mentre proprio perché lo strumento è diverso va cambiata la modalità di insegnamento. Si dovrebbe parlare di didattica digitale, pensare ad una piattaforma che va ad uniformare le modalità, i contenuti, la struttura.

Questi discorsi sono molto complicati da realizzare, ma non è impossibile e, difronte alla pandemia abbiamo il dovere di rimodulare in modo efficace e veloce il sistema d’insegnamento.

Il nostro Paese, purtroppo, sconta ancora un grave divario digitale, in alcuni luoghi d’Italia la connessione veloce è un miraggio e, a volte, manca del tutto la possibilità di accedere alla rete, quindi un altro problema da affrontare sono le scarse infrastrutture telematiche del territorio.

Inoltre, come se non bastasse, abbiamo un problema di educazione digitale, l’online offre tante possibilità, ma vanno sapute cogliere trasformando la didattica e aggiornandola nei contenuti, e coltivare nei giovani un senso critico verso le tecnologie.

Infine, si parla spesso del problema della ridotta attenzione da parte degli studenti quando si trovano in Dad. Nel mio libro Time management sistema 21 minuti, ho dimostrato come bastino 21 minuti per raggiungere la peack performance, ovvero la massima prestazione di apprendimento. I docenti dovrebbero conoscere come strutturare la didattica attraverso blocchi di formazione a gruppi di 7 minuti, per portare il discente in una fase istruente, ad apprendere informazioni, una fase allenante, nella quale testa le informazioni ricevute, per arrivare alla peak performance, per capire in che modo quella informazione acquisita può essere utile anche in altri contesti.

La motivazione si basa sul sentirsi utili. I giovani difronte a questo cambiamento epocale hanno smesso di sognare o comunque sono più disillusi, ma il sogno è un aspetto importante. La modalità con la quale noi gestiamo la formazione a distanza utilizzando gli strumenti digitali, deve essere diversa, abbiamo l’obbligo morale di cambiare il corso delle cose perché questi giovani rappresentano la classe dirigente di domani.