Dad, vaccini ai giovani, obbligo vaccinale per i prof: i nodi da sciogliere prima di settembre

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(Photo: Halfpoint via Getty Images/iStockphoto)
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“La scuola italiana è in cammino. Non è che il ritorno in presenza è un problema solo del governo: tutti dobbiamo lavorare per tornare alla normalità. Io me ne sto già occupando, voglio che se ne occupino anche gli altri, voglio che lo facciamo assieme, dobbiamo insistere, condividere, sostenere il ministro per tornare ad una scuola in presenza che sia una scuola di affetti. Va fatto insieme, io ci sono ma dovete esserci anche voi”. Sono queste le parole del ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, intervenuto a La Repubblica delle Idee a Bologna. L’obiettivo è sempre quello: evitare la DAD a settembre. Per questo si punta innanzitutto sulle somministrazioni agli insegnanti. Il Commissario Figliuolo ha indicato alle Regioni di predisporre corsie preferenziali per i professori negli hub, ma sono oltre 200mila i docenti e componenti del personale scolastico che non hanno ancora ricevuto neppure una dose. E restano irrisolti altri nodi, come quello dei trasporti e delle classi pollaio.

Più difficile ancora, al momento, è decidere la linea da seguire sui vaccini ai giovani: a quali categorie e fasce d’età somministrare? Secondo quali tempi e modi? Il vaccino ai giovani è consigliabile? Potranno tornare in cattedra solo gli insegnanti vaccinati e verrà introdotto per tutti l’obbligo vaccinale? Alcune regioni, come la Puglia, si stanno già muovendo per accelerare la campagna di vaccinazione prima di settembre. Ma la corsa è appena cominciata.

L’Ordine dei Medici: “Con la variante Delta, vaccinare i giovani prima che ricominci la scuola”

Proprio perché le varianti fanno così paura bisogna agire in fretta prima di settembre. A chiedere un’accelerazione della campagna vaccinale dei più giovani in vista delle riaperture delle scuole è il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici, Filippo Anelli, il quale ha spiegato che se “finora poteva essere anche accettato un atteggiamento di prudenza” e “si poteva in qualche maniera pensare di aspettare e vedere l’evoluzione”, il quadro epidemiologico, con la variante Delta che ormai causa il 22 per cento dei contagi, che “abbiamo di fronte porta in qualche maniera come consiglio di affrettarsi a fare la vaccinazione prima dell’inizio della scuola”.

La “maggiore preoccupazione” della Fnomceo, spiega Anelli, è la ripresa scolastica – con mascherine e distanziamento come indicato dal Cts – perché “come tutte le attività di comunità, quindi anche quelle scolastiche, il rischio che si possano instaurare dei focolai è molto alto e con la variante Delta diventa oggetto di una particolare preoccupazione”. E aggiunge: “Decidere insieme al proprio medico è la pratica prudenziale maggiore. Sui ragazzi c’è stata una doverosa preoccupazione da parte dei genitori. Nella fascia dai 12 anni le conseguenze di un Covid non sono drammatiche. Quelle drammatiche sono dai 50 anni in su”. L’andamento epidemiologico a fine di maggio sembrava indicare che “andavamo verso una stagione di tranquillità” ma la variante Delta – afferma Anelli – “rimette in moto un processo di preoccupazione” perché “si possono ripetere dei focolai come è successo nell’autunno scorso quando si sono anche riscontrati a scuola e poi hanno dilagato in famiglia”. E oltretutto, specifica, “non sappiamo la variante Delta quali effetti potrà avere anche sulle giovani generazioni”. In questo quadro il rapporto costo- beneficio è “assolutamente a favore del vaccino” e “mi pare che sia doveroso consigliare” di farlo.

Le regioni non perdono tempo. “La vera campagna per gli under 18 partirà il 23 agosto”: l’annuncio di Lopalco in Puglia

La Puglia non vuole perdere tempo. “A giugno, come da indicazioni del commissario Figliuolo, abbiamo aperto le vaccinazioni ai più giovani attraverso le prenotazioni pensando soprattutto ai ragazzini in partenza per una vacanza studio, ai maturandi, a chi viaggia con i genitori. Ma la vera campagna per gli under 18 partirà il 23 agosto”, afferma l’assessore alla Sanità della Regione Puglia Pier Luigi Lopalco in un’intervista a ‘La Repubblica’.

Quale tecnica verrà utilizzata per garantire la vaccinazione a tutti? “Useremo lo stesso meccanismo già sperimentato con i maturandi: saranno gli uffici scolastici regionale e provinciali e gli istituti a inviare gli elenchi dei ragazzi da vaccinare scuola per scuola, li divideremo per intere classi e li smisteremo negli hub per zone - spiega - per i maturandi ha funzionato bene e, come si dice, schema che vince non si cambia. Da noi la campanella suonerà il 20 settembre, per questo è importante iniziare il 23 agosto: dovremo vaccinare poco più di 200 mila ragazzi, c’è tempo per fare anche buona parte dei richiami a 21 giorni”.

E sulla possibilità di riaprire l’anno scolastico in DAD l’assessore precisa: “Escludo che si ripetano i timori dello scorso anno perché quasi tutti gli operatori scolastici sono stati vaccinati”. “Abbiamo avuto il 94% di adesioni tra prof e personale e se, come spero, non avremo difficoltà di approvvigionamento delle dosi, anche i nostri ragazzi potranno entrare in classe già vaccinati e staremo tranquilli sulla scuola in presenza”, conclude.

Intanto sull’accelerazione della campagna vaccinale Francesco Figliuolo assicura: “Sto scrivendo a tutte le Regioni per incentivare con ogni mezzo quella parte di operatori scolastici che ancora mancano”. “Nel caso della Regione Lazio, siamo al 99,8%, abbiamo raggiunto la massima copertura possibile”, sottolinea. “Però ci sono ancora 8 o 9 regioni che sono sotto l’80%. Quindi si deve cercare di fare di più, cercando di far capire a tutti gli operatori scolastici l’importanza non solo per loro stessi ma anche per la collettività. E questo per riaprire a settembre le scuole in sicurezza e magari con meno vincoli possibili”.

No alla DAD

La didattica a distanza a settembre è un’ipotesi che la politica da più parti esclude. Per i deputati di Fratelli d’Italia Paola Frassinetti, vicepresidente della commissione cultura della Camera e responsabile dipartimento istruzione FdI e Ella Bucalo, responsabile Scuola, è necessario non ripetere gli errori dello scorso anno. “Siamo molto preoccupati perché temiamo che anche quest’anno non ci siano interventi efficaci e tempestivi, queste settimane sono fondamentali per la riapertura regolare del prossimo anno scolastico. Già il grido d’allarme è stato lanciato dai dirigenti scolastici e dai genitori che a ragione lamentano che in questo anno e mezzo poco sia stato fatto per risolvere i problemi e poter evitare la DAD. Installare i sistemi di areazione, effettuare il tracciamento, eliminare le classi affollate, individuare nuovi spazi e garantire un servizio di trasporto pubblico adeguato sono le azioni prioritarie da mettere subito in atto. Quest’anno poi c’è la vaccinazione e la situazione è critica perché mancano all’appello ben 200mila lavoratori del comparto scolastico”.

Anche Rosa Maria Di Giorgi, capogruppo Pd in Commissione Cultura, è contro la DAD: “Dopo due anni scolastici falcidiati dal Covid, il ritorno della didattica in presenza è un appuntamento che non possiamo assolutamente mancare. In questi mesi abbiamo potuto sperimentare come un uso prolungato della DAD determini danni pesanti sia sotto il profilo dell’apprendimento, che della socialità. Senza dimenticare l’aumento delle diseguaglianze e il carico sociale che grava soprattutto sulle famiglie in maggiore difficoltà”. Gli interventi da fare sono ancora tanti: “Sottoscrivo l’appello del ministro Bianchi affinché il Cts aggiorni i protocolli, anche a seguito delle risultanze della campagna vaccinale - conclude Di Giorgi - Insomma, ciascuno faccia la sua parte, ma sarebbe imperdonabile se a settembre ci trovassimo nuovamente a dover fare i conti con un ricorso a quella didattica a distanza che ha già mostrato tutti i suoi limiti in questo triste periodo pandemico”.

Obbligo vaccinale per gli insegnanti: sì o no?

A settembre potranno tornare in cattedra solo gli insegnanti vaccinati? Qual è la posizione del Governo a proposito, dal momento che attualmente non tutto il personale scolastico risulta vaccinato? Il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri, intervenuto alla trasmissione ‘L’Italia s’è desta’, su Radio Cusano Campus sottolinea di essere ‘assolutamente’ contrario all’obbligo vaccinale, ma afferma che “serve sensibilizzazione. Dobbiamo arrivare con un 80% della popolazione vaccinata prima dell’autunno″. “Il problema della scuola, per quanto tu possa fare una strategia, rimane un punto interrogativo perché bisognerà vedere quale sarà la circolazione del virus a settembre e se ci sarà un’altra variante. L’unica cosa che si può prevedere è quanti saranno i vaccinati, dobbiamo spingere alla vaccinazione insegnanti e studenti. L’obiettivo è fare lezioni frontali, mascherine e distanza rimarranno capisaldi”.

La resistenza nella popolazione scolastica è ancora tanta. “Purtroppo - ha aggiunto - vedo tanta resistenza nella popolazione scolastica, soprattutto nella fascia 12-15, con i genitori che hanno legittimamente dei dubbi. Il nostro dovere è fare campagne di informazione migliori e costanti per far capire la bontà delle vaccinazioni e soprattutto che è oggi il momento di vaccinarsi perché settembre è alle porte”.

Anche il governatore della Regione Sicilia, Nello Musumeci, in un’intervista a ‘Il Corriere della Sera’, chiede una posizione chiara da Roma: “Il vaccino non è un obbligo in Italia, come sappiamo. Ma io penso che chi ha contatti con gli alunni dovrebbe essere vaccinato per poter lavorare. Naturalmente non è materia di mia competenza. Mi auguro che da Roma arrivi presto una posizione chiara”.

In Sicilia il personale vaccinato è il 70%: “C’è stata una diffidenza umanamente comprensibile rispetto al vaccino AstraZeneca inizialmente somministrato proprio alla categoria del personale scolastico. Ma crediamo si debba superarla e con il mio assessore all’Istruzione, Roberto Lagalla, abbiamo immaginato di presidiare ogni istituto scolastico con delle unità operative mobili che individueranno, con il coinvolgimento dei dirigenti, chi ancora non ha ritenuto di vaccinarsi. Una riluttanza, voglio dirlo, che considero ingiustificata e ingiustificabile, visto il contatto che l’attività scolastica impone”.

ANDIS (Presidi) pessimista: “Sul nuovo anno si naviga al buio”

Ci sono ancora diversi nodi che la scuola deve risolvere prima di garantire lezioni in presenza. Oltre a quello dei vaccini, bisognerà occuparsi anche delle cosiddette “classi pollaio” e dei trasporti. In più, c’è la questione dell’organico. Per questo Paolino Marotta, presidente di Andis (Associazione Nazionale Dirigenti Scolastici) è pessimista: “Vogliamo credere al Ministro Bianchi, al quale va riconosciuto impegno e passione per la mole di lavoro che sta sviluppando, quando dice che a settembre riapriremo tutti in presenza, ma ci permettiamo di osservare che per un traguardo così ambizioso occorrono interventi concreti da parte dei diversi Dicasteri e soprattutto occorre rispettare i tempi”. Così in una nota Paolino Marotta, presidente di Andis (Associazione Nazionale Dirigenti Scolastici). E prosegue: “Mancano all’appello circa 200mila docenti, al netto dei posti accantonati per i concorsi straordinari, Stem e per le immissioni da Gae. Nulla si sa dell’organico Covid: dopo il monitoraggio effettuato presso le scuole a luglio dello scorso anno, il Ministero non ha ancora fatto conoscere come intende affrontare per il prossimo le situazioni di classi numerose con spazi ridotti”.

Non va meglio per quanto riguarda le vaccinazioni: “Circa 200mila insegnanti non hanno ancora ricevuto il vaccino e non se ne conoscono i motivi; soltanto il 2% degli alunni risulta vaccinato, ma sappiamo che il 20% dei contagi si verifica tra gli under 18; gli alunni del 1° ciclo per il momento non sono vaccinabili; nella fascia 12-19 anni ad oggi solo il 17,4% risulta vaccinato. A nostro parere sarebbe il caso di accelerare sulla vaccinazione degli alunni che hanno più di 12 anni e soprattutto di far funzionare finalmente i tracciamenti, che sono fondamentali per evitare altri ″stop and go″ delle attività didattiche”, osserva ancora il presidente di Andis.

“Per il problema dei trasporti . conclude - dopo gli incontri con i prefetti a Pasqua, tutto è rimasto identico e si ipotizzano di nuovo entrate e uscite scaglionate per la secondaria di 2°grado. In molte regioni i governatori ipotizzano di far slittare l’inizio delle lezioni a fine settembre, con evidenti conseguenze sulla fine dell’anno scolastico 2021-22 e sulla tempistica di scrutini finali ed esami. L’amara conclusione è che ci ritroveremo a settembre nel caos e nella differenziazione degli interventi, esattamente come un anno fa”.

Trasporti e capienza aule i nodi ancora da risolvere

Il segretario della Flc Cgil Francesco Sinopoli è convinto che non si possa più procedere per tentativi ed errori, soprattutto su questioni ormai note come trasporti e capienza classi. “Oggi il dibattito si concentra su duecento mila non vaccinati su un milione e quattrocentomila addetti, dimenticando che, soprattutto alla secondaria, i maggiori timori di contagi provengono dai trasporti”, afferma.
Il sindacato ricorda che l′86% del personale è vaccinato, “non si può concentrare il tema della sicurezza a scuola su 200 mila unità, il 14% di non vaccinati”: “Oggi è indispensabile non parlare del 14% mancante, bensì delle azioni di governo da programmare per un rientro a scuola sulla base di ciò che è realmente accaduto nelle scuole, fuori dalla retorica di “a scuola non ci si contagia”, contando sulla capacità di adattamento del personale, ignorando gli infausti effetti di chiusure localistiche di un diritto di cittadinanza universale, figlie di una deriva autonomistica di Comuni e Regioni. Oggi è finalmente il momento che il Governo Draghi e il Ministro Bianchi si assumano la responsabilità di produrre scelte motivate e razionali per riportare tutti gli alunni a scuola e per farlo è necessario partire da una sensata analisi dei dati già in loro possesso”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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